martedì 9 febbraio 2010

La mia Africa tra top runners, leoni e mare


Per chi come me ama la quotidianità e la routine della propria terra, i suoi colori e i suoi sapori, un viaggio nelle terre attraversate dall’equatore non poteva che essere una scoperta, anche se non mi aspettavo di certo che sarebbe stata così affascinante ed inebriante, tanto da poter affermare con assoluta serenità che l’Africa e, nello specifico, l’incantevole terra del Kenya, mi hanno conquistato.
L’occasione per visitarla è stato il viaggio-premio offerto dal Ministro Keniano del Turismo al primo italiano arrivato alla passata edizione della maratona di Roma, cioè io. Così, mentre l’Italia era invasa da gelo e neve, con mio fratello Gian Luca come compagno di viaggio, sono volato al caldo, con temperature che nella settimana hanno raggiunto anche i 35° nella zona costiera, e abbiamo assaporato attraverso un itinerario vario e ricco, sia in veste di sportivi che di turisti, alcune delle tante e variegate meraviglie del Kenia.


Ho avuto la fortuna infatti di soggiornare e allenarmi nel famoso campo di allenamento di Iten, a 30 km da Eldoret, sull’omonimo altopiano di 2350 m. di altitudine, il luogo che ogni anno sforna campioni e promesse keniane su tutte le distanze. Ho visto e corso sulla terra rossa calpestata, prima e dopo di me, da atleti che sfidano in ogni disciplina di corsa i record mondiali e vincono medaglie olimpiche. Devo dire che di prima impressione il campo non rende giustizia alla sua fama: si tratta di un anello di terra battuta con al centro erba la cui altezza è regolata dall’attenta attività mangereccia di mucche e asini, che mentre corri ti guardano e dondolano la coda per scacciare le mosche. Nello stesso spazio si svolgono, a suon di pedalate e grida, sfide e giochi tra i bambini che sembrano considerare quel luogo sacro all’atletica un parco divertimenti, e accompagnano con i loro vivaci suoni le fatiche degli atleti. Non è facile correre qui per un “non-keniano” appena arrivato, l’altitudine ti dà la sensazione che il corpo sia sempre a secco di ossigeno, una percezione che ti attanaglia e che ti costringe a falcare i primi giri a ritmo blando. Ma con il passare delle ore l’organismo sembra rigenerarsi e in breve tempo si adatta e incorpora un bagaglio di resistenza che troverà utile una volta tornato a casa.


Gli allenamenti, soprattutto quelli più lunghi, prendono avvio dal campo, ma poi si dipanano tra le strade sterrate che lo accerchiano, qui lo sguardo può rilassarsi tra le distese coltivate o lasciate al tempo, tra le zone alberate e i piccoli agglomerati di rustici. La mente di contro deve restare sempre attenta alla possibilità di eventuali pericoli rappresentati, non tanto dal percorso sconnesso e pieno di buche, ma soprattutto dalla guida sicura ma audace degli abitanti che con i loro mezzi, per lo più camioncini, vecchi fuoristrada e pick-up, affrontano con spavalderia queste difficili strade. Ma il fascino di Iten per chi corre è tutto concentrato lungo queste strade dove ad ogni ora puoi incontrare giovani atleti che si allenano con una passione negli occhi che ha sapore al contempo di dedizione e di riscossa o promozione sociale. A tutte le ore, sfidando il caldo, gli autisti e la via, si fanno spazio nell’olimpo.
Sulla terra rossa dell’altopiano di Eldoret, ho visto correre molti volti che hanno scritto la storia della corsa e molte gambe che promettono, e ho avuto l’onore di trascorrere del tempo ed allenarmi con alcuni campioni italiani, in ritiro proprio ad Iten, tra cui Stefano Baldini, medaglia d’oro alle Olimpiadi di Atene nel 2004, maratoneti da 2 ore e 09, come Daniele Caimmi e Ottaviano Andriani, Giuliano Battocletti che ha vestito più volte l’azzurro e Andrea Lalli, specialista del cross e promessa della nazionale.


La settimana è proseguita negli scenari indimenticabili del safari al Masai Mara, uno dei parchi naturali del Kenia, dove ho dormito vicino agli ippopotami e ho visto animali di cui avevo solo conoscenza diretta attraverso le gabbie degli zoo, e indiretta attraverso i documentari televisivi: giraffe, leoni, gazzelle, elefanti… nella loro sterminata savana.


Il viaggio si è concluso con una pausa rilassante nelle spiagge bianche di Diani beach e Monbasa, dalle splendide acque cristalline e i ricchi fondali caratteristici della barriera corallina. Sono tornato in Italia arricchito di memorie e vissuti che terrò sempre con me, che continuano a riproporsi mentre sono costretto, a causa del brutto tempo, a correre sul tapis roulant, sorridendo con malinconia ai miei pensieri in questa strana forma di mal d’Africa che considero, più che una malattia, un buon vaccino.

2 commenti:

the yogi ha detto...

uomo fortunato... ma no, te lo sei guadagnato eccome!

Karim ha detto...

Sei riuscito a vedere oltre, lo si legge tra le tue righe. Bella esperienza, bel racconto.