giovedì 29 maggio 2008

Il Passatore su internet ed in TV

Ricevo e volentieri pubblico la seguente e-mail che mi è stata inviata dagli organizzatori della 100 km del Passatore: "Tele1 anche quest’anno sarà in diretta dalla Piazza del Popolo di Faenza dalle ore 20,00 fino alle ore 24,00 per seguire con collegamenti ed ospiti tutta la gara dalla partenza a Firenze fino all’arrivo a Faenza.
Per chi non ricevesse l'emittente televisiva e' possibile il collegamento streaming tramite internet cliccando su www.tele1.it". Buona visione a tutti!

Il gioco più bello

Quello che mi accingo a scrivere sarà il mio ultimo post prima della 100 km del Passatore. Il tanto sospirato 31 maggio è oramai alle porte e domani si parte per Firenze. Soggiornerò in un agriturismo appena fuori dalla città e sarò in compagnia di Serena, Gian Luca (mio fratello, nonché Angelo Custode durante la gara con la bici), Gianni Lauri (amico e sponsor, nonché ex atleta e partecipante alla 100 km del Passatore nel lontano 1982), Giovanni Lollobrigida (per gli amici il Tigre, sostenitore), Franco Piccioni (quella di quest’anno sarà per lui la quinta 100 km del Passatore consecutiva) e Francesco Proietti (che tenterà di finire la sua seconda 100 km del Passatore dopo quella dello scorso anno). Inoltre, all’ultimo momento, si sono aggiunti anche Giorgio Calcaterra e Caterina Fusco insieme a due amici che porteranno con loro anche il piccolo Francesco. Devo essere sincero non so bene cosa scrivere. Potrei parlare ancora dei mille e più pensieri che affollano la mia mente in questi giorni o delle sensazioni che provano le mie gambe. Potrei descrivere di come penso possa andare la mia gara e quella degli altri. Oppure di quello che proverò mentre sarò in corsa. E di quello che penseranno e sentiranno tutti coloro che fisicamente saranno vicino a me o che lo saranno solo mentalmente. Potrei scrivere infinite cose e mille pensieri. Ma non lo farò. Mi limito solo ed esclusivamente a fare un augurio a me e a tutti coloro che come me proveranno a portare a termine questa fatica bestiale. Spero che per ognuno la soddisfazione sia massima. Che ognuno possa raggiungere il traguardo più bello. Che ognuno possa esaudire il sogno più lontano. In poche parole che a fine gara, comunque sia andata, ognuno possa tornare a casa con il massimo della felicità e della gioia. Ricordando che la 100 km del Passatore è comunque solo e soltanto un bellissimo (e faticosissimo) “gioco”.

martedì 27 maggio 2008

Correndo dietro al mio istinto

Domenica scorsa ho fatto il mio ultimo vero allenamento in vista della 100 km. L’avevo programmato già da tempo e, nonostante le non buone condizioni fisiche, non ho evitato di farlo. La speranza è che mi dia un po’ di forza in più sulla salita che conduce al passo della Colla. Per tal motivo, dopo aver fatto 6 km di riscaldamento in pianura, ho affrontato la salita che da casa porta a Campo dell’Osso. 17 km con un dislivello totale di circa 1000 m. Ancora una volta le sensazioni non sono state ottime nonostante nella settimana precedente non avessi fatto granché ed i ritmi condotti durante l’allenamento non siano stati così esagerati. Ma d’altronde la condizione è questa. Bisogna conviverci. La speranza è che sabato succeda il miracolo o, quanto meno, la situazione migliori almeno un pochettino. Se tutto dovesse rimanere così, stento a credere che le cose possano andare positivamente. Sarà una gara da correre andando dietro al mio istinto, piuttosto che a quello degli altri.

giovedì 22 maggio 2008

-10. La partenza

-10. Mancano oramai solo 10 giorni al Passatore. Oramai non ci si può più nascondere. Non con gli altri, ma con se stessi. Ogni giorno la testa va alla ricerca delle sensazioni che la accompagneranno fino alla gara. Ogni gesto è misurato in funzione di ciò e sentire le gambe in una condizione o in un’altra fa la differenza. Non poca. Arrivare alla partenza con la convinzione che tutto vada per il verso giusto è fondamentale. Ogni piccola titubanza o dubbio può essere nocivo. Deleterio. Scoraggiante. È ovvio non si può mai avere la certezza che tutto andrà così come ci suggeriscono le gambe nei giorni precedenti l’evento. Perché l’adrenalina e l’emozione possono fare la differenza. Ma l’esperienza dice che questi segnali non sono da sottovalutare. Da non tenere in considerazione. Da escludere a priori. Bisogna percepirli e conviverci, nel bene e nel male. Passano mille e più volte nella testa le sensazioni di euforia e stanchezza, di beatitudine e noia, di gioia e dolore. La fatica la riesci a sentire anche giorni prima della gara, così come il cuore che batterà forte schierato alla partenza. È incredibile. C’è un’aria strana quando si è pronti per partire per una 100 km. Quando ci si trova fianco a fianco ad attendere lo sparo dello starter. Bisognerebbe guardarsi e sentirsi da lontano. Appariremmo come un esercito colorato pronto per la battaglia. Ma stranamente con un’euforia spiazzante addosso. Se avessimo la possibilità di far tacere tutto ed ascoltare il ritmo dei cuori sarebbe come ascoltare un concerto rock. Strano. A star fermi non dovrebbe essere così, eppure. Forse si dovrebbe udire una rilassante musica classica o, al massimo, un allegro. Ma la batteria suona troppo forte ed il violino è troppo tenue per coprirla od accompagnarla. Si parla e si scherza. Si danno consigli all’amico o a colui che casualmente ti è capitato lì a fianco. Ognuno sa bene quale è il modo migliore per recitare la propria parte, ma crede e pensa che per il prossimo non sia così. Anche se ogni consiglio dato non è che un modo diverso per ricordarlo a se stessi. Per sperare che almeno stavolta non accada come sempre con l’entusiasmo iniziale che ti fa correre i primi chilometri troppo forte. Come se poi la colpa fosse la sua. Ma cosa ci vuoi fare. La preparazione è stata lunga, forse lunghissima. Così come gli allenamenti più estenuanti. Si è carichi come elastici, pronti a schizzare. Faenza ci aspetta. Ma prima di partire hai un ultimo compito. Ti giri intorno, cerchi lo sguardo dell’amico per fargli l’in bocca al lupo. Poi alzi gli occhi al cielo. Sai che li su c’è qualcuno da salutare, che ti guarda e ti protegge. Sempre. Comunque andranno le cose.

martedì 20 maggio 2008

Sapere che chi è lì è lì per te

Il Passatore è oramai alle porte. Lo si capisce da mille cose. Ma soprattutto dai mille pensieri quotidiani e dalle sensazioni. Uniche. Ho avuto modo di dirlo più volte. Lo sport fa parte di me e, paradossalmente, non mi emoziona più o lo fa in maniera molto limitata. Non soffro le gare. Non le sento. Non provo timore. Almeno così è per gran parte di esse. Non per le 100 km. Non per il Passatore. Non si può e non è giusto affrontare un impegno fisico e mentale come questo senza avere timori ed incertezze. Farlo potrebbe essere dannoso. Deleterio. Da pazzi. Il Passatore è unico anche e soprattutto per questo. Chi lo conosce lo rispetta. Bene che vada è una sfida che ti vede vincitore, ma con le ossa rotte. Per il Passatore si soffre prima durante e dopo la gara. Prima per gli allenamenti ed i timori. Durante inutile dirlo. Dopo per gli inevitabili postumi che lascia. Sono segni e tracce invisibili che rimangono scolpite in eterno sul tuo corpo e nella tua mente. Per fortuna o purtroppo. Chi lo ha provato lo conosce e lo rispetta. Chi non ha avuto il coraggio di farlo lo ammira. Chi non sente questi sentimenti non potrà mai capire. Non si può percepire e neanche immaginare cosa voglia dire arrivare a vedere nella notte buia le luci bianche della piazza di Faenza. Sapere che chi è lì è lì per te. Che comunque sia andata la gara, essere arrivati fin lì significa aver scritto una pagina bellissima della storia dello sport ed essere considerato un piccolo eroe. E la sensazione è stupenda. Paradisiaca. Eterna.

Grazie Serena

Provo a raccontare in poche righe quello che è stata la Maratona del Piceno per me. Parto dalle conclusioni. Con il famigerato senno di poi potrei dire che forse sarebbe stato meglio se fossi rimasto a casa a fare un allenamento, magari più lungo, ma anche più tranquillo. Ho avuto una conferma a quello che scontato è per tutti, o quasi, ma che nonostante tutto a volte stento a pensare. Non sono d’acciaio ed il mio fisico con gli allenamenti lunghi e lunghissimi si logora e soffre. In poche parole dopo aver fatto un lungo di 50 km il 25 aprile, un lungo di 40 km collinari il 27, la Collemar-athon il 4 maggio ed il lunghissimo di 70 km collinare sabato scorso, pensare di correre forte la Maratona del Piceno era davvero da scemi. Ciò che era prevedibile è difatti accaduto. A maggior ragione se a questo si aggiunge che, durante la settimana precedente alla gara, avevo sofferto di forti problemi intestinali (che mi hanno impedito di nutrirmi a mio piacimento durante la maratona) e che domenica mattina alle 7:30 c’erano già 18°C con un tasso di umidità prossimo al 100%. Comunque partenza regolare a 3’30”, corsa solitaria, passaggio alla mezza in 1h14’ e ritorno verso Grottazzolina. I problemi sono iniziati qui. Il sole che asciugava le strade facendo salire l’umidità dell’asfalto, la leggera salita, la mancata alimentazione, la stanchezza degli allenamenti, i crampi intestinali mi hanno massacrato. Al 36° km sono cominciate le soste. Ho proceduto, in alcuni tratti, camminando. Ed arrivare al traguardo è stato, insieme, una sofferenza ed una liberazione. Sono arrivato esausto e quasi nauseato da quanto era accaduto. Il pensiero, è inevitabile, è corso subito alla 100 km del Passatore. Come farò ad affrontare una fatica così bestiale considerando quello che è successo? Non lo so! Non so se riuscirò a trovare le forze e portarlo a termine in qualsiasi caso. Mi rendo conto che più passano gli anni e più la paura per la fatica tende ad aumentare. Usando il gergo pugilistico potrei dire che sono più propenso a “gettare la spugna”. Ma anche questo è bello e fa parte dello sport che amo. E forse un giorno ricorderò con egual passione tanto i successi, quanto le sconfitte. Almeno spero e credo. Un’ultima costatazione. Ho la fortuna di avere al mio fianco un’accompagnatrice eccezionale come Serena. Ormai mi conosce alla perfezione e sa quale sono le mie reazioni sia quando le gare vanno bene che quando vanno male. Domenica è stata la prima a sostenermi e a cercare di farmi riflettere sul fatto che quanto accaduto era dovuto solo ed esclusivamente alla concomitanza di tanti fattori negativi e non ad una cattiva preparazione. E che comunque un 2h37’ in maratona non è poi da buttare via e che al Passatore la storia sarà un’altra. La cosa bella è che lei ne è veramente convinta, io, per fortuna o purtroppo, un po’ meno. Comunque grazie

lunedì 19 maggio 2008

mercoledì 14 maggio 2008

I mille

Non sono abituato a fare i lavori specifici durante la settimana. Tanto meno quelli di velocità. Ma si sa, quando si è in compagnia le cose cambiano e di molto. Così stasera insieme ai compagni di allenamento Andrea Rossi e Marco Mancini abbiamo provato a tirarci il collo: 6 x 1000 m con recupero da fermo facendo un mille ogni 5 minuti. Praticamente più si corre veloce la prova, maggiore è il tempo di recupero. Inoltre le condizioni climatiche non erano affatto tra le migliori. Infatti nel pomeriggio ha piovuto abbondantemente ed in serata il sole ha tirato fuori tutta l’umidità. Si faceva fatica non poco a respirare. Se a questo si aggiunge che la mia condizione dal punto di vista dei ritmi non è poi così brillante, si può ben capire come anche un allenamento all’apparenza così facile possa diventare estremamente impegnativo. Ed il crono lo dimostra: 3’16”, 3’13”, 3’10”, 3’12”, 3’09” e ancora 3’09”. I tempi non sono granché, ma, volenti o nolenti, questo è. L’obiettivo, dopo il Passatore, è quello di accorciare le distanze e recuperare un po’ di brillantezza sui ritmi. Almeno spero.

martedì 13 maggio 2008

Ritorno al passato

Continua la mia marcia di avvicinamento alla 100 km del Passatore. Stamane ho deciso di prendere parte alla 26° edizione della Maratona del Piceno. Per me sarà un vero e proprio ritorno alle origini. Infatti proprio questa fu la prima gara di 42,195 km che feci. Era il 1995 e la corsa era solo un mezzo di allenamento per lo sci di fondo. Durante l’estate decisi di provare l’esordio sulla distanza. Inutile dire che l’esperienza in tal senso era pessima e quindi la gara fu un vero massacro. La preparazione durò solo 3 settimane e i lavori più lunghi furono un paio di allenamenti da 20 km. Ma l’entusiasmo era tanto, così come la foca alla partenza. Passaggio suicida alla mezza intorno ad 1h13’. Verso il 28° km incominciai ad andare in crisi, sia di fame che di sete. Nonostante tutto andai avanti senza soste. Al 40° km ero ancora in 5° posizione. Terminai, con le gambe distrutte, in 2h42’22” in 10° posizione. Probabilmente quelli sono rimasti i 2,195 km più lunghi della mia storia di maratoneta. Ma fu proprio quel giorno che, nonostante tutto, capii che le corse di lunga distanza sarebbero state, nel bene e nel male, il mio futuro. Tornando alla 100 km credo che questa maratona mi sarà utile per mettere dentro, tra riscaldamento gara e defaticamento, ancora un altro lungo di 50 km. Poi l’ultimo allenamento sarà la domenica 25 e sarà dedicato alla salita: 30 km quasi tutti su pendenze simili a quelle della Colla.

domenica 11 maggio 2008

Che dolore

La giornata di ieri, inutile dirlo, è stata massacrante. A soffrire, oltre il fisico, è stata la testa. Soprattutto negli ultimi chilometri. E’ vero quando si parte si soffre perché si pensa alla grande fatica ed ai chilometri che bisognerà affrontare. Ma si crea una strana situazione per la quale ci si convince che le cose possano andare diversamente. Che quasi per magia nel corso dell’allenamento proveremo altre sensazioni fatte solo ed esclusivamente di piacere. Non è così e chi corre lo sa molto molto bene. Allora il finale diventa un inesorabile Calvario, dove ogni piccolo problema diventa un incubo in più da mettere in gioco. Così è per tutti, così è stato ieri per me. Nello specifico il mio finale è stato contraddistinto dal timore dell’impegnativa salita da affrontare e dalla crisi di fame. Inoltre la tendinite che ho sul tendine di Achille ha gridato vendetta ed è scoppiata con tutto il suo vigore. Arrivare a casa è stata una liberazione, la fine di uno stress terribile. O meglio non proprio la fine. Perché la sofferenza, così come i dolori, non terminano con l’allenamento, ma proseguono, inesorabilmente, nei giorni successivi. Così stamane le gambe sono distrutte ed il tendine dolorante. Si è creata una specie di borsa fastidiosissima. La cura non so se c’è. Per il momento faccio riposo. Oggi e, forse, domani. Poi da martedì si ricomincia.

sabato 10 maggio 2008

La speranza è l'ultima a morire!

Ebbene si, anche questa è fatta. 70 km in giro per la valle dell’Aniene percorsi in un tempo di 5h15’. Le sensazioni non sono state ottime, ma comunque neanche pessime. Conosco già la mia condizione e non mi aspettavo molto di più. La parte più difficile è stata ovviamente dal 50esimo km in poi, perché con le gambe stanche ho dovuto affrontare un tratto su terreno sterrato, e quindi dall’appoggio non regolare, e soprattutto, gli ultimi 5 km, un tratto di salita estremamente impegnativa con il sole a picco sulla testa. Inoltre nel tratto finale, nonostante mi fossi alimentato a base di tranci di tramezzini, è arrivata una leggera crisi di fame che ha esaltato ancora di più la fatica. Nella mia testa sono passati i pensieri più cupi. Uno su tutti: come faccio ad affrontare il Passatore che prevede 100 km da correre ad un ritmo estremamente più veloce di quello avuto oggi? Una risposta precisa non l’ho trovata. Spero solo che il 31 maggio la mia condizione sia straordinariamente diversa e mi consenta di affrontare l’impegno in maniera più leggiadra. Stento a credere che ciò possa avvenire, ma lo spero profondamente!

venerdì 9 maggio 2008

La solitudine dei miei pensieri

Ormai ci siamo. Quello di domani sarà uno degli allenamenti dell’anno. L’allenamento che temo di più e che non mi fa dormire la notte. Quello che non vedo l’ora di fare per non averne più il pensiero: 70 km collinari per un totale di più di 5 ore di corsa. Attraverserò il territorio di vari comuni: Subiaco, Jenne, Vallepietra, Trevi nel Lazio, Altipiani di Arcinazzo ed infine Filettino. Sarà uno “splendido” tour in giro per il Parco dei Monti Simbruini, peccato che conosca già bene i posti e la curiosità non sia poi moltissima. Certo è che correre in questo periodo ha un sapore molto particolare. La natura è in pieno risveglio e lo si percepisce dai colori, dai suoni e dagli odori. Il tutto è esaltato dalle belle giornate di sole e dalla brina mattutina. Ma tutto ciò non contribuirà minimamente ad alleviare la fatica e i dolori muscolari. Il percorso sarà una sintesi del Passatore: partenza pianeggiante, poi salita impegnativa, seguita da discesa e falsopiano in salita, poi ancora salita, discesa e pianura. Speriamo che tutto vada per il meglio. A farmi compagnia ci sarà mio fratello Gian Luca con la bicicletta e, nella parte finale quando nulla mi entrerà più nella testa, solo la solitudine dei miei pensieri e la voglia di tornare a casa.

martedì 6 maggio 2008

Unica!

Unica. Non ci sono altri aggettivi per poter definire la Collemar-athon, gara di 42,195 km che unisce Barchi a Fano nella splendida provincia di Pesaro-Urbino nelle Marche. Ci sono mille motivi per poterla definire tale. Ne elenco solo tre, i più importanti. Il primo, in assoluto, l’ottima ed impeccabile organizzazione messa su da Annibale Montanari e dai suoi compagni, attenti a soddisfare l’esigenza dei tanti appassionati fin nei minimi dettagli e pronti a non far mancare nulla. Il secondo, non di minore importanza, il percorso. Difficile, ma straordinario. Lo scenario delle dolci e verdi colline è incantevole. Il passaggio nei borghi medioevali e nei castelli è un toccante ritorno al passato. L’arrivo sull’azzurro del mare è l’apoteosi. Il terzo, quasi inaspettato, il clima di festa che si respira e l’accoglienza del caloroso pubblico, primi fra tutti i bambini. In Italia non siamo abituati ad incitare chi corre, alla Collemar-athon sembra di vivere in un'altra nazione. Grazie. Per quanto riguarda la mia gara, non c’è molto da dire. Partenza regolare, senza strafare. Chi conosce il percorso della Collemar-athon non si lascia ingannare dai primi chilometri in discesa e dal dislivello positivo di circa 300 m. Passaggio alla mezza in 1h15’40”, al 30° km in 1h48’52” e tempo finale di 2h33’37”. Il crono è senz’altro non entusiasmante, soprattutto se confrontato con quello dello scorso anno di 2h29’59” con un passaggio alla mezza in 1h13’04”. Ma quest’anno la situazione era ed è ben diversa. Innanzitutto quella fisica. Non riesco ad esprimere i ritmi e le mie gambe in questo sono limitate. Poi quella climatica. In diversi punti del percorso c’era un fastidioso vento contrario, che se da una parte leniva la calda giornata, dall’altra ostacolava la corsa. Infine la solitudine. Ho corso solo dall’inizio alla fine, senza stimoli davanti né dietro (troppo distanti). Tutto sommato è andata bene così. Soprattutto se si considera che quello fatto è un ottimo allenamento per l’imminente Passatore. Il prossimo impegno? Il più terrificante e preoccupante. Quello che ti fa perdere il sonno prima per la preoccupazione e dopo per la stanchezza. Sabato prossimo il lungo collinare di 70 km. Almeno credo e spero.