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lunedì 9 novembre 2009

Sembrerà strano...

Sembrerà strano, ma è già da un po’ di tempo che non riesco a scrivere sul mio blog in modo spontaneo e naturale. Quasi sempre, in quelle rare volte che mi “impongo” di scribacchiare comunque qualcosa, trovo grosse difficoltà a riuscire a capire dove andrà a cadere il mio pensiero e cosa spunterà fuori dalla mia “penna”. Di certo questo esercizio non è obbligatorio o legato ad un impegno preso con qualcuno, semmai con me stesso, ma mi regala comunque la fortuna di poter lasciare traccia di una sensazione, un periodo, un’emozione. E la cosa più bella diventa rileggere, dopo un po’, quello che ho provato tanto tempo prima. Ho riflettuto sul motivo di questa inerzia “letteraria” e sono giunto ad una mia conclusione. Probabilmente non apparterà alla verità più vera, ma è comunque quanto di più attendibile possa attualmente credere. La mia voglia di scrivere è proporzionale alla lunghezza della gara che sto preparando, agli allenamenti che faccio, alla fatica “prolungata” che mi logora. Maggiore è il tempo trascorso a correre, maggiori le emozioni provate ed attese, maggiori le cose da raccontare. In questo periodo, nonostante abbia aumentato il numero degli allenamenti settimanali, poiché sto partecipando (non finalizzando, in quanto anch’esse sono parte di un progetto più lungo comunque mirato a gare di maratona ed ultra) a gare di 10 chilometri o giù di lì, non riesco ad essere così motivato come vorrei. Non riesco più a trovare la parte bella della corsa e a narrarla, ho difficoltà ad individuare “l’emozione unica” e riportarla, non individuo più con facilità e naturalezza le cose che un giorno, rileggendo, potranno farmi tuffare di nuovo in qualcosa di vissuto con estrema intensità. Sembrerà paradossale, ma è così. Potrei raccontare, stasera, della gara fatta stamane a Frosinone, una 10 chilometri tutta saliscendi per il centro storico e “cento” incroci non controllati. Delle gambe che già prima della partenza, forse per il meteo non favorevole, ma più probabilmente per la settimana intensa, non ne volevano sapere di correre e apparivano più come due pezzi di legno che due elastici carichi pronti a schizzare. Del pensiero balenatomi per la testa diverse volte di ritirarmi, tanto: “Non ne vale faticare come matti per non portare a casa un bel niente, se non brutte sensazioni e tanta fatica”. Del “Perché oggi sono qua, quando sarei potuto essere ieri a Tarquinia alla 100 chilometri degli Etruschi”. E così via. Ma che cosa lascerebbe tutto ciò per il domani? Da un po’ di tempo mi sono convinto che un blog non possa essere un posto dove trascrivere tempi ed allenamenti fatti, o meglio, non è questo il luogo più degno. A tal scopo esistono diari ed agende dello sportivo. Quello che mi sono impegnato a riportare sono le emozioni vissute attraverso questo sport bello e dannato. E se questo periodo è un periodo “diverso”, lo è anche per questo. Probabilmente “tornerò in me” non appena comincerò di nuovo ad allungare gli allenamenti e le gare. Per il momento ho poco, molto poco da dire.

lunedì 2 novembre 2009

Alla ricerca della ... velocità!

Continua la mia ricerca della …. Velocità. Quella persa in tanti anni di gare lunghe, ovviamente. E’ passato troppo da quando non mi dedico a lavori improntati sul ritmo e non partecipo a gare corte che mi aiutino a ritrovare la brillantezza di una volta. Certamente sono cosciente del tempo trascorso e dei limiti che l’organismo, inevitabilmente, trova in questa direzione. Ma il cuore è lo stesso di tanti anni fa e non vuole saperne delle leggi della natura. Così l’illusione cavalca il momento di follia e si spinge ad immaginare che con un po’ di impegno e buona fantasia si possa ritrovare, almeno in parte, la forma dei periodi migliori. La ratio non accetta certe provocazione e ancorata alla sua concretezza è ben sicura dei limiti fisici, ma nonostante tutto accetta la sfida e accompagna con fierezza tanto il cuore, quanto lo spirito. Il risultato è ovvio e scontato. Non si fanno miracoli, tanto meno in atletica. E quello che non ti appartiene o per il quale non hai perso tempo a crearti, non lo puoi tirare fuori dal cilindro per magia. 10 km non sono tanti, non solo se paragonati a 100 km, ma anche se confrontati con una condizione quanto mai precaria. Partenza all’aspronbattuto, crisi a metà gara, non di gambe, ma di fiato, e ricerca finale di un crono che sia degno di una discreta prestazione. Passaggio al 10.000 m in 33’45”, da ridere. Ma questa è la realtà, la mia. Dimenticavo: la gara è quella disputata ieri nello splendido scenario del centro di Roma, La Corsa dei Santi. Ho provato a guardarmi intorno, ma di gente con l’aureola, soprattutto di questi tempi e a Roma, è proprio difficile trovarne...

sabato 31 ottobre 2009

Piccola intervista a Marco di Marta Micozzi

Le Eolie, L'Aquila, il nuoto, un tendine tornato in forma e ...una bella novità!

1- Marco, allora ci eravamo lasciati con un dolore al tendine ma fortunatamente sembra che sia passato. Hai fatto una cura, ti sei solo riposato o hai continuato ad allenarti?
Come mia abitudine non ho fatto nessuna cura, non perché non credo nelle cure, ma semplicemente perché non ho tempo. Ho cercato di continuare ad allenarmi e le cose fortunatamente si sono messe per il meglio. Adesso ho solo dei fastidi la mattina quando mi alzo. Sfortunatamente poi ho avuto una forte influenza che mi ha costretto a stare fermo per una settimana. Ora ho ripreso ad allenarmi sperando che sia in modo costante senza nessun “intralcio”!

2- Circa un mesetto fa hai fatto “il giro delle isole Eolie” arrivando secondo. Cosa ci racconti di questa gara a tappe?
E’ stata un’esperienza bellissima ovviamente perché tutte le isole delle Eolie sono stupende e ognuna ha qualcosa di particolare. C’ero già stato nel lontano 2001 e proprio per questo ho voluto tornarci insieme a Serena e a due nostri amici, Marta e Giovanni, che ci hanno accompagnato in questa esperienza. Le gare sono state una bella scusa per poter visitare quei bellissimi posti. La sorpresa poi è stata che nonostante avessi poco allenamento, probabilmente aiutato anche dal mare, sono riuscito a fare delle belle gare. Nella prima tappa sono arrivato IV, nella seconda e nella terza sono arrivato II , nella quarta di nuovo II a pari merito con un altro ragazzo e nell’ultima III. Quindi complessivamente sono arrivato II a circa un minuto e mezzo dal I (vi ricordo che in questa gara si fa la somma dei tempi delle varie gare!)

3- Domenica scorsa hai partecipato ad una gara a L’Aquila. Com’è andata?

Per chi mi conosce un pochettino, sa che io non faccio gare corte. Questa qui era però un’occasione particolare per far sentire agli Aquilani la vicinanza di noi corridori, infatti il risultato finale era molto relativo perché lo scopo principale era solo far sentire il nostro affetto. Comunque sono arrivato XV con un bel distacco dai primi… d’altronde ho perso completamente la velocità e solo con gli allenamenti che sto facendo in questo giorni sto cercando di recuperarla. La gara è stata solo una bella scusa per poter visitare nuovamente l’Aquila e essere vicini a queste persone!

4- Che sensazioni hai provato correndo in un territorio devastato come quello Aquilano?

È stata un’esperienza veramente particolare non credevo di trovare un ambiente così. Credevo che il centro storico fosse almeno in parte ripopolato, invece è completamente deserto, è rimasto come quel 6 aprile, con la differenza che sono state tolte le macerie. Sembra di vivere in una città fantasma e la speranza è che si trovino i soldi per risistemare un centro come quello Aquilano che merita sicuramente moltissimo.

5- Neanche un mese fa abbiamo iniziato un corso di nuoto. Ma dove trovi il tempo per: lavorare, allenarti nella corsa e per la famiglia?
È quello che mi chiedo anche io(ride!), non ho molto tempo da dedicare a me stesso. Mi piacerebbe fare tante altre cose come per esempio sistemare delle cose a casa che ha bisogno di manutenzione vivendo in mezzo alla natura. Però purtroppo gli impegni sono tanti. Poi c’è da dire che nelle giornate in cui faccio nuoto cerco di allenarmi addirittura due volte nella corsa: mi alleno all’ora di pranzo, poi alle 19 facciamo 45 minuti di nuoto e poi tornato a casa e faccio una mezz’oretta sul tapis roulant questo per cercare di recuperare una forma ormai persa.

6- Il nuoto quindi ti sta facendo solo che bene?
A si si. Di questo ne sono estremamente convinto perché ho visto i risultati alle Eolie: stavo molto tempo in acqua perché amo fare lo snorkeling e poi nei giorni successivi invece di avere le gambe affaticate erano più sciolte. Non sono un amante dell’acqua però vedo dei grossi benefici soprattutto quando torno a casa e faccio allenamento sul tapis roulant, sto veramente bene. Speriamo che sia un aiuto per la corsa!

7- L’anno scorso hai partecipato alla “maratona di Roma” arrivando I degli italiani e XXV assoluto. Pensi che parteciperai anche quest’anno?

Si credo di si. Io non ho fatto la maratona di Roma per parecchi anni, poi l’anno scorso decisi di rifarla ed è stato veramente amore nel senso che è stata una bellissima maratona, forse la più bella d’Italia perché a differenza delle altre si corre tutta dentro la città di Roma. Poi correre a Roma è estremamente bello e l’arrivo al Colosseo è davvero l’apoteosi.

8- 100km in programma?

Ho programmato di non fare 100km perché vengo da un periodo non buono. Proprio questa settimana ho ricevuto l’invito da parte degli organizzatore della 100km degli Etruschi e per questo li ringrazio. Inizialmente avevo deciso di fare un allenamento lungo di 60km per fare la gara, ma poi a sole due settimane dalla gara ( che ci sarà il 7 novembre) ho deciso di desistere e continuare in questa fase di recupero per poi affrontare bene una 100km, che sarà sicuramente quella del Passatore del prossimo anno!

9- Che tipo di allenamenti stai facendo ora?

Come ho detto prima sto cercando di recuperare la quantità di km nell’arco della settimana. Non sto facendo allenamenti né in velocità, né troppo lunghi. La mia giornata tipo è di un’ora verso il pranzo e poi la sera sul tapis roulant; il lunedì e il giovedì, aggiungo anche i 45 minuti di nuoto!

10- Devi darci una bella notizia vero?
Diciamo che c’è una bella novità perché con Serena aspettiamo un bambino o una bambina perché ancora non sappiamo il sesso. Sperando che tutto vada per il verso giusto a fine aprile dovremmo avere un “marmocchietto/a” che poi ci accompagnerà per il resto dei nostri giorni. Spero che l’arrivo di questo bimbetto sia uno stimolo in più anche nella corsa!

lunedì 12 ottobre 2009

Lo scoprirò solo... nuotando!

Non ho mai amato l’acqua. Lo confesso. Semmai gelata, nel senso di neve. Gli americani dicono che la neve è solo acqua molto fredda, per me è neve e basta. Il mio habitat naturale è fatto di sostanza sotto i piedi, di sicurezza nell’incedere, di concretezza. Forse è per lo stesso motivo che mai accetterei di buttarmi con il paracadute o giù da un ponte legato ad una corda. Il mio segno zodiacale, per quanto possa credere all’astrologia, è toro. E questo vorrà pure significare qualche cosa. Né acqua, né aria, ma solo terra. Questo il mio credo. Almeno fino a qualche giorno fa. Poi tutto è cambiato o quasi. Ho deciso di frequentare un corso di nuoto per veri principianti, due volte alla settimana, lunedì e giovedì. L’obiettivo non è l’agonismo (è la prima volta che faccio sport senza rincorrere questo scopo), ma imparare, per quanto possibile, a nuotare. Certo è che sono capace di stare a galla ed accennare qualche bracciata di stile libero, ma è anche vero che il mio stile è davvero troppo “libero”. Sono un autodidatta e questo si vede subito. Fatto sta che l’ambiente mi diverte moltissimo ed il tempo trascorre via velocemente, forse troppo. I 45 minuti di lezione passano in un attimo e l’impressione è che appena entrati in vasca sia già tempo di uscire. Per il momento i progressi sono pochi, ma non ho fretta e tutto ciò che apprenderò sarà comunque abbastanza. C’è da aggiungere un dettaglio, non da poco. Credo che questa attività mi porti benefici anche per la corsa. Ho notato durante il giro a tappe delle Isole Eolie che quando passavo molte ore in acqua a fare snorkeling, quindi in un’attività estremamente leggera e rilassata, il giorno successivo le gambe stavano meglio, meno stanche e più reattive. Chissà che abbia trovato il segreto per recuperare più velocemente ed andare meglio anche nella corsa? Lo scoprirò solo… nuotando!

giovedì 8 ottobre 2009

W la corsa!

Prima o poi doveva succedere. Dovevo prendere il coraggio a quattro mani, farmi spazio tra i mille impegni, dedicarmi cinque minuti di tempo e ricominciare a scrivere qualcosa sul mio blog. Più di tre mesi senza che “riservassi un po’ di me” ad una passione così bella, quella di raccontare me stesso e la mia vita attraverso la corsa. Finalmente questa sera ce l’ho fatta. Voglio essere sintetico e raccontare brevemente cosa è stato in questo lasso di tempo. Sicuramente tanto mare, quasi un mese, diviso tra una settimana ad Alghero a luglio, una settimana a Gallipoli a ferragosto, cinque giorni a Vieste ai primi di settembre e per concludere, qualche giorno dopo, il giro delle Isole Eolie a tappe. Nel mezzo poca corsa, molto poca. Così come non era mai successo. Il motivo è da ricondurre ad un fastidioso dolore al tendine d’Achille sx che mi ha bloccato più di una volta e che non mi ha dato la possibilità di fare i soliti allenamenti. Per finire, la scorsa settimana, dopo aver sistemato una cinquantina di quintali di legna da ardere nel prossimo inverno, probabilmente stando in un luogo molto ventilato mentre ero sudato, ho preso una “bella” influenza, che mi ha costretto al letto con febbre a 39,5°C e mi ha fatto saltare un’altra settimana di allenamenti. Finalmente oggi, imbottito di antibiotici e con ancora qualche postumo influenzale, ho ripreso a correre. Inutile raccontare le sensazioni, credo che fossi come un drogato in crisi di astinenza. Le gambe si sono stancate subito, ma che bello correre baciato dal sole caldo e sentire il sudore, non da febbre, su tutto il corpo. Ne avevo tremendamente bisogno. E’ proprio in queste occasioni, più che mai, che riesco ad apprezzare fino in fondo il benessere che mi dona questo splendido sport. Non solo mentre sto correndo, ma anche e soprattutto dopo. Quella piacevole sensazione di leggera stanchezza, così come un torpore che mi invade, mi coinvolge a pieno e mi rilassa. Affronto il resto della giornata, forse con meno energie, ma più rilassato e ciò mi consente di avere un rendimento migliore, soprattutto sul lavoro. La sera, poi, prendo sonno in un attimo e questo mi accompagna fino al mattino seguente senza fastidiosi risvegli notturni. Davvero, viva la corsa.

domenica 5 luglio 2009

Stanco, ma felice

Non era mai successo che stessi così tanto tempo senza scrivere qualcosa sul mio blog. I motivi sono diversi e vari. Primo fra tutti il lavoro. Giugno è stato un mese davvero particolare. Il primo luglio è entrata infatti in vigore la nuova normativa sismica, lasciando alle spalle il vecchio e oramai “obsoleto” metodo di calcolo alle tensioni ammissibili. La ragione avrebbe voluto che i committenti dei miei progetti avessero accettato la cosa con entusiasmo e favore, il buon senso no. Se da una parte l’innovazioni apportate dovrebbero garantire più sicurezza per tutti, dall’altra portano di certo ad un incremento nei costi di realizzazione e al dover accettare limiti geometrici per gli elementi strutturali davvero poco funzionali. Così tutti hanno spinto affinché le progettazioni fossero ultimate e consegnate entro il termine ultimo del 30 giugno. Questo ha significato per me un tour de force incredibile, fatto di ore di lavoro davanti al mio pc senza avere la possibilità di pensare ad altro. In pochi giorni ho dovuto affrontare la progettazione di 3 palazzine e 4 ville unifamiliari e soprattutto subire lo stress e la paura di non riuscire nel mio compito. Nel frattempo c’erano impegni di altro tipo da dover coltivare. Primo fra tutti, ovvio, l’orto. Con le giovani piante da preservare dalla crescita incontrollata dell’erba, incannare ed attaccare i pomodori, ma soprattutto dare l’acqua ramata ed annaffiare. Certo non ho una piantagione sterminata, ma comunque sia la cosa richiede impegno e dispendio di tempo. E quando si è con i minuti contati, anche mezz’ora può fare la differenza. Infine l’organizzazione della gara podistica La Jennesina, gara di 10,5 km che da Subiaco arriva fino al borgo medioevale di Jenne, nella quale sono impegnato a tempo pieno in vari mansioni, prima fra tutte come responsabile delle iscrizioni. E considerando che quest’anno ci sono stati 611 arrivati nella gara per adulti e circa una novantina per quella dei bambini si può ben capire che non è stata davvero una passeggiata. E per tutto questo ed altro ancora che le mie passioni più abituali hanno dovuto subire un “trattamento” ed un “riguardo” diverso dal solito. Diminuzione degli allenamenti, con inevitabile scadimento della condizione fisica, e azzeramento dei post sul blog. La speranza è che a partire da oggi le cose riprendano a procedere come nel passato, ma soprattutto che sabato prossimo arrivi prima possibile. Questo perché ci sono in programma 8 giorni di mare in quel di Alghero. Lo scopo è il riposo, il desiderio quello di ricaricare quanto più possibile le mie pile un po’ scariche.

venerdì 5 giugno 2009

Alcun senso senza di loro

È passata oramai quasi una settimana dal Passatore e finalmente riesco a rubare un po’ di spazio al mio tempo per descrivere quel che è stato. Probabilmente come sia andata la gara, dando un’occhiata a passaggi e tempi, è risaputo. Partenza tranquilla, senza strafare e soprattutto senza seguire le orme di Giorgio e del russo, passaggio controllato a Borgo San Lorenzo e attacco del Passo della Colla in maniera decisa, ma senza forzare. Sfruttando la crisi del russo ed i problemi intestinali di Giorgio, mi sono ritrovato allo scollinamento in seconda posizione a circa un minuto da quest’ultimo. Attacco della discesa con le gambe un po’ dure, ma comunque ancora capaci di spingere. Anzi man mano che passavano i chilometri, invece di affaticarsi trovavano ancora tante energie e brillantezza. Poi verso l’80esimo chilometro, la crisi. Anomala e per questo ancora più difficile da digerire. Non psicologica, non fisica, ma continui e ripetuti forti giramenti di testa, che mi hanno costretto a fermarmi tre volte negli ultimi 15 chilometri. Poi l’ingresso nel vialone finale di Faenza con le sirene della polizia a tutto volume e finalmente le luci bianche della piazza, con un mare di gente ad applaudire e a festeggiare l’arrivo degli atleti per suggellare uno spettacolo davvero unico. Questa la gara, anche se in sintesi facile da descrivere. Quel che mai riuscirò invece a raccontare, perché non sono un poeta, né un romanziere, né uno scrittore sono le emozioni che ho vissuto e che sempre mi porterò dentro. E sono queste quelle che mi hanno dato la forza e sempre me ne daranno per poter andare avanti e continuare a vivere la corsa di lunga distanza come una droga, una spinta vitale, un impulso alla mia felicità quotidiana. Non credo di esagerare, perché questo è davvero quello che sento e vivo ed è quello che tutte le persone care che mi sono intorno riescono a trasmettermi. Sabato la posizione ed il crono finale non avevano un’importanza così grande, perché al mio fianco avevo 4 (sicuramente di più) angeli custodi che soffrivano e correvano al mio fianco come se l’obiettivo da raggiungere fosse più cosa loro che mia, come se lo scopo non fosse Faenza ma la volontà di raggiungere insieme un nuovo traguardo, come se l’impegno non ci dovesse spingere oltre il 100esimo chilometro ma dovesse condurci in un posto più bello, e forse degno, per dimostrarci l’importanza di essere presenti l’uno per l’altro e riuscire a gioire tutti insieme per uno scopo comune. Vi giuro che da solo non sarei riuscito in una cosa così grande, ma soprattutto che una cosa così grande non avrebbe avuto alcun senso senza di loro. Così il premio più bello è stato per me il loro abbraccio finale e cercarli tra la folla negli ultimi 100 metri per corrergli incontro a ringraziarli è stata davvero l’emozione più intensa. Grazie a Gian Luca, Alessandra, Marta e ovviamente Serena. PS: un grazie di cuore a tutti coloro che mi hanno incitato lungo il percorso, seguendomi in bici. In modo particolare a Giovanni Bulzacca, Luca Baroncini e al ragazzo di Marradi, del quale non ricordo il nome. Proprio a quest’ultimo, insieme ad un altro amico (Rattigia?), chiedo scusa perché inavvertitamente ho cancellato le loro mail alle quali non ho potuto dare risposta. Grazie infine agli organizzatori e al mitico Pirì, senza i quali il mio sogno non avrebbe potuto esaudirsi. Grazie a tutti voi.

martedì 2 giugno 2009

Passatore 2009

Grazie infinite Marta!

venerdì 29 maggio 2009

Solo la soddisfazione finale

Ormai ci siamo. Manca un niente per la gara di domani, il Passatore, probabilmente la gara più bella e affascinate al mondo. Almeno per me. E’ vero forse è un po’ presuntuoso affermare ciò, ma queste parole servono per sintetizzare quanto io tenga a questa manifestazione. Non ho molto da aggiungere, o meglio di cose ne avrei e come da raccontare. Ma la partenza è imminente e sono troppo affaccendato nei preparativi. Devo ancora preparare la borsa, andare a comprare il necessario per i ristori di domani e fare l’ultima sgambatina. Servirà per testare le condizioni fisiche e valutare, un po’ meglio, quel che sarà. Mentalmente credo di essere a posto, sento meno la pressione degli altri anni e credo questo sia un elemento positivo. Ripeto il tutto è dovuto forse al gran lavoro di questi giorni o più certamente alle parole di un caro amico. Utili come non mai. La speranza è di condurre una buona gara e di raccogliere quel poco che ho seminato. La posizione non conta, il crono un po’ più, la soddisfazione finale si.

martedì 26 maggio 2009

E' tornato!

"se corri va bene! se non corri va bene! Non dimenticare che le farfalle non si devono mai catturare, devono essere libere di volare. Poi mi spiegherò meglio guardati negli occhi. Sabato 30 purtroppo fisicamente non posso essere presente, intanto e comunque ciao e arrivederci alla prossima volta. elia"
A pochi giorni dal Passatore è tornato a farsi sentire con i suoi messaggi il mio primo ispiratore, l'amico Elia. Per chi non lo conoscesse e ne volesse sapere di più http://www.amolacorsa.it/Sms_Elia.htm

lunedì 25 maggio 2009

Almeno nel sogno...

Manca oramai poco a quello che per me sarà, senza dubbio, l’appuntamento più importante della stagione, il mitico ed inarrivabile Passatore. L’entusiasmo che mi accompagna l’affrontare questa splendida avventura è ogni anno sempre estremamente travolgente. L’emozione, così come la tensione, c’è e si sente. Non si può cercare di celarla, ma bisogna invece nutrirla e sentirla scorrere dentro nel modo più forte possibile. Sono questo tipo di sensazioni che mi danno la gioia di correre e di affrontare ogni volta questa sfida come fosse la prima esperienza. È bello ed unico il pensiero che mi balena nella testa in questi giorni ogni qual volta penso a quello che mi spetterà in gara sabato prossimo. La consapevolezza mi dice tanta fatica e sofferenza da superare, il cuore, invece, mi parla di gambe che girano forte e che non vogliono saperne di affaticamenti e crampi. Immagino la partenza e subito dopo aver finito la salita della Colla mi ritrovo negli ultimi chilometri di gara, dove le energie, invece di diminuire, aumentano alla ricerca di un degno sprint che suggelli la prestazione. Lo so che è da matti e che le cose non stanno propriamente così, ma almeno nel sogno vogliono essere padrone di un destino diverso. Poi quel che sarà, sarà! Una considerazione, nonostante tutto, mi sembra che quest’anno la tensione per la gara stia riuscendo a tenerla un po’ più sotto controllo. Forse perché troppo impegnato con il lavoro quotidiano o forse perché un nuovo-vecchio amico mi ha fatto un regalo bellissimo, di cui però non posso parlare. Posso solo dire che grazie a questa novità partirò con una convinzione diversa, una motivazione nuova, uno stimolo insolito, che spero ci porteranno a vincere la scommessa fatta. L’importante è crederci, come non mai.

lunedì 18 maggio 2009

Rientro ai box

Avevo avuto un certo sentore che la gara di ieri non sarebbe andata come le altre già dalla settimana scorsa, quando, correndo, avevo accusato tutta la fatica e la stanchezza del lungo collinare di 64 km e della Collemar-athon. Ma nonostante tutto, e testardo più che mai, avevo ritenuto opportuno provare a correre la mia quinta maratona dell’anno sperando che la condizione mi sostenesse e che le gambe, anche se provate, mi conducessero al traguardo. Così non è stato e questo per almeno tre motivi. Il primo e principale quello già detto e descritto, una condizione precaria e non buona. Il secondo il gran caldo, eccessivo e maledettamente fastidioso, soprattutto perché primo di una lunga stagione estiva teoricamente ancora lontana dall’arrivare. Il terzo, più mentale che fisico e certamente non legato alla mia situazione corporea, dovuto alla paura di arrivare all’appuntamento più importante, il Passatore, scarico di energie e demotivato. Proprio per questi motivi, dopo aver corso per una quindicina di chilometri ad un’andatura che a stento riusciva ad essere regolare e comunque prossima ai 3’30”/35” pensati, approfittando del fatto che la gara transitava proprio vicino alla zona traguardo, ho deciso di arrestare la mia corsa, mettere la freccia e rientrare ai box per una bella doccia. A distanza di qualche ora non mi sento affatto rammaricato per la mia scelta, tutt’altro. Credo, infatti, di aver preso la decisione migliore, soprattutto alla luce dell’allenamento fatto oggi, in cui ho dovuto constatare che il mio organismo ha l’estremo bisogno di recuperare al più presto l’energie spese negli ultimi impegni, se voglio sperare di correre un buon Passatore. Mancano ancora 12 giorni al 30 maggio, certo non sono tantissimi, ma con un po’ di riposo e senza allenamenti massacranti potrei e dovrei riuscire nel mio scopo.

sabato 9 maggio 2009

Dislivello 4500 metri

Mentre scrivo queste poche righe ho ancora la fatica nelle gambe per il lungo di stamattina, che credo mi accompagnerà, come fedele amica, per almeno un altro paio di giorni. Le sensazioni, nonostante tutto, appaiono buone e la stanchezza non è più di quella messa in programma. Certo a complicare ogni cosa c’è stato l’affaticamento muscolare della maratona di domenica scorsa che, con le sue salite e discese, fino a giovedì mi ha costretto a scendere le scale di casa con grande difficoltà e dolori sparsi in ogni dove. Pensare oggi di affrontare un lunghissimo senza “godere” dei postumi della gara era oggettivamente impossibile. Solo uno sprovveduto senza esperienza sarebbe potuto arrivare a tanto. Comunque, al di là di ogni cosa, rimangono 64 km corsi in 4 ore e 54 minuti con un dislivello totale di circa 4500 metri, così almeno riporta il mio caro Garmin Forerunner 405. Il ritmo certo non è stato folle, tutt’altro, ma l’obiettivo era tornare a casa “sano e salvo”, senza infortuni e soprattutto senza avere passato crisi fisiche e mentali. E così è stato, il tempo è trascorso via veloce ed anche il caldo, soprattutto nell’ultima ora di corsa, non è riuscito a produrmi grossi problemi. Ora rimane da decidere cosa fare da qui alla fine di maggio. Esclusa l’ultima settimana che sarà pressoché di riposo, c’è la possibilità che domenica prossima vada a correre la Maratona del Piceno, preceduta da qualche chilometro di riscaldamento e succeduta da qualcuno di defaticamento per arrivare ad un totale di circa 50/52 km. Poi l’ultima domenica utile forse farò una trentina di chilometri, di cui almeno 20 su una salita che ricorda molto quella che conduce alla Colla. Per il momento, comunque, è meglio che non mi sbilanci troppo e provveda a godermi il meritato riposo, questo almeno fino a lunedì.

venerdì 8 maggio 2009

"Meglio poco, che niente"

Domani, è inevitabile con l’avvicinarsi del Passatore, sarò impegnato in quello che rappresenta l’allenamento più devastante di ogni stagione da quando ho deciso di iniziare a correre le 100 km: il lunghissimo di 5 ore. La difficoltà non è solo nella distanza da coprire, variabile tra i 65 e i 70 km, ma anche e soprattutto nel dislivello che affronterò e nel caldo annunciato dalle previsioni meteo. Se per le temperature elevate non posso farci nulla, se non provvedere a bagnarmi e a dissetarmi in continuazione, per quanto riguarda il dislivello è una scelta legata alle caratteristiche del percorso del Passatore, fatto quasi interamente di salite e discese. Durante il corso dell’anno quasi mai mi alleno su tragitti con questi requisiti ed è quindi scontato che, allorquando ne ho la necessità, mi trovi in difficoltà. L’unica cosa da fare è provare a colmare le lacune con qualche allenamento specifico. Sono già consapevole, per l’esperienze avute negli anni passati, che ciò che farò da qui a fine mese non mi sarà sufficiente, ma come si dice: “meglio poco, che niente”. Un’altra complicazione attesa per domani sarà l’inevitabile affaticamento muscolare della maratona di domenica scorsa, che fatalmente salterà fuori. La speranza è che non mi condizioni troppi e mi lasci la possibilità di correre senza dovermi fermare per problemi fisici.

martedì 5 maggio 2009

Un clima familiare

Lo avevo preannunciato, non era affatto facile fare poker e scendere per la quarta volta consecutiva sotto le 2h30’. Un po’ per la condizione fisica tutta da verificare, molto di più per la difficoltà del percorso che lega Barchi a Fano. Davvero troppi saliscendi impegnativi che, nonostante il dislivello favorevole di circa 300 m, rendono arduo correre sui tempi collaudati. Il tragitto è ben conosciuto ed illudersi è da sprovveduti. In più domenica a rendere ancora più improba la sfida si è aggiunto un fastidiosissimo vento che ha spirato con forte intensità per tutta la durata della gara. La parte terminale della maratona, gli ultimi 10 km quando scesi dalle colline si prende la parte pianeggiante, sono stati terribili. Un po’ di tregua la si è avuta solo nella parte del centro storico. Così il tempo finale di 2h33’38” non è da buttare via e rappresenta un buon viatico per l’imminente Passatore. Ma se da una parte non sono riuscito nell’impresa sopra citata, dall’altra ne ho compiuta un’altra davvero singolare. Senza volerlo ho siglato lo stesso identico tempo fatto registrare nell’edizione dello scorso anno. Un evento, credo, più unico che raro. Ciò mi fa ben sperare per la 100 km, infatti le difficoltà incontrate sul percorso quest’anno mi fanno capire che la condizione è sicuramente migliore di quella del 2008. Un’ultima considerazione è da farsi sulla gara e sul livello qualitativo che riesce in ogni edizione a mostrare. Annibale e i suoi collaboratori sono unici nel mettere su un’organizzazione perfetta in ogni dettaglio e a creare in un evento dell’elite un clima familiare. Il prossimo impegno il lunghissimo di 5 ore di sabato prossimo.

giovedì 23 aprile 2009

Confronto

L’immagine sottostante riporta un confronto fra le tre maratone da me disputate, Roma, Russi e Torino. I chilometri sono stati misurati con il mio Garmin Forerunner 405 e quindi non sono coincidenti con quelli posti lungo la strada. Per curiosità alla mezza maratona a Roma sono passato in 1h13’05”, a Russi in 1h12’40” e a Torino in 1h13’35”. Inoltre a Roma ho corso in gruppo fino al 30°esimo chilometro, a Russi in solitudine dall’inizio alla fine e a Torino ho corso da solo dal 25°esimo fino al 35°esimo chilometro. Il tempo a Roma è stato bello, ma c’era vento un po’ freddo, a Russi faceva caldo e tirava vento, soprattutto dal 10° km in poi, a Torino piovigginava e in alcuni punti c’era vento freddo fastidioso. Infine vorrei far notare come secondo il Garmin a Roma il percorso sarebbe stato di 42,821 km, a Russi 42,362 km e a Torino 42,407 km. Un’unica cosa ha accumunato tutte e tre le maratone, la grande fatica durante la gara e la soddisfazione dopo.

martedì 21 aprile 2009

Una bella doccia calda

Ed anche questa è fatta. Tre su tre. Tre maratone in un mese e tutte e tre sotto le 2h30’. Niente male direi, soprattutto se viste nell’ottica dovuta, ossia in prospettiva Passatore. Riepiloghiamo: Roma 2h28’27”, Russi 2h29’59”, Torino 2h29’04”. Domenica scorsa Torino, corsa dall’inizio alla fine sotto una pioggia leggera, ma incessante. Chi mi conosce un pochino sa che non amo correre né con il freddo né con l’acqua e preferisco di gran lunga, almeno per gli allenamenti, utilizzare il caro tapis roulant. A volte mi capita di farne uso anche quando c’è solo la minaccia di minuti piovaschi. Oramai, d’altronde, sto invecchiando e l’umidità mi provoca un fastidio enorme e quindi l’unica soluzione percorribile è davvero questa. Così domenica mattina quando ho aperto la finestra dell’hotel e ho visto il cielo cupo e nero, non l’ho presa benissimo e il pensiero è saltato subito a quello che per me avrebbe rappresentato il momento più entusiasmante dell’intera giornata, la doccia calda subito dopo la gara. È ovvio che correre sotto l’acqua non è stato facilissimo, così come è stato fastidioso avere, in alcuni tratti, il vento freddo contrario che gelava il corpo dalla testa ai piedi. Nonostante ciò, tutto è andato per il meglio e l’obiettivo prefissato nel pre-gara è stato ampiamente centrato. Ora guardo con fiducia al prossimo appuntamento, la Collemar-athon. Certo cercare di fare poker sarà alquanto difficile, visto che il percorso che unisce Barchi a Fano e tutt’altro che facile. Ma per il momento preferisco non pensarci e godermi i risultati ottenuti, così come ho fatto con la doccia calda subito dopo l’ultima maratona.

mercoledì 15 aprile 2009

Una domenica si e una domenica no

Una domenica si e una domenica no. Così potrei riassumere il periodo sportivo che sto attraversando. Tutto è iniziato con la Maratona di Roma, 23esimo assoluto in 2h28’27”, un week end di riposo, la Maratona di Russi, 4° assoluto con 2h29’59”, un bel week end trascorso in Olanda in occasione della Pasqua, domenica prossima la Maratona di Torino, poi un fine settimana all’insegna del mio compleanno ed infine il 3 maggio la bellissima Collemar-athon. Riepilogando: una maratona ogni 15 giorni. Cui prodest? La speranza è che queste gare mi regalino una buona condizione in vista dell’appuntamento più importante della prima parte di stagione, ossia il Passatore. Voglio condurre, infatti, una preparazione diversa dagli altri anni, fatta di gare “corte”, adatte a prendere i ritmi e capaci di produrmi uno stress dovuto al poco recupero tra una competizione e l’altra. Per il momento i risultati sono confortanti, anche se ad essere sinceri a Roma, probabilmente essendo più fresco, ho tenuto meglio la distanza e superato con più facilità la crisi che si è presentata verso il 30esimo chilometro. A Russi non è stato altrettanto, ma ho l’attenuante di aver corso da solo dall’inizio alla fine, in una giornata dal gran caldo e dal fortissimo vento. La speranza è che domenica prossima, a Torino, le condizioni meteo siano migliori e soprattutto che possa avere la possibilità di correre in gruppo, magari come a Roma, in mezzo alle prime donne. Staremo a vedere.

martedì 7 aprile 2009

Nient'altro che il proprio io

Non trovo le parole per commentare tutto quello che è successo in Abruzzo, terra a me tanto vicina eppure così lontana. Assisto sgomento allo spettacolo triste offerto da internet e tv. Le immagini sembrano quelle di una guerra, che porta solo morte e distruzione. Insieme a tanta rabbia e poca fiducia su quello che il futuro riserverà. La mia Subiaco è a pochi chilometri di distanza dall’epicentro del sisma, ma per fortuna non ci sono stati danni a persone o cose. Solo tanta paura e la consapevolezza di essere impotenti di fronte a siffatta potenza della natura. Non si ha l'energia e la voglia per individuare un responsabile diverso, perché forse un responsabile diverso non c’è. Come detto da più parti questo non è il momento delle polemiche, ma c’è bisogno solo di solidarietà e tanta forza di volontà. Bisogna trovare il coraggio di guardare avanti, nonostante tutto. Non è facile, ma non si può fare diversamente. Il processo sarà lungo e la ferita impossibile da rimarginare. Occorreranno pazienza e lacrime, sudore e nostalgia. Solo partendo da qui si potrà cercare una via di uscita, individuare una luce, sognare una speranza. Da parte nostra possiamo fare tanto, inviando ognuno un aiuto economico, magari anche piccolissimo. Non solo servirà fattivamente a ricostruire un territorio, a risollevare un popolo, a rinnovare un futuro, ma servirà anche a non far sentire troppo solo chi oggi non possiede altro che il proprio io.

mercoledì 1 aprile 2009

Uno alla volta

Incomincia a scaldarsi l’aria ed il pensiero vola inevitabilmente ad una primavera, che nonostante tutto, stenta ancora a mostrarsi nel pieno dello splendore. Forse è vero, non esistono più le mezze stagioni e passeremo, così, dal grande freddo ad un tepore troppo umido fino al caldo pre-estivo. Maledette le piogge di questi giorni e quelle che ancora verranno. È tornata l’ora legale e non sarebbe niente male potersi allenare la sera fino a tardi, prima dell’ora di cena. Ma come si fa con questo tempo? Allora bisogna tenersi strette le abitudini portate avanti per tutto l’inverno. Comunque è roba di pochi giorni e poi il sole, sicuramente, tornerà a splendere. Amo il mese di aprile, forse perché ricorre il mio compleanno, ma forse più perché l’aria mite annuncia la spensieratezza dell’estate. Non bisogna accendere più il camino ed il tepore del giorno serve a scaldare la casa anche per la notte. Ed è proprio in questo periodo che il pensiero spesso va a posarsi su quello che per me sarà l’appuntamento probabilmente più importante di questa prima parte di stagione, Il Passatore. Proprio oggi, mentre sistemavo l’aiuola fuori casa con delle luci da giardino, ho ricevuto la gradevole telefonata dell’organizzatore che voleva sapere se sarò presente o meno. Aldilà della risposta, scontata, ed il piacere nel ricevere il contatto, è stato un modo come un altro per rituffarsi in un attimo in un’avventura strepitosa qual è la 100 km che unisce Firenze a Faenza. Non voglio essere presuntuoso, ma personalmente, nonostante i difetti organizzativi, la reputo la gara più bella ed affascinante che abbia mai corso. È un sistema unico per vivere la storia, scrivendola. Non solo per chi vive la gara da protagonista, ma per tutti coloro che anche quest’anno avranno la voglia ed il coraggio di lanciarsi in un’impresa esclusiva come questa. Già fissate le gare che mi condurranno a fine maggio. La prima domenica prossima con la 42 km di Russi, poi la maratona di Torino ed infine la Collemar-athon. Forse inserirò anche altri appuntamenti, ma per il momento preferisco non allargarmi troppo ed aspettare gli eventi, valutando di volta in volta il da farsi.

venerdì 27 marzo 2009

Un simpatico punto di partenza

Continuo a ricevere, nonostante siano passati già diversi giorni dalla Maratona di Roma, messaggi ed email di amici e conoscenti che si complimentano con me per la bella prestazione, riferendosi soprattutto al fatto di essere arrivato primo fra gli atleti italiani. La maggior parte cercano di farmi riflettere, cercando di farmi capire che non c’è nulla di cui vergognarsi e che il risultato ottenuto non è frutto solo di un destino con me benevolo, ma anche di una prestazione comunque non da gettare via. Ho riflettuto e rifletto ancora su queste parole e su quanto accaduto e, anche solo con il pensiero, un po’ me la rido. Penso a quanto sia buffa la situazione in cui mi trovo, come protagonista incosciente di un evento importantissimo. Ho trascorso anni, almeno 5 o 6, in cui correvo maratone intorno alle 2h20’ con una certa facilità e ricorrenza, ma nonostante tutto non mi era mai accaduto nulla del genere. Non dico nella Maratona più popolata di Italia, ma anche in maratona meno importanti. Ora mi trovo con un 2h28’ che riveste un significato tutto particolare ed unico. Che in qualche modo sarà, o almeno sembrerà, più importante e piacevole di un risultato cronometricamente più valido, ma che confuso tra i tanti, non ha lasciato alcun ricordo, tanto meno positivo. E allora cosa fare? Niente di più di quello che sto facendo già! Cosciente e consapevole di quanto accaduto, mi crogiolo in queste dimostrazione di affetto e stima che sto ricevendo in questi giorni cercando di vedere, come sempre, questo risultato non come un punto di arrivo, ma un simpatico e inaspettato punto di partenza. E comunque grazie a tutti di cuore.

martedì 24 marzo 2009

Dalla Gazzetta dello Sport di oggi (Edizione Roma)

lunedì 23 marzo 2009

Non per merito mio

Non capita spesso, anzi quasi mai, ma a volte il destino ci riserva sorprese e scherzi atipici, ai quali stentiamo quasi a credere. Ci troviamo protagonisti, anche se in modo defilato, di un evento del quale dovevamo essere solo semplici comparse. Questo è quello che mi è capitato nella giornata di ieri alla fine della Maratona di Roma. Non per mio merito, ma sicuramente per demerito altrui (ossia di tutti coloro pur più forti non si sono presentati ai nastri di partenza), mi sono ritrovato primo dei bianchi e ovviamente (o quasi) anche primo degli italiani. Questo ha comportato una premiazione speciale con l’assegnazione di un premio speciale. In realtà la premiazione non è stata effettuata (perché la prima donna italiana, Anna Incerti, era già andata via), ma il premio dovrebbe essermi assegnato e dovrebbe consistere in un viaggio di una settimana in Kenia per una persona con tappa a Eldoret, Malindi e safari finale. Davvero un bel regalo. Ma aldilà di questo, dicevo mi sono ritrovato protagonista per caso. La televisione ha fatto il mio nome, qualche giornale mi ha citato e subito si è sparsa la voce. Così ho ricevuto diverse email, sms, telefonate e quant’altro che contenevano felicitazioni per il risultato ottenuto. A questo punto la mia preoccupazione è stata ed è quella di rassicurare tutti sul fatto che nulla di particolare è stato da me compiuto, ma che tutto è accaduto solo ed esclusivamente per pura coincidenza e che il 2h28’27” non è un tempo così eccezionale, non solo se lo si confronta con quello del vincitore, ma soprattutto con quello di Richard Whitehead, ragazzo inglese amputato a tutte e due le gambe e costretto a correre con delle protesi in carbonio che ha corso in 2h56’45”. Quanto alla gara sono soddisfatto non tanto per il tempo (ben lontano dal mio personale), ma per la capacità dimostrata nell’esser riuscito a venir fuori dalla crisi che mi ha colpito verso il 30° chilometro. Non avrei mai creduto di riuscire a reagire in maniera così positiva e soprattutto di avere ancora tanta energia e grinta da tirare fuori. Quello che ora manca è un po’ di ritmo nelle gambe. Speriamo di arrivarci presto. Un’ultima cosa: erano un po’ di anni che non correvo la maratona di Roma, l’ho trovata molto migliorata, soprattutto per il calore del pubblico. E questo è un ottimo segnale per l’atletica leggera e per tutto il movimento.

mercoledì 18 marzo 2009

Solo il mio pensiero

Ho letto con attenzione tutti i messaggi lasciati sui vari siti da coloro che hanno avuto la pazienza di dedicarsi alla lettura del mio post “100 km corsi con il cuore” e proprio a costoro vorrei dedicare parte del mio tempo. Ringrazio tutte le persone che hanno mostrato comprensione per le cose da me riportate, testimoniando quanto sia importante, anche per loro, l’aspetto emotivo e mentale nell’affrontare una gara di lunga durata come la 100 km. Ma ringrazio ancor di più chi ha avuto la “forza” per affermare che alcuni concetti da me espressi non sono condivisibili a pieno e per questo ha voluto muovere una critica. Ed è con loro che vorrei confrontarmi. Premetto che nel mio scritto mi riferivo solo ed esclusivamente agli attimi che precedono la gara e che solo adesso voglio estendere il discorso a tutta la preparazione. Partiamo dall’aspetto propriamente tecnico. Non credo che si possano paragonare gli studi e le esperienze fatti sulla maratona con quelli della 100 km. Credo che siano pochi i tecnici al mondo che hanno effettuato ricerche approfondite e protratte nel tempo su atleti di alto livello nel campo delle ultra, ancor meno in Italia. Così come sono pochi i libri che trattano in modo scientifico lo studio della preparazione di una 100 km. Poco se ne sa ed il mondo delle ultra è un mondo ancora inesplorato e sconosciuto ai più. A testimonianza di ciò basta comparare la preparazione affrontata da Giorgio Calcaterra, sia per il Passatore 2008 che per il Mondiale, con quella fatta dagli altri atleti della nazionale. Il caro Giorgio ha preparato entrambe le gare con soli due lunghi da 60 km fatti nell’ultimo mese, ma con una gran mole di chilometri alle spalle e con ottimi ritmi sulle gare corte e buoni in maratona. Tutti gli altri si sono affannati in lavori estenuanti e stancanti che hanno portato a risultati ben diversi. Sicuramente meno positivi. Nessuno ha mostrato la forza e la brillantezza di Giorgio, tantomeno la condizione. Certo molto fa l’atleta, ma è proprio questo modo diverso di preparare la 100 km che, probabilmente (anche perché è stato lo stesso Giorgio ad affermare di trovarsi molto meglio con questo metodo), ha consentito a Giorgio di ottenere il primato personale al Passatore ed il titolo mondiale e delle prestazioni diverse da quelle degli anni precedenti. Questo alla faccia di tutti coloro, tecnici ed atleti, che vedono la preparazione in modo completamente diverso, lunga e faticosa come la 100 km. L’altro aspetto è relativo agli psicologi. Non me ne vogliano, non ho nulla contro di loro e contro la loro professione, ma ciò che ho scritto è relegato solo alla mia esperienza e unicamente alla vita sportiva. Personalmente credo che l’intervento dello psicologo si reputi necessario nel momento in cui c’è un problema da risolvere, non ho mai sentito nessuno che si sia recato dallo specialista solo per fare una chiacchierata. Il problema, ovviamente, può essere più o meno grave, ma comunque sussiste. Bene, proprio rifacendomi a questo mio modo di vedere le cose ho espresso l’opinione che mai farei ricorso agli psicologi per avere maggiori stimoli o motivazioni in una 100 km. La corsa per me è puro piacere, il giorno in cui la competizione dovesse trasformarsi in problema, eliminerei la difficoltà alla radice. Semplicemente smetterei di correre o più propriamente modificherei il mio obiettivo. Non sono un professionista del running ed il mio scopo è la sensazione pura, ma non artefatta, e comunque non il tempo o la posizione. Infine, anche se questo me ne duole, vorrei dedicare due righe a chi (per fortuna o purtroppo una sola persona, almeno che io sappia o abbia letto) ha ritenuto opportuno definire il mio atteggiamento un po’ sfrontato, invitandolo a rileggersi tutti i post passati e a ricercare in essi anche solo un riferimento che possa giustificare le sue accuse, ma soprattutto pregandolo di parlare delle sensazioni altrui con maggiore accortezza e rispetto. Grazie.

venerdì 13 marzo 2009

100 km corsi con il cuore!!!

Non sono di certo uno psicologo o comunque uno che ha studiato e studia i processi mentali dell’uomo nella vita sportiva e nelle discipline di endurance. Ma sono sicuramente un ultramaratoneta. Uno cioè che ha corso e corre distanze che superano di gran lunga quella classica di maratona. Per questo non so bene chi fra lo psicologo e l’ultramaratoneta sia più degno di dire cosa rappresenti per la mente umana uno sforzo di questa portata. Quali siano gli elementi che entrano in gioco allorquando si decide di affrontare una sfida lunga come una 100 km. Quali fattori debbono essere tenuti più sottocontrollo e quali possano essere ritenuti decisivi al fine dell’ottenimento della prestazione atletica. Ma credo comunque di poter dire la mia con una certa cognizione di causa. Personalmente ho sempre valutato la fatica che si compie in una 100 km come fatta di due componenti essenziali, diverse e comunque uguali fra loro. Diverse nelle caratteristiche, ma uguali nell’intensità. Mi spiego meglio. Sembrerà paradossale, ma in uno sport come l’ultramaratona il fattore fisico non è tutto e soprattutto non è prioritario. Molto fa l’aspetto mentale ed emotivo, almeno per un buon 50%. Arrivare tranquilli e rilassati all’appuntamento, così come arrivarvi decisi e convinti è fondamentale. La gara inizia ben prima dello sparo dello start e tutto deve filare liscio già nei giorni precedenti l’evento. Ogni elemento di nervosismo comporta un inutile dispendio energetico, che in un lavoro così lungo può fare la differenza nel risultato. Quel risultato ambito e per il quale si sono spesi mesi di allenamento e fatti sacrifici enormi. Non sento più la pressione della gara già da un po’ di anni, mi sveglio la mattina e devo prendere consapevolezza su quello che sarà l’impegno della giornata. Riesco a dormire tranquillo e ogni problema diventa facilmente risolvibile. Così non è per la 100 km. Così non è per il Passatore, così come non lo è stato per il Campionato Mondiale di Tarquinia. Chi mi è affianco lo sa bene. Subisco una trasformazione, quasi radicale, e nonostante mi sforzi di apparire tranquillo la tensione c’è e si sente. E viene trasmessa a tutte le persone più care, che, come me, sperano e sognano che tutto vada per il meglio. Quelle stesse persone che assumono per questo un ruolo fondamentale, strategico. Sono loro le uniche che possono rilassarti e rassicurarti, perché loro ti conoscono meglio di altri e sanno davvero quali sono le necessità, i punti deboli da risolvere e le priorità da affrontare. Non contano i consigli dei tecnici, se non per aumentare la tensione ed il nervosismo. Non contano i consigli degli psicologi, perché fatti di un mondo a loro sconosciuto. Non contano i consigli di tutti coloro che mai hanno corso un’ultramaratona, perché non lo hanno mai fatto neanche con il cuore e hanno sempre creduto e sempre crederanno che il suo risultato è solo una questione di stupide tabelle da seguire.

sabato 7 marzo 2009

Felice come un bambino

Devo essere sincero. Non conosco molte persone che riescono ancora ad emozionarsi come fossero dei bambini. Mi spiego meglio. Non sono così bravo da poter entrare nel cuore di ognuno per poter valutare il livello raggiunto dai propri sentimenti e così stolto da voler stimare dall’esterno l’interno sentire di ogni persona. Il mio riferimento è più banale e riguarda il modo con cui l’emozioni vengono vissute ed esternate, senza vergogna e timore. I bambini in questo sono dei veri campioni, ma questa infinita virtù con il tempo va via via perdendosi. Subentra la razionalità ed il gioco diventa più difficile e complicato. L’apparenza diventa più importante dell’essere e il mostrarsi “debole” agli impulsi del cuore ci fa credere meno maturi e virili. Così vivere a pieno un sentimento senza barriere e confini, senza paure e timori, senza limiti psicologici diventa difficile. Quasi un’impresa ardua. Eppure così facendo si perde la parte più bella del tutto e tutto assume un sapore diverso. Il motivo principale credo sia da ricondurre alla capacità che hanno queste persone di vivere più intensamente ogni cosa e quindi di saper meglio valutare le emozioni altrui. Sanno entrare meglio di altri in questo delicato campo, proprio perché lo conoscono più profondamente, e sanno meglio di altri regalare gioie ed emozioni. Ed è la stessa suggestione che ha colto me quando ho avuto la fortuna di vedermi recapitato il numero di marzo della rivista “Marathon” da parte del mio caro amico Mauro Firmani. Raccontata così l’esperienza potrebbe apparire sterile, in quanto non si conoscono e non si possono conoscere tutti gli infiniti retroscena. Ma è sufficiente dare due particolari. Il primo riguarda l’importante “traguardo” (o meglio punto di partenza) giunto da Mauro nel diventare direttore editoriale della rivista e con tutto ciò che questo comporta, il secondo riguarda il post-it fattomi recapitare sulla prima di copertina del mensile che recita così: “Sei una delle persone alle quali ho avuto più felicità nel comunicare questa notizia. Grazie di essermi amico. Mauro”. La gioia che ho provato è stata grande. Sapere che ci sono persone che ti stimano profondamente e che fanno del rapporto d’amicizia con te un elemento di privilegio ti fa stare bene. Ti fa esplodere dentro sensazioni meravigliose ed uniche. Ti fa tornare bambino. Non credo si debba aggiungere altro. Tutti coloro che in questo gesto riescono a vederci l’infinito sono tra i fortunati che riescono ancora ad emozionarsi e a sapere emozionare, gli altri non avranno mai ali per volare. Un’ultima cosa: grazie infinite a Mauro per lo splendido regalo ed in bocca al lupo per questa splendida avventura.

venerdì 6 marzo 2009

Per amor del vero

Sono solito leggere il sito podisti.net e casualmente mi sono imbattuto nell’articolo “Tra il 13 e il 15 marzo, a Schio (VI) il primo raduno tecnico 2009 degli azzurri di ultramaratona” scritto da Maurizio Crispi come comunicato stampa della IUTA, che riporta l’elenco degli atleti convocati, compresi i "nuovi" inserimenti, con la definizione della specialità di appartenenza (100 km o 24 h). Ho notato, con estremo stupore, che non è stato inserito il mio nominativo. E proprio per questo ci tengo a precisare che la mia assenza nel raduno non è riconducibile ad una mancata convocazione da parte dei selezionatori della IUTA (come si potrebbe dedurre leggendo l’elenco dei convocati), ma ad un atto volontario di rinuncia da parte mia (quanto riportato è dimostrabile attraverso lo scambio di email che c’è stato tra me ed i dirigenti). L’omissione del mio nome non è attribuibile ad una semplice distrazione terminologica (l’aver confuso l’elenco dei convocati con l’elenco dei partecipanti), in quanto nella lista compaiono i nominativi di atleti che non prenderanno parte al raduno. Manca esclusivamente il mio nome. Tale precisazione, se da una parte non cambia la sostanza delle cose, dall’altra fa giustizia sulle responsabilità e le scelte. Visto l’atteggiamento tenuto, non credo sia necessario spendere altre parole sulle motivazioni che mi spingono a non prendere parte al ritiro, ma reputo sufficiente porre l’attenzione sulla poca professionalità e correttezza mostrate ancora una volta dalla dirigenza IUTA nei miei confronti.

Col naso all'insù

Non è simpatico dirlo, ma quest’anno davvero non se ne può più. È stata una stagione da ricordare, ovviamente in negativo. Qui dalle mie parti, ma bene o male in tutta Italia, il maltempo la fatta da padrone, lasciando solo raramente spazio al caro sole. Oltre ai danni che si è portato dietro, con straripamenti dei fiumi e allagamenti vari, si è fatto sentire anche sulla vita all’aperto delle persone in generale e, più nello specifico, di tutti coloro che, come me, hanno il piacere di correre. Ogni qualvolta c’è in programma un allenamento è necessario verificare con tempo le condizioni meteo e guardare continuamente il cielo nella speranza che lasci la possibilità di affrontare l’impegno sportivo senza l’aggravio della pioggia. Personalmente provo maggior fastidio quando devo affrontare un lavoro di qualità, in effetti in questi casi è meglio evitare di correre in condizioni sfavorevoli e rimandare il tutto, mentre per gli allenamenti lenti ho adottato, come molti, la soluzione tapis roulant. Che non è davvero male, perché ti consente di correre all’asciutto e soprattutto di farlo a qualsiasi ora del giorno senza essere costretto a cercare luoghi illuminati o ad indossare lampade frontali. Non è molto che ne possiedo uno. Il primo l’ho comperato ad ottobre del 2005, ma devo essere sincero, oramai non ne potrei fare più a meno. Certo è un po’ noioso ed il tempo sembra scorrere più lentamente rispetto a quando si corre all’aria aperta, ma senza dubbio è uno strumento utile ed indispensabile per tutti coloro che devono adattare lo sport alla vita quotidiana e che con il passare del tempo hanno sempre meno voglia e fantasia di sacrificarsi correndo sotto l’acqua.

giovedì 5 marzo 2009

Male che vada, rallenterò...

Ancora qualche considerazione su Facebook prima di iniziare a lavorare. Avevano ragione tutti coloro che già da un po’ di tempo mi consigliavano di iscrivermi. Si perde un po’ di tempo a “cazzeggiare”, ma si ha la fortuna di scambiare qualche battuta con tutti gli amici che uno ha. E come essere in una grande piazza e poter parlare contemporaneamente ed in comodità con chi si vuole. Anzi meglio. È come abitare in un palazzo che affaccia su una grande piazza. Quando si ha voglia si può decidere di scendere a fare quattro chiacchiere, con la certezza di trovare sempre tutti. Magari non li pronti a risponderti, ma basta avere un po’ di pazienza e saper aspettare. La mia paura più grande e che in questo modo il tempo da dedicare al blog possa diminuire e quindi togliermi la possibilità di tenere aggiornate le mie sensazioni ed emozioni. Il tentativo sarà quello di resistere a questa eventualità. Per il momento va tutto bene. Ne approfitto intanto per dire che domenica, dopo tre anni di partecipazione, non sarò alla Strasimeno. Di questo sono profondamente addolorato, perché ho stretto una certa amicizia con gli organizzatori, ma ci sono due cose che mi hanno fatto scegliere diversamente. La prima è legata al fatto di non avere lunghi sufficienti per correre 58 km, la seconda perché vorrei allungare la distanza in maniere graduale per arrivare non esausto al Passatore di fine Maggio. Quindi il prossimo obiettivo sarà la Maratona di Roma, magari come allenamento. L’intento è di “buttarmi” nel gruppo della Incerti, tirata da un certo Giorgio Calcaterra. Certo le loro condizioni sono migliori delle mie, ma male che vada rallenterò.

lunedì 2 marzo 2009

Tutta colpa dell'Amore?

Quella vissuta ieri è stata una splendida mattinata di sport, con la Roma-Ostia protagonista indiscussa. C’è poco da dire, quanto si mettono su eventi come questo, l’entusiasmo colpisce tutti quanti ed il clima di gioia e di trepidante attesa si respira tra tutti i presenti. È davvero un evento unico nel suo genere, per la folta partecipazione di atleti provenienti da tutta Italia, e non solo, e per il percorso affascinante e scorrevole nonostante le tante insidie. Personalmente è andato tutto alla perfezione ed il risultato finale mi soddisfa moltissimo. Sull’ultimo post avevo scritto che il mio obiettivo era 1h13’ ed invece è arrivato un lusinghiero 1h11’25”, con un tratto costituito dagli ultimi due km in cui il vento fortissimo (ho calcolato di aver perso intorno ai 30/35”) mi ha tolto la gioia di scendere sotto il muro di 1h11’. A questo si deve aggiungere una leggera brezza che spirava contraria sulla restante parte del percorso e che non ha reso le cose facile soprattutto a quelli come me che si sono trovati da soli a doverla affrontare, senza nessuno che ogni tanto desse il cambio. Aldilà di questo, l’emozione più grossa è stata quella di ritrovare tante persone ed amici che non vedevo da un bel po’ di tempo e ripercorrere un tracciato che tante soddisfazioni mi ha donato in passato. Partecipando a questa gara si capisce perché trova così tanto riscontro. La strada corre veloce sotto i piedi ed i chilometri trascorrono quasi senza accorgersene, almeno questa la mia impressione di ieri. Quanto al resto solo alcune considerazioni sulle frequenze cardiache registrate. Come si può vedere dalla tabella del Garmin ho raggiunto a stento i 165 bpm e quasi tutta la gara è stata corsa intono ai 160 bpm, anche quando il ritmo è sceso e di molto sotto i 3’20”/km. A me sembrano un po’ pochi, ma più di questo il mio cuore non riesce a dare. Sarà colpa delle Ultramaratone o del fatto che batte già troppo forte per Amore?

sabato 28 febbraio 2009

Ritorno al passato (2)

Mentre il numero degli amici su Facebook continua a crescere ad un ritmo davvero entusiasmante, io mi accingo a tuffarmi di nuovo in una parte del mio lontano vissuto. Domani affronterò, dopo anni di mancata partecipazione, la Roma-Ostia, gara che in passato mi ha regalato davvero grandi emozioni. Per un bel periodo, soprattutto alla fine degli anni ’90 è stata per me, come lo è ora per gran parte dei laziali, una gara di riferimento che aveva come scopo quello di testare la condizione generale e più specificatamente in vista di qualche maratona primaverile. L’entusiasmo che trasmetteva un evento del genere era tutto legato alla consapevolezza che su un percorso così veloce e in una gara con tanta concorrenza potesse venire fuori un tempo straordinario, da primato personale. E così è stato davvero per me e questo in diverse edizioni. La soddisfazione più bella nel 2000 o nel 2001, non ricordo bene, in cui riuscii ad arrivare decimo con il tempo di 1h06’40”, che tradotto in ritmo al chilometro vuol dire 3’10”. La sfortuna volle che quel giorno ci fosse un bel po’ di vento contrario, altrimenti le cose sarebbero potute andare ancora meglio. Oggi a distanza di anni, con ritmi diversi nelle gambe e con una preparazione non adeguata e quanto mai precaria, l’obiettivo unico è quello di fare un bell’allenamento. Non credo di poter scendere sotto l’1h13’, ma già correre intorno a questo tempo sarebbe positivo. Staremo a vedere.

giovedì 26 febbraio 2009

Anch'io su Facebook!!!

Anch’io sono su Facebook. Anche l’ultima barriera è caduta. Mai avrei pensato a tanto ed invece… Tutta colpa o merito di Marta che ha avuto la brillante idea di creare un gruppo di miei fans o meglio amici. Il gruppo si chiama: Quelli di..."come ama la corsa LUI non c'è nessuno".... . Certo è un po’ lungo, ma rende bene se è vero che dopo circa 24 ore già si sono iscritte più di 30 persone. Marta dice che come risultato è ottimo, io che non ho idee in merito accetto tutto con enfasi e sto al gioco. In realtà non sarà nulla di più che questo. Il piacere sarà vedere e ritrovare tanti amici e conoscenti e con essi scambiare opinioni e pareri. Sono sicuro che ci sarà da divertirsi. Nel frattempo, ovviamente, mi sono iscritto anche a facebook. Chi volesse cercarmi lo può fare semplicemente inserendo il mio nome. Certo la foto non è aggiornatissima, ma a me piace troppo. Voi che ne dite? Allora ci vediamo, ovviamente on-line…

mercoledì 25 febbraio 2009

Un grande spettacolo davvero!!!

Ed alla fine ad avere ragione sono stati tutti coloro che hanno creduto e pensato che correre in un modo differente dal solito fosse la cosa più bella da fare in una giornata, come quella di domenica scorsa, in cui le previsioni davano sole alto nel cielo e temperature in rialzo. E così è stato. L’entusiasmo di provare le ciaspole ha colpito tutti quanti, anche chi alla vigilia era un po’ scettico in merito. Messe da parte le incertezze iniziali relative a come approcciarsi ad un “mezzo” nuovo e così unico, indossate le racchette da neve, fatti i primi passi, e per qualcuno anche le prime cadute, provata l’ebbrezza della corsa non solo in pianura, ma quel che più contava in salita ed in discesa, tutto è sembrato più facile e scontato. E quindi con spiriti diversi, dal piacere di una semplice passeggiata alla volontà vera e propria di confrontarsi comunque con il cronometro, tutti hanno accettato di buon grado “la sfida”. Un giro di 2,6 km circa da ripetere due volte in un paesaggio che dire incantevole è davvero troppo troppo poco. È vero, la fatica non è stata poca. Le difficoltà maggiori due. La prima relativa all’altitudine. La sensazione un po’ per tutti è stata quella di avere a disposizione meno fiato del solito. La seconda alla fatica fatta dalle gambe dovuta ad un modo di correre e di condurre le ciaspole molto simile ad una corsa a gambe alte. Nonostante questo tutti hanno mostrato di gradire questo modo diverso di vivere il running e la neve e si sono ripromessi di essere presenti anche il prossimo 14 febbraio 2010 per l’edizione numero 1.

sabato 21 febbraio 2009

La CiaSpeata, finalmente!!!

Oramai ci siamo. Mancano davvero poche ore perché il nostro sogno diventi realtà e spicchi il volo. Dopo due tentativi andati a vuoto, quest’anno siamo finalmente riusciti nell’intento di dare vita a La CiaSpeata, gara con ciaspole che insieme al G.M.S. Subiaco organizziamo sulle nevi di Monte Livata. Tutto è pronto e attendiamo con trepidazione lo sparo dello starter. La risposta degli atleti, nonostante la novità, non si è fatta attendere e al via dovrebbero presentarsi più di 100 persone. Ovviamente questo non regge il confronto con altri numeri, ben più altisonanti, ma in un ambito in cui la neve è ancora vissuta con timore e le ciaspole non si sa cosa siano, questi sono risultati che fanno ben sperare per il futuro. La nostra migliore pubblicità per gli anni a venire sarà il passaparola e l’emozioni di chi domani sarà protagonista di un modo di vivere il running davvero unico e particolare. Se a tutto questo si aggiunge una previsione meteo che preannuncia sole e temperature miti, allora c’è solo da aspettarsi di vivere una splendida e rilassante giornata di sport all’insegna del divertimento. Tutte le info su www.laspeata.it

lunedì 16 febbraio 2009

"Pole pole, tuta fika"

Non sono diventato africano, né tanto meno ho fatto un corso accelerato si swahili. E’ solo che nel periodo di permanenza nell’isola di Zanzibar ho avuto modo di entrare in contatto con le persone del posto ed apprendere da loro le parole ed i modi dire più comuni. “Chi va piano, va sano e va lontano”, loro lo traducono con “Pole pole, tuta fika”. Che vuol dire appunto la stessa cosa, ma ha un suono diverso e più simpatico (almeno per me). E comunque fa si che quando detto desti maggiore attenzione. Ho sposato con entusiasmo questo proverbio perché rispecchia, non solo in questo periodo, il mio approccio all’atletica. Cosciente infatti di una condizione quanto mai precaria, sto cercando di recuperare il tempo perduto (chissà poi cosa vorrà dire) dedicandomi con più entusiasmo a lavori di qualità e cercando di mettere dentro una maggior quantità di chilometri. In questo mio progetto mi trovo ancora nella fase iniziale, ma credo che sia già qualcosa. Ieri, per la prima volta dall’inizio dell’anno, ho fatto un doppio allenamento. 14 km la mattina, con 10x200 m in salita e 3x1000 m in pianura, e 9 km su tapis roulant la sera. Riconosco che non è nulla di eccezionale, ma per chi non è più abituato a tali cose, l’entusiasmo sta più nell’aver sconfitto la fatica mentale, piuttosto che quella fisica. La speranza è di riuscire a portare avanti con successo i miei intenti. Gli impegni, come per tutti, sono tanti. Questa settimana, oltre al lavoro, c’è da organizzare La CiaSpeata di domenica prossima. Nel frattempo giovedì avrò il compito di aiutare i miei amici Giovanni e Marta con una gara di fondo valida per il campionato regionale degli studenteschi. La settimana prossima quello con le scuole elementari per il progetto che prevede la qualificazione per la successiva partecipazione delle stesse alla stracittadina della Maratona di Roma. Quanto al resto ho ricevuto in questi giorni la lettera da parte della IUTA per l’adesione al raduno di Schio dei prossimi 13, 14 e 15 marzo. Come ho avuto modo già di spiegare in passato non è mia intenzione prendere parte a nessuna delle iniziative prese dal settore tecnico in questa direzione. I motivi sono tanti, forse troppi. E tutti riconducibili, nel bene e nel male, a quanto successo dallo scorso settembre fino ai giorni del Mondiale di Tarquinia. Non credo opportuno elencarli, almeno per ora, su questo post. Il mio sito-blog nasce con un nome che è l’emblema del mio modo di rapportarmi allo sport. Le persone che ci dirigono fanno fatica a percepirne il significato, non solo a comprenderlo. Questo il loro limite, questa la mia scelta.

sabato 31 gennaio 2009

Hakuna matata

Questa volta, rispetto a tante altre, la mia assenza dal blog ha una giustificazione degna e giusta. Sono, o meglio insieme a Serena, siamo stati via per il viaggio di nozze per una decina di giorni. In particolare siamo stati al caldo dell’isola di Zanzibar, sulle coste della Tanzania, poco sotto la linea dell’Equatore. E mentre qui in Italia impazzavano piogge gelide e neve, lì da noi a farla da padroni erano sole e temperature tropicali. Normalmente stavamo intorno ai 35° C e immergersi nell’oceano Indiano portava le stesse sensazioni che infilarsi nella vasca da bagno di casa. Una vasca da bagno, ovviamente, dalle dimensioni leggermente più grandi. Acqua cristallina a 25° C. Uno spasso da non morire mai. In questi 10 giorni ho trovato anche il tempo per allenarmi, logicamente sulle spiagge bianche chilometriche ricolme di infinite palme di cocco. Non sono riuscito a correre per più di un’ora al giorno, anche perché era come muovermi con al fianco una stufetta che emanava un’aria che definire calda è davvero un eufemismo. Aldilà di questo e dei posti belli, ciò che mi ha colpito è stato confrontarmi con una realtà estremamente diversa dalla nostra. Mi riferisco allo stato in cui si trovano la maggior parte degli abitanti dell’isola. Molta povertà e poco lavoro. Girando per le strade, poco curate e molto trasandate, ci si imbatte in persone, almeno all’apparenza, tranquillamente sdraiate a non fare niente in attesa di non si sa bene che cosa. Ciò che colpisce è l’estrema tranquillità con cui affrontano questo loro status sociale e come non facciano niente per sovvertirlo. Hanno per tutti un sorriso e sono sempre disposti a dirti “Hakuna matata”, che in swahili signica “Nessun problema”. Sembrano non preoccuparsi del domani e l’unica difficoltà da risolvere è trovare qualcosa da mangiare per la giornata che stanno vivendo. Non ho ben capito se sono tradizionalmente legati a questo modo di pensare, se è stata solo una mia forte impressione o se, pur coscienti, sono consapevoli che affannarsi non cambierebbe nulla, tanto vale non fare niente. Comunque stiano le cose, una cosa da insegnare a noi la hanno. Si può riuscire a vivere, magari senza troppi agi, senza stress e godersi la vita anche con quel poco che si ha a disposizione. Forse gli scemi siamo solo noi.

venerdì 30 gennaio 2009

Grazie infinite a Runner's World

Grazie infinite. Non trovo altre parole per esprimere la mia gratitudine a chi è riuscito a rendermi felice per un regalo così grande. Sapevo dell’articolo, ma mai avrei creduto che mi venisse concesso così tanto spazio e venisse confezionato in maniera così mirabile come si conviene in genere solo ai grandi atleti. Ringrazio per questo il direttore Marco Marchei, perché ha creduto profondamente in questo progetto, decidendo di investire in esso tempo e risorse, accettando una sfida che altre riviste del settore hanno scartato a priori, dedicando all’evento del Mondiale di 100 km di Tarquinia solo poche righe di resoconto e classifiche sbagliate. Ringrazio l’artefice dell’articolo, Marco Bonarrigo, il vero ideatore dell’intera opera, per le belle parole spese e per la sagace capacità mostrata nel saper rendere interessante una storia che agli occhi dei più sarebbe potuta apparire eccessivamente normale. Ringrazio, infine, Mjrka Boensch Bees, il fotografo, che con la sua arte ha saputo immortalare nell’infinito il senso del mio correre. Le immagini sono stupende e non riproducono banalmente una realtà vissuta, ma la rendono viva e pulsante di emozioni anche a distanza di tempo. A tutti loro dico grazie e nient’altro, perché ogni altra parola servirebbe esclusivamente ad inserire fronzoli ad un concetto che solo in questo modo può rimanere puro. Voglio tuttavia aggiungere qualcosa che possa testimoniare il mio stato emotivo. Vedo questo regalo come un dono eccessivo, più grande di me e della mia gara. Credo che altri più forti e famosi sarebbero potuti essere i protagonisti di quelle pagine. Non ha senso, nel mondo di oggi, dare spazio a chi non vince. È una regola non scritta, ma imposta dalle leggi del mercato. E per tal motivo non posso e non voglio vedere l’articolo come un premio per il sesto posto del mondiale. Piuttosto mi piace vederlo in un’ottica diversa. Sto attraversando un momento della mia vita sportiva estremamente delicato. Una fase nella quale il tempo da dedicare allo sport diventa sempre meno e i ritmi, inevitabilmente, si allentano. Non so se tornerò a correre una 100 km, ma soprattutto se riuscirò a farlo in un modo per me dignitoso. Proprio per questo motivo sono felice di interpretare il tutto come un bel premio alla carriera, una storia fatta di tanti bei piazzamenti e solo raramente di successi. Ma soprattutto di una vita sportiva passata a credere che l’avversario sia soprattutto una persona con un animo ed un cuore da rispettare e con un obiettivo bello, quanto il mio, da raggiungere. Non ho mai esasperato il mio approccio con la corsa, così come non ho mai creduto che vincere o perdere una gara potesse cambiarmi la vita. L’importante è sempre stato confrontarsi onestamente con me stesso e con il prossimo, mostrando il sorriso sulle labbra. Nient’altro è contato. Ed oggi, più che mai, lo scopo fondamentale del mio correre è promulgare questo modo di vedere lo sport. Per tutto questo, ma solo per questo, riesco ad accettare questo regalo con serenità e gioia. Un’ultima cosa. Come per tutti i premi importanti anch’io vorrei fare una dedica. Vorrei ringraziare per ogni cosa i miei genitori, che, come mi piace dire, mi hanno regalato una testa per pensare, due gambe per correre ed un cuore per amare. Un ultimo pensiero va a mio padre, che sono sicuro gira con una bella copia di Runner’s World in tasca, aperta sulla pagina del mio articolo, pronta per essere fatta vedere a tutti coloro che, come lui, hanno la possibilità e la fortuna di vedere questo splendido mondo dall’alto del Cielo. Grazie.

lunedì 19 gennaio 2009

Dal sito brooksrunning.it

domenica 18 gennaio 2009

Torna La CiaSpeata!!!

E come per incanto torna La CiaSpeata, gara con ciaspole di 6 km circa che si tiene sulle nevi di Monte Livata. O almeno lo speriamo vivamente. Dopo due tentativi andati a vuoto per mancanza di neve, quest’anno crediamo che tutto possa andare per il meglio e che non ci possano essere tali tipi di problemi, viste le abbondanti nevicate che si stanno susseguendo già dai primi giorni del mese di dicembre. Il giorno dell’evento sarà il 22 febbraio prossimo e tutte le notizie potranno essere apprese attraverso il sito www.laspeata.it, che sarà aggiornata a breve. Nel frattempo possiamo già dire che la gara si svolgerà in Località Campo dell’Osso (5 km più in alto del punto di arrivo de La Speata) su un circuito di neve battuta e con qualsiasi condizione meteo. Il costo dell’iscrizione, che potrà essere effettuata sul sito www.laspeata.it o tramite fax al numero 0774.85255, è stato fissato in € 15,00 (giustificate dal costo per l’affitto delle ciaspole e del trasporto dal Trentino fino a Subiaco). Per tutti coloro che dispongono di ciaspole proprie il costo è ridotto a € 10.00 (è gradita la comunicazione al Comitato Organizzatore all’atto dell’iscrizione. Tutto ciò darà la possibilità di gestire meglio la fase di distribuzione e di garantire il pettorale a più atleti possibili). La gara è a numero chiuso ed il limite massimo è fissato a 250 corridori. Il pacco gara sarà costituito da un bellissimo cappello di lana con scritta in cotone “La CiaSpeata”. Saranno premiati i primi tre uomini e le prime tre donne giunte al traguardo con premi in natura. Sono previste, inoltre, ben 17 categorie (11 maschili e 6 femminili) con premiazioni ad imbuto. Le iscrizioni chiuderanno mercoledì 18 febbraio. Il Comitato Organizzatore si riserva la possibilità di riaprirle la mattina della gara. Il ritrovo è fissato per le 9:00, mentre la partenza sarà alle 11:00. Dopo la gara a tutti i presenti sarà distribuito un ristoro a base di dolci locali e vin brulé Vi aspettiamo numerosi! Non mancate a questo evento unico nel suo genere nel centro-sud Italia.

giovedì 8 gennaio 2009

E anche questa è andata


E anche questa è andata. È stato davvero entusiasmante indossare di nuovo il pettorale, ma con gli sci da fondo ai piedi. Erano oramai quasi 15 anni che non provavo più tali sensazioni, quelle stesse emozioni con le quali sono vissuto nel periodo dell’infanzia e dell’adolescenza e che hanno contribuito in massima parte alla formazione del mio carattere sportivo. Credo, infatti, che tanti anni di pratica dello sci nordico abbiano segnato il mio futuro sia da maratoneta che da ultramaratoneta. Non sono mai stato uno forte sulle distanze corte, mi mancano i ritmi e la capacità di soffrire intensamente, ma ho sempre preferito le distanze lunghe o, perlomeno, è proprio in queste che mi sono espresso meglio. Il tutto aiutato e testimoniato da un muscolo cardiaco che non ne vuole sapere di battere forte, ma preferisce farlo con maggiore potenza e ad un ritmo più blando. A stento riesco a raggiungere i 165 bpm e anche domenica scorsa la situazione non è stata diversa. È stato interessante notare come, nonostante nel fondo ci siano dei tratti di discesa nei quali recuperare le fatiche, le frequenze cardiache non subivano grandi variazioni e rimanevano su valori pressoché costanti. Il tutto a testimoniare che i tratti con pendenza favorevole, poiché comunque troppo corti, non sono sufficienti a riportare il cuore a valori tipici di un andatura medio-lenta. Aldilà di questo aspetto, considerando che quest’anno avevo sciato una sola volta il 20 dicembre, posso dire di essere andato discretamente. Per compiere 10 km ho impiegato circa 32’45”, arrivando 14° assoluto e prendendo un distacco dai primi di poco superiore ai 4 minuti. Che probabilmente poteva essere un po’ inferiore se in partenza avessi avuto la possibilità di partire con un numero più basso e quindi non rimanere imbottigliato nelle retrovie. Ma mi rendo conto che queste considerazioni non hanno alcuna importanza e soprattutto lasciano il tempo che trovano. Un’ultima cosa. Ho incontrato il sindaco di Castel del Monte e gli organizzatori della 50 km del Gran Sasso (che non credevano ai loro occhi vedendomi con gli sci ai piedi) ai quali ho promesso che sarò di nuovo alla partenza della loro straordinaria gara nel prossimo mese di luglio.

lunedì 5 gennaio 2009

Un sapore antico

Dopo 14 anni circa di inattività agonistica con gli sci da fondo, domani tornerò ad indossare il pettorale in una 10 km a tecnica libera a Castel del Monte (AQ). La cosa potrà sembrare piuttosto strana ed anomala a chi non conosce il mio passato sportivo. In realtà io provengo dallo sci nordico, che ho avuto modo di praticare dal 1983 fino al 1995 ottenendo anche discreti risultati, uno su tutti la vittoria in staffetta al Campionato Mondiale Cittadini nella categoria Juniores. Nel 1995 poi ho preferito abbandonarlo a favore dell’atletica leggera per un motivo molto semplice, lo studio. In quel periodo, infatti, frequentavo i primi anni di Università a Roma e dovendo seguire i corsi sia la mattina che il pomeriggio, non avevo la possibilità di recarmi sulle piste da sci di Monte Livata. Molto più semplice era correre nell’ora di pranzo nel vicino campo di atletica di Caracalla. Da lì passare alla corsa in modo agonistico è stato un attimo. Dal 1995 al 2001 (anno della Laurea) ho trascorso anni intensissimi, fatti di studio e sudore, ma anche ricchi di soddisfazioni uniche e difficilmente ripetibili. La parola d’ordine è stata “impegno” su ogni fronte, alla ricerca dell’ottimizzazione del tempo e delle energie a disposizione. Domani sarà quindi un piacevole ritorno al passato, dove la gara sarà solo un modo per riassaporare vecchi emozioni. In realtà ci sarà anche un altro motivo, ritornare in quel di Castel del Monte, posto a me tanto caro per il doppio successo ottenuto negli ultimi due anni nella 50 km del Gran Sasso.

domenica 4 gennaio 2009

Il primo dell'anno, anzi il secondo

Nuovo anno, stessi allenamenti. Dopo un periodo passato a riprendermi dal campionato mondiale di 100 km, ho finalmente ripreso gli allenamenti in preparazione della nuova stagione. Dire che attualmente la condizione non è delle migliori è ovvio e scontato. Non posso pretendere di stare bene, ma questo è la logica conseguenza di un periodo trascorso con la mente rivolta ad altri e più importanti impegni. Quanto al lavoro odierno non è il primo dell'anno. In realtà il primo l'ho fatto ieri e nello specifico ho corso 10 volte i 400 m ad un ritmo di circa 1'12" recuperando 200 m in circa 1'00". Oggi invece mi sono tirato il collo con un allenamento di 8 km strutturato nel seguente modo: 2 km facendo 500 m forti e 500 m piano, poi 4 km facendo 1 km forte e 1 km medio, infine gli ultimi 2 km come i primi. In totale ho impiegato 27'20" ad un ritmo medio di 3'25". Che non è granché, ma neanche troppo male. Quanto alle frequenze cardiache ho registrato il massimo valore di 166 bpm proprio in corrispondenza dell'ultimo km. Da poco infatti, avendo ricevuto in regalo il forerunner 405, posso monitorare anche il compartamento cardiaco. Spero di tirare fuori delle utili indicazioni

sabato 3 gennaio 2009

10 scatti, emozioni infinite...

mercoledì 31 dicembre 2008

Buon 2009

martedì 30 dicembre 2008

Una giornata SERENA

Anche in questa circostanza mi trovo a scrivere qualcosa sul blog dopo che sono trascorsi diversi giorni dall’ultima volta in cui l’ho fatto. I motivi sono diversi, ma, come ho modo di dire spesso, ciò che mi blocca è, principalmente, la mancanza di tempo. Non riesco a trovare anche un solo quarto d’ora da dedicare a questa bella passione. Durante il giorno sono troppo indaffarato nelle mille faccende della vita quotidiana, mentre la sera sono troppo stanco per mettermi nuovamente davanti al computer e postare qualcosa di interessante. Inoltre c’è da dire che, in questo periodo, si è aggiunto un altro impegno non di poca importanza, il matrimonio. Le cose che abbiamo dovuto fare sono state moltissime, soprattutto nell’ultimo periodo. Infatti ogni decisione era stata posticipata a dopo i mondiali di 100 km e quindi tutti gli impegni si sono concentrati nell’ultimo mese. Non credevo assolutamente che le cose da fare fossero così tante. E questo nonostante abbiamo cercato di fare tutto in estrema semplicità e senza molte ricerche. Alla fine però ogni dettaglio è andato per il meglio e la soddisfazione, così come la gioia e l’emozione, è stata immensa. Abbiamo vissuto insieme a tutti gli invitati una bella giornata, resa indimenticabile da un elemento che ha reso quasi unica la celebrazione del matrimonio, la neve. Difatti, prima durante e dopo la cerimonia, si è scatenata una vera e propria nevicata che ha reso ancor più caratteristica e natalizia l’atmosfera. Si è creata una scenografia unica e difficilmente ripetibile. Nel mio cuore ho interpretato l’evento in modo spirituale, adducendo il tutto ad una presenza celeste che in ogni modo voleva comunicarci che era lì con noi a farci compagnia. Quanto al resto ci sarebbe molto da aggiungere, ma il rischio è quello di sminuire le sensazioni ed i ricordi. Preferisco non parlare d’altro, ma solo continuare a sperare e credere che il 27 dicembre sia il seguito di uno splendido cammino, iniziato circa otto anni fa, con Serena, la persona che amo e stimo più profondamente.

mercoledì 17 dicembre 2008

La gara, solo un dettaglio...

È davvero troppo troppo tempo che non scrivo nulla sul blog. Colpa degli impegni che non mi danno tregua. Mi alzo la mattina con l’intenzione di provvedere a questo “compito”, ma mi ritrovo alla sera che la stanchezza della giornata non mi concede la forza di farlo e l’unico vero obiettivo diventa quello di andare a dormire. Sembra paradossale ed invece è proprio così. Ma oggi, almeno fino ad ora, sembra sia riuscito a trovare un attimo per provvedere a ciò. Domenica scorsa ho partecipato alla prima edizione del trail invernale dei Due Laghi, gara che si è svolta nel territorio di Anguillara Sabazia (RM) e che si è sviluppata su un tracciato piuttosto accidentato di circa 21 km. Chi mi conosce bene sa che non amo fare corse di breve distanza e tanto meno andare a gareggiare in luoghi troppo vicini a casa mia. Ciò che mi frena è la mancanza di volontà di alzarmi presto la domenica mattina e dedicare un’intera giornata (o quasi) all’atletica. Ciò non mi dà la possibilità di provvedere a tutte quelle mansioni che la vita quotidiana richiede e che sistematicamente vengono rimandate a quanto si ha un attimo di tempo in più. Ma questa volta le cose sono andate diversamente dal solito. Complice in questo il mio “angelo custode” Mauro Firmani. È stato proprio lui ad invitarmi alla gara con la scusa che la sua casa dista dal punto di partenza solo un quarto d’ora di macchina. E così ho accettato l’invito, coinvolgendo in questo, come è ovvio che fosse, anche Serena. Abbiamo trascorso con Mauro e la sua famiglia il sabato sera e parte della domenica, fino al primo pomeriggio quando siamo ripartiti. Sintetizzare tutto quello che hanno rappresentate le poche ore trascorse in loro compagnia è impossibile. Conoscevamo Mauro, la sua bontà e cordialità, ma non la sua famiglia. Abbiamo goduto di un ambiente familiare davvero bello e rilassante, in cui è stato piacevole soggiornare. Abbiamo abbracciato piacevolmente la disponibilità e la serenità della moglie Lucia e l’educata simpatia delle figlie Julica e Rebecca. È stato sorprendente sentirsi accolti e coccolati come fossimo amici di vecchia data. Abbiamo gustato fino in fondo il piacere di un rapporto vissuto positivamente da parte di tutti. È stata davvero una bella giornata. Grazie infinite. Dimenticavo la gara. Solo per la cronaca sono riuscito a vincere (non mi capita spesso), ma questo è solo un dettaglio.

martedì 2 dicembre 2008

I miei progetti (strutturali)

Non sempre traspare da ciò che racconto sul mio blog, ma, come è facile ed intuibile pensare, anche io ho un lavoro da portare avanti al quale dedico gran parte del mio tempo quotidiano. Ed a questo elemento, nonostante la sua importanza, non riesco ad offrire, o non credo opportuno farlo, parte del mio scritto. Forse perché immagino che ciò che può destare più interesse, e quindi degno di nota, sia solo quello che è prettamente legato al mondo della corsa. In effetti il mio sito ha un nome eloquente come “amolacorsa.it”, ma è pur vero che già sulla homepage contiene espliciti riferimenti a quella che è la mia attività lavorativa. Partendo da queste considerazioni ho deciso di aggiornare la pagina dei Progetti (cosa che non facevo oramai da troppo tempo) con la gran parte delle progettazioni strutturali che ho realizzato in questi miei anni di professione di Ingegnere Edile. E per far ciò mi sono avvalso di un “software” che rende la consultazione più gradevole, un software che realizza una sorta di libro da sfogliare in tutta tranquillità. Spero che tutto ciò possa destare un minimo di curiosità, anche e soprattutto, tra coloro che abitualmente frequentano questo sito-blog per seguire le mia gesta sportive. La speranza è comunque quella di lasciare un segno tangibile del mio operato e di renderne partecipe chiunque abbia voglia di dedicarmi un po’ di attenzione. Sarebbe bello far emergere un messaggio su tutti, quello a cui sono più legato e che sembra venga assorbito con difficoltà dai ragazzi e, tante volte, dai loro genitori: si può fare sport a buon livello senza trascurare la scuola, portando avanti le due cose senza che queste si ostacolino fra di loro, anzi semmai aiutandosi reciprocamente. Grazie.

lunedì 1 dicembre 2008

10.000 volte grazie!!!

Sono un po’ di giorni che non trovo il tempo per scrivere qualcosa sul blog. Colpa dei mille impegni della vita quotidiana. Intanto il mio sito ha raggiunto i 10.000 contatti e io quasi non me ne sono accorto. Capisco che non sono granché e che ce ne sono alcuni che 10.000 e più contatti li collezionano in poche ore, ma nel mio piccolo lo reputo un grosso risultato, soprattutto se si considera che il conteggio è stato attivato non quando è nato il sito, ma a partire dai primi giorni del settembre 2007, ossia poco tempo prima del Mondiale di 100 km in Olanda. E’ vero che in casi come questo i numeri contano poco, ma servono però a quantificare quanto seguito abbia “amolacorsa.it” e soprattutto a valutare quanto sia l’affetto nei miei confronti da parte delle persone che vengono abitualmente, o anche casualmente, a visitarlo. E’ vero anche che la curiosità maggiore è indirizzata al blog e che molti vi accedono direttamente, senza cioè passare dalla homepage del sito. Tutto ciò fa si che molte visite non vengano registrate, nonostante siano state effettuate. E per verificare questo basta fare un confronto tra i due contatori (uno del sito, l’altro del blog) che mostrano un’evidente differenza, favorevole al blog. Aldilà di ogni mera considerazione statistica, resta una sola cosa da dire: grazie di cuore a tutti coloro che in questi mesi mi hanno fatto compagnia sulle mie pagine e magari hanno lasciato traccia di sé attraverso qualche messaggio. A loro va davvero il più sentito ringraziamento. E come sempre… un caro saluto.

giovedì 20 novembre 2008

La mia nuova Stihl 250

È già qualche giorno che non scrivo qualcosa sul blog, un po’ perché non ho molto da raccontare, un po’ di più perché ho mille cose da fare sul lavoro e nella vita quotidiana. Fortunatamente la corsa mi sta impegnando poco e le dedico solo 40 minuti al giorno. Scelgo, ovviamente, le ore più calde subito prima di pranzo, di solito inizio tra le 12:45 e le 13:15. Attualmente non ho in mente grossi obiettivi e mi alleno per il solo piacere di stare all’aria aperta e per restare in forma. Forse domenica farò una gara di 10 km qui vicino da me, a Tivoli. Ma non ne sono certo. Mi scoccia infatti la domenica mattina il dovermi alzare presto e tornare a casa tardi, quando tutti stanno aspettando per il pranzo. Preferisco dunque allenarmi da solo e dedicare parte del tempo a tutte quelle cose che non riesco a fare durante la settimana. Ad esempio domenica prossima sarebbe una buona occasione per mettere in funzione la mia nuova motosega Stihl 250 e tagliare gli alberi del bosco vicino casa mia. Assaporare l’odore del legno appena tagliato insieme a quello caratteristico del sottobosco è un vero piacere. E in più nel trasportare la legna si fa anche un po’ di potenziamento, che, visto il periodo, non fa di certo male. Staremo a vedere, soprattutto non distogliendo lo sguardo dal cielo, in quanto le previsioni mettono in conto la possibilità che cada la prima neve. Sarebbe davvero un bello spettacolo.

domenica 16 novembre 2008

La corsa, solo un bel gioco

Finalmente sono tornato a correre. Dopo una settimana di stop, per recuperare i postumi e le fatiche della 100 km di Tarquinia, ho ripreso gli allenamenti, anche se, come avevo già avuto modo di dire e come era presumibile e scontato, l’ho fatto in maniera molto blanda. Ho corso solo ed esclusivamente per 40 minuti, sulla solita strada che diparte da casa di mia madre e porta verso il comune di Cervara di Roma, invertendo la marcia e riprendendo il cammino di ritorno proprio nel punto in cui incominciano ad alternarsi i vari tornanti e la salita diventa più pesante. È stato piacevole e, per certi versi, emozionante indossare di nuovo le scarpe per correre e calcare le vie fatte migliaia di volte. Ho avuto modo di assaporare in maniera diversa il piacere di uno sport fatto si di sudore e fatica, ma che sa anche regalare emozioni rilassanti quando magari è praticato in compagnia in una bella e mite giornata di novembre, come è stata quella di ieri dalle mie parti. E mentre correvo riflettevo sui benefici, sia fisici che mentali, che questa attività mi regala e dona a tutti coloro che hanno la fortuna e la pazienza di praticarla. E allora si scopre che la gara non è nient’altro che un forte stimolo che si cerca per continuare a vivere più intensamente il tutto, senza la quale non è impossibile amare questo sport, ma di certo non con la stessa intensità e passione. Avere uno scopo preciso e puntuale, come in ogni aspetto del vivere quotidiano, fa si che si riesca a trovare dentro di noi una risorsa in più da potervi investire. L’importante è che l’obiettivo sia sempre controllato e non ci sfugga di mano andando ad interessare ambiti che non lo riguardano. È essenziale quindi capire che la corsa è solo un bel gioco e come tale va trattata, dando ad essa l’attenzione che merita, ma senza che questa travalichi in altri settori, comunque importanti e vitali.

sabato 15 novembre 2008

Limerick di Pierluigi Rinaldi

C'è un certo Marco D'Innocenti
che si merita i miei complimenti:
per chilometri cento
è andato come il vento...
il mio record è stato metri venti!


Cos'è il LIMERICK? Il limerick è un breve componimento in poesia, tipico della lingua inglese, dalle ferree regole (nonostante le infinite eccezioni), di contenuto puntualmente nonsense e preferibilmente licenzioso, che ha generalmente il proposito di far ridere o quantomeno sorridere. Un limerick è sempre composto di 5 versi, di cui i primi due e l'ultimo, rimati tra loro, contengono tre piedi e dunque tre accenti ("stress"), il terzo e il quarto, a loro volta rimati tra loro, ne contengono solo due. Le rime seguono dunque lo schema AABBA. Nel limerick più comune il primo verso deve sempre contenere il protagonista, un aggettivo per lui qualificante e il luogo geografico dove si svolge l'azione, mentre i restanti versi sintetizzeranno l'aneddoto e nell'ultimo verso (solitamente) viene richiamato il protagonista, magari definendolo meglio.

venerdì 14 novembre 2008

Con un pò di nostalgia

L’ultima volta che ho indossato le scarpe per correre è stato sabato scorso. Da quel giorno ancora non ho ripreso gli allenamenti e mi sto godendo il meritato riposo. Devo essere sincero, viste le esperienze precedenti, ero fermamente convinto che il mio corpo uscisse dalla gara quasi devastato, con forti dolori sulle gambe, sulla schiena e difficoltà a fare piccoli movimenti. Certamente in parte lo è stato, ma meno delle altre volte e, se si escludono i forti fastidi che ho avuto alle unghie dei piedi, posso affermare che tutto sommato non sto poi così male. Nonostante tutto ancora non ho ripreso gli allenamenti e molto probabilmente lo farò solo a partire dal prossimo week end. Di certo sarà un impegno molto limitato e blando cercando di riassaporare fino in fondo il piacere della corsa, quel gusto che di fronte ad un evento importante a volte non si può perseguire. Gli allenamenti impegnativi sono decisivi e per questo bisogna affrontarli con la giusta dedizione e convinzione. È inevitabile quindi che l’approccio allo sport assuma un significato diverso dal puro divertimento e sfoci in ambiti fonte di stress. Ma credo che questo faccia parte dei giochi e quindi da accettare. Quanto all’aspetto più propriamente mentale, mi trovo un po’ nella stessa condizione di quella fisica. Ma questo c’era da attenderselo. È risaputo un po’ da tutti quelli che praticano sport agonistico, e comunque immaginabile anche dagli altri, che un risultato positivo da una spinta non indifferente al morale e porta la mente a cercare nuove soddisfazioni provando ad investire risorse inesplorate e inutilizzate negli impegni precedenti. Così la fantasia e l’immaginazione hanno la possibilità di avere libero sfogo ed arrivare in spazi e tempi non immaginabili. Ed il bello è tutto lì. Un’ultima cosa: ho avuto modo già di dire che il risultato cronometrico, così come la posizione ottenuta in gara, hanno un significato che poco conta. Il piacere più grande è legato alle emozioni ed alle sensazioni vissute che nel tempo lasceranno posto alle rievocazioni. Credo che tra qualche anno sarà strabiliante aprire e sfogliare l’album dei ricordi e sorridere di gioia ripensando a questi momenti. Il tutto lo si farà nella piena consapevolezza di averli vissuti intensamente ed in prima persona, succhiandone il gusto più profondo fino all’ultima goccia ed avendone assaporato la parte più dolce, ma proprio per questo con un po’ di nostalgia.

martedì 11 novembre 2008

Il futuro, un mio alleato

Sono esterrefatto ed orgoglioso delle innumerevoli testimonianze di affetto e stima che sto ricevendo in questi giorni. Sono molte le persone che non perdono l’occasione di congratularsi con me per la bella prova di sabato scorso e per il risultato ottenuto. Tanti mi chiedono come è andata e si fanno raccontare i minimi particolari, altri si soffermano su fatti un po’ più generici riguardanti la preparazione e l’interpretazione tattica di una gara così lunga ed impegnativa o si preoccupano di mettere in luce gli aspetti più strettamente legati alla mente. Frequentemente mi viene chiesto che cosa si pensa durante una 100 km e come si fa a trascorrere tutto quel tempo soli con se stessi, quali siano le paure più frequenti, come si affrontano i momenti di crisi o come si fa a giungere al traguardo avendo ancora la forza per correre. Sono tutte domande alle quali dare una risposta non è per niente facile o forse lo sarebbe se si decidesse di semplificare ogni cosa a meri concetti basilari. Ma sarebbe non esaustivo e perderebbe quel filo di fascino che una sfida come questa riveste. A volte mi viene in mente che la risposta migliore sarebbe scrivere un bel libro, dove raccontare in uno pseudo-romanzo tutti questi aspetti, non lasciandoli però isolati, ma facendoli entrare in simbiosi con una storia, anche fittizia, che li renda più possibili palpabili e concreti. Riuscire a mettere cioè in luce come le vicende vissute durante una 100 km non si allontanino poi tanto dalle vicende del vivere, confrontare i momenti di difficoltà e di gioia dell’evento con quelli della vita, far capire che è possibile ritrovare in una gara così lunga elementi tipici della quotidianità e che la paura che può fare una 100 km è legata non solo al modo in cui la si interpreta, ma anche e soprattutto a tutti quei fattori che non è oggettivamente possibile gestire, quei fattori labili e non definibili che determinano in parte la nostra esistenza. Ma chissà se troverò mai il tempo per fare tutto questo, per prendere un bel pezzo di carta con una penna e incominciare a buttare giù qualcosa, anche solo ed esclusivamente per vedere l’effetto che fa. Sentire la gioia di riuscire a trasmettere delle emozioni e non solo di viverle. Non è cosa semplice e da poco, ma del resto non lo è neanche correre per 100 km. Ed il futuro, in questo, potrebbe rivelarsi un alleato.

lunedì 10 novembre 2008

Grazie

Riesco finalmente a trovare un po’ di tempo per scrivere qualcosa su quello che hanno rappresentato e su come sono stati da me vissuti questi giorni passati. Lo ammetto, non so bene da dove cominciare e, come spesso mi capita, non riesco a capire dove mi condurrà il mio scritto. Quello che è certo è che le cose da dire sarebbero troppe, forse infinite, perché riguarderebbero non solo ed esclusivamente i fatti realmente accaduti, con tutti i riferimenti ai momenti pre durante e post gara, ma anche e soprattutto le cose sentite con l’animo, quindi le emozioni e le passioni, le paure e le gioie, la fatica e l’esaltazione. Proprio per questo preferisco, almeno per il momento, soffermarmi su un particolare e riprendere il discorso da dove era stato interrotto giovedì scorso sull’ultimo post prima del mondiale. Avevo solo una cosa da augurarmi, non di giungere al traguardo in un’ottima posizione o con un tempo strabiliante, ma di arrivarci con il sorriso stampato sul volto, in segno di serenità e di gioia. E così è stato. Ho provato questa emozione fin da subito, l’ho percepita, mi ha pervaso il cuore e l’animo, ma soprattutto ho avuto la forte sensazione che tutte le persone care che mi erano intorno la vivessero altrettanto intensamente con e per me. È stato come un fiume in piena, una forza inarrestabile alla quale è stato piacevole soccombere, farsi trascinare e trasportare nello splendore del gioco, godendolo fino in fondo. Ed è stato ancora più entusiasmante riscoprire queste sensazioni attraverso le immagini del video montato e creato da Marta (che ringrazio ancora pubblicamente ed infinitamente), dalle quali emerge, in maniera palese ed oggettiva, la gioia sul mio volto, per la consapevolezza di essere riuscito a cogliere l’obiettivo prefissato. Tutto ciò rimarrà nella mia testa di questi giorni, non rimarranno i tempi o le medaglie, non rimarranno i volti degli avversari, nè tanto meno gli aspetti più propriamente tecnici, ma solo la gioia di aver avuto la possibilità di godere fino in fondo del momento, dell’attimo, dell’occasione. E per questo devo ringraziare tutti coloro che mi sono stati al fianco e mi hanno sostenuto sia materialmente o anche solo con l’animo. Farne un elenco sarebbe inutile e dispersivo, ma soprattutto correrei il rischio di tralasciare qualcuno. Sono sicuro che tutti coloro che hanno creduto in me e più di me in questo progetto, vi si ritroveranno senza fatica e proprio a loro, più che a chiunque altro, dico grazie.

"Al mio campione..." di Serena


Le mie parole sono rare in questo spazio, anche se conosco ogni tua riga e leggo con partecipazione ogni commento, evito di intervenire perché ho la fortuna di averti accanto e di condividere con te ogni piccolo e grande momento di questa faticosa ed entusiasmante corsa che è la vita. Ma la voglia di scrivere è troppa e non voglio aspettare questa sera per confidarti i miei pensieri e poi ho qualche sassolino nelle scarpe…
Uno piuttosto fastidioso è di chi non sa nulla della corsa e dello sport e, dall’alto della sua ignoranza spara a zero con un suo “Bhe… avresti potuto fare di più!” . Ma quando si confonde lo sport con lo zapping televisivo, quando la noia e l’idiozia banchettano allegramente nella mente, quando lo sproposito è l’unico modo per esprimersi, è facile dire cavolate!
Altri sassolini, che mi porto dietro ormai da più tempo e fanno meno male perché ormai si è fatto il callo, è di chi, in questa lunga preparazione per il mondiale, ti ha creato solo nervosismi e ansie che ho cercato invano di sedare convogliandoti su altri pensieri, su altri umori, ma che ora con fermezza voglio contrastare. Che la tua dirompente gioia della vittoria spenga nel silenzio tutte le parole tirate in aria, senza cognizione, da quelli che avrebbero dovuto starti vicino e che un velo di vergogna chiuda le loro sciocche pretese, i loro ingenui obblighi.
Ma ora basta spendere parole per gli altri! Mio dolce campione, chiudi gli occhi e ascolta la tua gara … ha mille voci, le senti? Voci che raccontano infinite sensazioni ed emozioni diverse, attraverso le parole, le foto ma anche attraverso gli sguardi e i sorrisi. C’è la tua voce, quella dei tuoi cari amici, dei tuoi angeli custodi, dei tuoi avversari, di chi ti stima, di chi conosce la cento e sa cosa hai compiuto; di chi ti ama e corre con te, metro dopo metro. Fanno una ricca eco nel tuo cuore che si amplifica e rinforza nelle tue emozioni, che pulsa nelle tue vene e ti scorre in tutto il corpo a ricordarti che: un sogno non si può abbandonare solo perché è difficile, ci fa soffrire o peggio ci fa paura sognarlo … grazie per avermi dimostrato che è così, continua a sognare mio dolce campione e che io possa avere sempre la fortuna di condividere i tuoi sogni…
Tua, Serena

domenica 9 novembre 2008

100 km di foto

venerdì 7 novembre 2008

Buon Compleanno Serena

giovedì 6 novembre 2008

Il regalo più bello

Mi accingo, forse per l’ultima volta prima della gara di sabato prossimo, a scrivere qualcosa sul mio blog. A dire il vero non so bene cosa, ma è comunque mia intenzione lasciare una traccia storica su quel che è e sarà la mia vigilia. Non posso nascondermi dietro ad un dito, la tensione c’è e si sente. Ciò è inevitabile per mille e più motivi. Anche quando non penso alla competizione sento dentro di me qualcosa che non mi lascia in pace e non mi fa stare tranquillo. Definire con precisione cosa sia questa sensazione è davvero difficile e arduo, quasi come correre una 100 km. Non riesco a trovare dentro di me le parole, così come non riesco a percepire il senso di rilassatezza tipico del tram tram quotidiano. Cerco, senza risultato, di allontanare il pensiero altrove e volgere lo sguardo verso altre mete. Inevitabilmente, però, ogni cosa mi riconduce a sabato, ogni dettaglio mi riporta al mondiale, ogni secondo è un secondo in meno che mi separa dall’evento. Non credo che una pressione così potrebbe essere da me sopportata per tanto tempo e proprio per questo non vedo l’ora che tutto ciò abbia termine. Ma nella piena consapevolezza che quello che sto vivendo sia quanto più normale e scontato mi potessi aspettare, provo a trasformare il tutto in energie positive. Rifletto e provo ad allontanarmi dalle mie emozioni, cercando di vedermi da fuori, come se io non fossi tale. E in questo soffermarmi a scrutare la realtà da un altro punto di vista, godo della mia posizione. Mi rendo cioè pienamente conto che ogni emozione, ogni sensazione, ogni sentimento è un regalo particolare di cui posso godere in modo quasi esclusivo. Ed in questo mi sento un privilegiato. So che sabato molti occhi e tanti cuori guarderanno il mondo e batteranno forte per me. Tante persone mi saranno vicine nel correre la gara e tutte loro soffriranno e godranno per le mie sofferenze e per le mie gioie. Ed allora l’augurio più grande che posso farmi non è, paradossalmente, quello di regalare a tutte loro un risultato prestigioso, ma solo ed esclusivamente un sorriso rilassato e sincero tagliando il traguardo.

sabato 1 novembre 2008

I miei angeli custodi

Con oggi è iniziato davvero il conto alla rovescia finale, quello più importante che mi condurrà alla gara di sabato prossimo. Oramai ogni cosa verrà fatta solo ed esclusivamente in funzione del grande appuntamento. In realtà non c'è molto da fare, se non aspettare e sperare che non ci siano problemi di particolare importanza e gravità da qui a sabato. Mi capita spesso di pensare a come sarà la gara, a come si svilupperà e a quale ritmi sarà impostata. Ciò mi capita prevalentemente durante gli allenamenti e, a volte, quando sono disteso sul letto. Durante la giornata, invece, i miei pensieri sono rivolti ad altri aspetti. Su tutti a quali cose portare con me nei giorni di permanenza a Tarquinia. Quali cose potrebbero risultare importanti per affrontare al meglio la gara ed evitare di avere gravi disagi. Molto dipenderà anche dalle condizioni meteorologiche. Se le previsioni daranno buone notizie, allora potrò partire senza dover provvedere a portare con me troppa roba necessaria per proteggermi. Certo è che se si dovessero prevedere cattive condizioni meteo, allora tutto cambierebbe. Altro aspetto importante è la gestione dei ristori. Conosco il percorso e so che i rifornimenti fino al 37esimo km dovranno essere consegnati all'organizzazione che li disporrà sui tavoli. Sarà quindi importante contrassegnarli con elementi che li facciano riconoscere subito. Credo che metterò un'asticella con su una bandierina, magari dell'Italia. Vorrei inoltre attaccare alla bottiglia anche qualcosa da mangiare. Si perché il mio problema più grande sarà l'alimentazione, visti gli alti consumi energetici che ho. Il mio metabolismo è talmente tanto accelerato che, anche se finisco di fare colazione un'ora prima della gara, non ho alcun risentimento a livello di stomaco in termini di digestione. Anzi dopo pochi km sento già la necessità di cominciare di nuovo a mangiare. Per quanto riguarda la parte del percorso in cui si entra nel circuito sono molto più tranquillo. Qui so che troverò i miei tre angeli custodi (uno per ogni ristoro) che non mi faranno mancare niente e che penseranno ad ogni cosa. É già previsto che stiano in collegamento tra loro attraverso telefonini e radioline per avvisarsi sulle mie condizioni e necessità. Chi sono costoro? Mio fratello Gian Luca e Serena, sempre presenti ed immancabili. Non ho corso nessuna 100 km senza il loro utile apporto, non solo materiale. E poi una grande new entry: il mio Amico Mauro Firmani. Chi vive e pratica il mondo delle Ultra italiane conosce senz'altro Mauro. Non passa di certo inosservato, non solo per la sua mole, ma per il suo spirito. È una persona stupenda, così come straordinarie sono le sue doti umane e la capacità di rapportarsi al prossimo. Non ci conosciamo da molto, ma la nostra amicizia è iniziata in un periodo molto particolare e proprio questo ha fatto si che si rafforzasse nel tempo. La sua volontà era di correre la 100 km per scendere sotto il muro delle 10 ore e riuscire a stare al mio fianco nei momenti in cui sul circuito lo avrei superato. Ma il suo sogno si è infranto un paio di settimane fa per problemi ai menischi. Forti dolori durante un allenamento ed inevitabile intervento chirurgico che ha fermato le sue ambizioni. A quel punto la scelta sul terzo angelo custode è stata inevitabile e Mauro ho accolto ciò con infinito entusiasmo. Conosco la sua serietà e professionalità, ma soprattutto la sua esperienza in campo atletico. Sono sicuro che, insieme a Gian Luca e Serena, non mi faranno mancare niente.

giovedì 30 ottobre 2008

Fango e sudore

Oggi, più che in altre occasioni, mi è capitato di rivolgere lo sguardo verso il cielo ed entrare in uno stato mentale profondo e preoccupato. Un’idea mi sta assillando la mente, mi mette terrore ed ansia. Penso a che cosa accadrebbe se il prossimo 8 novembre a Tarquinia dovesse piovere come sta facendo oggi. Si perché quello che si sta scatenando in queste ore qui dalle mie parti, che poi non sono molto distanti dal campo di gara, è un vero e proprio nubifragio, che sta producendo allagamenti, piccole frane e situazioni di estremo disagio. Se ciò dovesse capitare in occasione del Mondiale tutto diventerebbe assai più difficile e complicato. In primo luogo per noi atleti, ma anche per tutti coloro che saranno presenti per vedere la gara. Anche lo spettacolo, quindi, ne risulterebbe danneggiato e ridimensionato, con grave dispiacere da parte di tutti. Correre per più di 7 ore sotto la pioggia ed esposti al freddo e al vento diventerebbe una vera e propria tortura. In una situazione come questa diventerebbero più importante la gestione della gara e le risorse mentali, piuttosto che quelle fisiche. I ritmi sarebbero più bassi e le precauzioni da prendere crescerebbero a dismisura. Insomma si vivrebbe una vera e propria lotta per la sopravvivenza, dove ogni gesto potrebbe assumere un’importanza decisiva. Ed in questa mia riflessione mi vengono in mente le immagini dei ciclisti all’arrivo di una classica come la Parigi-Roubaix, dove il più delle volte c’è tempo brutto ed il fango ricopre atleti e biciclette. Ma come suggerisce il buon senso bisogna pensare positivo, allontanare i cattivi pensieri e guardare il cielo non solo per vedere che tempo fa, ma anche e soprattutto per pregare che tutto vada per il meglio.

mercoledì 29 ottobre 2008

Le 3 P

Aspetto il Mondiale con tanta trepidazione, nella speranza che dopo quest’evento finisca un periodo fatto di attenzione estreme rivolte ad ogni cosa e tutto possa da me essere vissuto con maggiore spensieratezza. Non credo di essere un maniaco dell’atletica, né di vivere questo sport come un professionista (del resto non lo sono e faccio ben altro per campare), né tantomeno uno che non riesce ad avere nella testa obiettivi differenti, ed anche di gran lunga, fra di loro. Ma penso che inevitabilmente in questa sorta di marcia di avvicinamento all’evento e in questo inesorabile countdown la testa riesca a cercare forme di difesa per l’organismo. Mi spiego meglio. Chi corre una 100 km sa bene quanto sacrificio deve essere fatto in allenamento ed in gara ed è proprio per tal motivo che si cerca di fare, più che in altre occasioni, particolare attenzione ad ogni singolo gesto. Prendere una botta ad una gamba, fare una storta, ammalarsi, affaticarsi e quant’altro presentano dei pericoli costanti che possono frapporsi ad una prestazione che si avvicini di molto a quelle che sono le aspettative della vigilia. Non credo si possa rimanere totalmente indifferenti a tutto questo, come non credo si possa far finta di nulla quanto di fronte a noi si presenta una prova di siffatta importanza. Ma non vorrei essere frainteso. Voglio solo dire che se ho passato due, e forse tre, mesi della mia vita avendo nella testa il mondiale di 100 km, cercando di fare tutto per il meglio, non posso rimanere apatico di fronte a qualsiasi evento che possa arrecarmi danno nel raggiungimento del mio obiettivo. Riuscire a non provare emozioni in tali circostanze equivarrebbe a dire fondamentalmente due cose: o si è strasicuri di non poter fallire (ma su una gara così lunga come si può avere tale certezza?) o non si continua a dare la stessa importanza che si è data all’obiettivo nella fase di preparazione (ma qui la cosa cadrebbe nel paradossale). Allora cosa fare? Personalmente vivo facendo attenzione a più cose possibili evitando tutte quelle situazioni teoricamente pericolose e trascorro il mio tempo cercando nella testa sensazioni positive che possano essere trasformate in energie mentali utili, facendo in modo di non sovraccaricarmi di responsabilità inutili e tenendo sotto controllo il mio stato emotivo. Non so quanto di questo riesca io a mettere effettivamente in pratica, ma è l’unica che Posso, Penso e Provo a fare.

martedì 28 ottobre 2008

Sono tornato, ma senza i leocorni!

Non ci crederete, ma non sono riuscito ancora a trovare i due leocorni. E’ questo il motivo per cui non me la sono sentita di riprendere a scrivere sul mio blog ed ho prolungato così a lungo il periodo di silenzio. Ma trascorso oramai tutto questo tempo senza trovare alcuna traccia ho deciso di interrompere le mie ricerche e riprendere la normale vita quotidiana, fatta di mille cose tra cui questa. Scherzi a parte, non c’è un vero motivo per cui non ho aggiornato il mio sito e nulla è cambiato dall’ultima volta che l’ho fatto. Ma c’è stato unicamente un momento pieno di cose importanti da fare che non mi hanno lasciato il tempo da dedicare a tali piccoli piaceri. Detto questo, riprendo da dove ci eravamo lasciati. Ho continuato ad allenarmi con la stessa decisione dei mesi precedenti, avendo come un unico obiettivo il mondiale del prossimo 8 novembre. Ho fatto anche dei lavori di qualità, non molti, ma solo tre che spero mi abbiano portato verso il raggiungimento della migliore condizione fisica possibile. Da qualche giorno, oramai sono nella fase di scarico, fatta di allenamenti lenti e corti (al max un’ora), correndo e cercando di capire se le sensazioni siano positive o meno. So bene che è banale cercare di percepire come andrà la gara due settimane prima che questa venga corsa, ma alla testa in questi casi non si comanda. È lei che decide cosa pensare e, nonostante la volontà di base possa essere diversa, tutto viene ricondotto al momento dell’evento. Mi adeguo, anche perché so che ciò non mi toglie energie mentali, ma semmai mi carica nella giusta misura per arrivare con l’adeguata concentrazione. Passando ad altro, anche se poi è la stessa cosa, oggi sono stato alla presentazione del Mondiale che si è tenuta, come sempre, nella sede della regione Lazio. Sono intervenuti politici ed amministratori, insieme agli organizzatori. Devo essere sincero, mi aspettavo un clima un po’ diverso e comunque all’altezza degli anni passati. Il tutto è stato invece molto deludente e poco interessante, ma soprattutto è sembrato di assistere ad una recita teatrale in cui ognuno aveva una parte da interpretare, già scritta, senza enfasi e passione. Spero che sia stata solo una mia impressione, perché se ciò corrispondesse a verità allora avrebbero davvero iniziato con il piede sbagliato. Quanto al resto mi è servito per venire a conoscenza di almeno due cose importanti: la prima è che l’Italia è l’unica nazionale che non ha voluto prenotare nello stesso albergo i posti per gli atleti e gli accompagnatori (d’altronde abbiamo dei bravissimi tecnici che devono fare gli esperimenti!!!), la seconda (strepitosa) che è stato rivoluzionato il vertice della IUTA, è stato destituito Franco Ranciaffi e sono stati nominati rappresentanti degli atleti Giovanni Migneco e Enrico Vedilei. Mi sembra un buon cambiamento, anche perché costoro non possono fare peggio di chi li ha preceduti. La speranza è che questa fase di pulizia e riassegnazione delle cariche continui andando ad interessare anche il settore tecnico. Non voglio fare polemiche, semmai ne farò dopo il mondiale, ma credetemi se ne sente davvero la necessità. Altre cose non ce ne sono. In realtà ce ne sarebbero, ma sono talmente belle che non possono essere descritte in poco spazio e mischiate con cose di poco conto come quelle relative alla corsa. Si parla di valori e scelte più alte, di sensazioni particolari ed uniche, di momenti che segnano una vita. Ma questa è un’altra storia…

martedì 7 ottobre 2008

Continua la ricerca dei due leocorni...

Qui sotto i tempi e l'altimetria della Bologna-Zocca. Un caro saluto. P.S.: sebbene siano oramai chiare a tutti le cause del non ritrovamento dei due leocorni, la ricerca continua disperatamente... non si sa mai!

lunedì 6 ottobre 2008

“…solo non si vedono i due leocorni”

“…solo non si vedono i due leocorni”. Questa è la frase conclusiva di una canzone per bambini che l’estate scorsa mi è rimbalzata per la testa un’infinità di volte in quanto veniva cantata al mio piccolo nipotino Marco un po’ da tutti quanti noi parenti e che ieri mi ha fatto compagnia per buona parte della gara. Sembra impossibile da credere e invece è così, nella terra del grande Vasco Rossi mi sono ritrovato a canticchiare una canzoncina per piccoli marmocchi. Ho provato a lungo a distogliermi da questo ritornello, ho provato a cantare canzoni come “Alba chiara” o “Bollicine” o ancora altre, ma non c’è stato nulla da fare. Così mi sono fatto compagnia ripensando ai bei giorni trascorsi al mare e al sorriso del piccolo Marco. La realtà dei fatti è stata che nella giornata di ieri, durante la Bologna-Zocca, gara di 48 km che s’inerpica fin sull’Appennino Emiliano, ho corso quasi sempre in solitaria. Non ho avuto rivali, se si esclude il primo tratto in cui ha corso con me un ragazzo che probabilmente doveva fare un test per una maratona autunnale. Ma la cosa è durata ben poco e quindi mi sono dovuto fare forza da solo. L’unico stimolo era ed è stato migliorarsi rispetto alle due edizioni passate del 2005 e del 2007, in cui avevo impiegato rispettivamente 3h05’33” e qualcosa più di 3h09’. Così ho provato a spingere un po’ di più nella parte pseudo pianeggiante, ma senza esagerare per evitare di rimanere senza forze nell’ultimo tratto di circa 14 km di vera salita. Alla fine ho corso in 3h07’02”. Il tempo non mi soddisfa e credo sia sintomatico di una condizione di forma non ancora al top, quello che è certo è che non è neanche da buttare via, soprattutto se si considera che sabato 27 settembre avevo fatto un lungo di 4 ore per un totale di 60 km e domenica una gara di 10 km. Che dire? Andiamo avanti così cercando di capire quale sarà il recupero di cui avrà bisogno il mio organismo per poter proseguire la preparazione verso il mondiale del prossimo 8 novembre e quindi da questo programmare gli allenamenti futuri. Vorrei inoltre porgere un sentito ringraziamento agli organizzatori della Bologna-Zocca, davvero strepitosi nel mettere su una manifestazione molto bella e ben organizzata. P.S.: se qualcuno sa dove sono finiti questi benedetti leocorni, prego di farmelo sapere al più presto.

mercoledì 1 ottobre 2008

Non c'è due senza tre

Ho deciso ed oramai è ufficiale domenica prossima sarò alla Bologna-Zocca, gara di 48,4 km che si snoda lungo le strade che uniscono il capoluogo emiliano con la cittadina famosa per aver dato i natali al grande Vasco Rossi. Il percorso non sarà facile, impegnativo fin da subito, infatti si comincia a salire dolcemente già dopo pochi chilometri dalla partenza fino al 25° chilometro, poi impennata micidiale di un chilometro su una salita che credo tocchi il 15% di pendenza costante e regolare, tre chilometri di discesa, ancora falsopiano fino al 33° chilometro, dopo aver raggiunto Savigno, e quindi inizio della salita vera, meno dura della precedente, ma più lunga. Si arriva così fino al 40° km dove inizia un tratto di continue variazioni di pendenza del terreno. Gli ultimi due chilometri e mezzo sono ancora di salita, fino ad arrivare sul corso di Zocca per abbracciare il traguardo. Spero davvero sia una bella giornata per correre, sia dal punto di vista climatico, sia della condizione fisica. Lo scopo è fare ancora un buon test, dopo la delusione del lungo di sabato scorso e l’euforia della gara di domenica. Ultima cosa: questa è la terza volta che correrò la Bologna-Zocca. Nelle due edizioni precedenti sono riuscito a vincere, speriamo che non ci sia due senza tre.

lunedì 29 settembre 2008

Il campione più grande

Solo stamane, leggendo i vari siti di atletica leggera, ho saputo della grandissima impresa dell'etiope Haile Gebrselassie che a Berlino ha stabilito il nuovo record mondiale sulla distanza di Maratona arrivando a correre i famigerati 42,195 km in 2h03'59". Non ci sono parole da aggiungere. Chi corre sa cosa vuol dire, chi non corre non può assolutamente immaginare ed apprezzare. Ed è forse proprio per questo motivo che i vari telegiornali italiani non hanno dato un minimo di spazio a questa impresa straordinaria. L'importante era soffermarsi sul primo gol di Ronaldinho al Milan e sul fatto che la Lazio fosse sola in testa al campionato di serie A. Qualche menzione in più per Valentino Rossi e per uno splendido Ballan. Poveri noi, grandissimo Gebre

domenica 28 settembre 2008

Una strana euforia

Una strana euforia mi pervade stasera la mente ed il corpo. Quella odierna è stata una giornata particolarmente bella, ancor più perché quella di ieri lo è stata un po’ meno. Partiamo da dove ci eravamo lasciati. Il lunghissimo da affrontare come ultimo test prima del Mondiale di Tarquinia. Bene, anzi male, non è andato come avrebbe dovuto. Erano in programma 5 ore da correre in progressione da 4’10”/km fino a 3’50”/km, ma non ci sono riuscito. Tutto bene fino alle 3h30’, poi gambe dure e difficoltà a procedere a ritmi decenti. Ho impiegato 4 ore e poco più per percorrere 60 km. Obiettivo minimo. Non mi va di discutere su quali siano le cause di tutto ciò, è successo e basta. Nella mia testa ho delle sensazioni ben precise e, forse, conosco le giuste motivazioni. Ma so bene che tutto ciò non cambia nulla nella preparazione di una gara lontana ancora 40 giorni. Quello che è oggi, domani potrebbe non esserlo più. Rimango per questo fiducioso e continuo, determinato più che mai, a perseguire il mio sogno. Soprattutto perché oggi ho vissuto una giornata particolare. Non sono avvezzo a correre le 10 km su strada, ma questa domenica non potevo esimermi dal farlo visto che c’era in programma la gara di Colonna organizzata dall’amico Fausto Giuliani ed in concomitanza con questa il PRIMO RADUNO DEI BLOGTROTTERS. Un’occasione unica e ripetibile. Siamo stati una ventina di matti, giostrati dal buon Giampiero, a prendere parte alla gara, ma soprattutto a portare il nostro entusiasmo positivo alla manifestazione vestiti tutti delle belle magliette blu preparate all’uopo. Ci siamo ritagliati uno spazio tutto per noi, facendone partecipi gli altri. Così, nonostante il lunghissimo di ieri, il dolore al tendine d’Achille e la stanchezza nelle gambe, ho deciso di correre. Correre si, ma piano. Questo almeno nei propositi. Pronti via e ritmo blando. Primo mille in 300esima posizione con passaggio a 3’40”. Strano le mie gambe rispondono bene. Decido di allungare e così è per tutta la gara. Finisco in una facile progressione con l’ultimo mille, sorridente e spensierato, corso a 3’10”. Ho provato delle sensazioni bellissime. Non voglio enunciarne i mille motivi, ma è stato stupendo. Sono pervaso di un’euforia strana e sensazionale. Un’unica considerazione. Poco fa ho chiamato l’amico Mauro Firmani per sapere come fosse andata la sua Maratona del Lago di Garda. Gli ho raccontato le mie sensazioni, mi ha risposto un’unica cosa: “Caro Marco sei allegro perché per una volta, dopo un po’ di tempo, hai corso senza pensare al Mondiale, ma solo ed esclusivamente per il piacere di correre in mezzo a tanta gente positiva!”. Un abbraccio circolare a tutti

mercoledì 24 settembre 2008

Con fiducia verso il lunghissimo

Sono passati altri due giorni e quindi al terzo, come da tradizione, mi sono apprestato al lavoro di qualità. Sveglia al mattino presto, colazione abbondante e via, diretti verso il campo di allenamenti, che poi altro non è che una strada secondaria di circa 6 km che mette in collegamento i due paesi di Sambuci e Cerreto Laziale. La comodità sta nel fatto che, nonostante la distanza da casa, è pressoché pianeggiante e soprattutto poco transitata. Passano più pecore che macchine. Comunque sia martedì mattina ho affrontato un lavoro che per le mie caratteristiche è a dir poco massacrante: 1x8000 a 3'15, 8' corsa lenta, poi 12x1000 aumentando 3" al km da 3'40 a 3'07. Sapevo benissimo di non poter correre i primi 8 km a 3’15”/km, ma ci ho provato dando il massimo che poi era la cosa fondamentale. Sono usciti ad un ritmo di gran lunga più blando (3’21”/km), ma non sono stato in grado di fare di più. Poi ho iniziato i mille con il recupero di 200 m da correre in un minuto. All’inizio le gambe andavano da sole, poi però i giochi si sono fatti più difficili. Nonostante tutto sono riuscito a rimanere in tabella fino al quartultimo da correre a 3’16”, poi gli ultimi tre ho un po’ ceduto e li ho chiusi in 3’16”, 3’14” e 3’12”. Alla fine meglio che niente. Sono abbastanza soddisfatto. Adesso guarda al lunghissimo da correre sabato prossimo, ma non ci voglio pensare troppo, visto che di tempo per farlo ne avrò abbastanza mentre lo correrò. Alla prossima.

sabato 20 settembre 2008

Una volta ogni tre giorni

Ogni tre giorni un lavoro di qualità e così oggi mi sono svegliato con il pensiero di dover fare: 7 km a 3'50, 6 km a 3'45, 5 km a 3'40, 4 km a 3'35, 3 km a 3'30, 2 km a 3'25, 1 km a 3'20, per un totale di 28 km. Sapevo bene che sarei andato facile nei primi km, ma avrei faticato, e non poco, sugli ultimi. Per questo motivo, credendo di fare cosa giusta per chi deve affrontare una 100 km come me, ho deciso di aumentare il ritmo di circa 5” nei primi blocchi e resistere il più possibile negli ultimi. Peccato che la stanchezza e la mancanza di capacità a correre a ritmi elevati siano venute fuori proprio nel finale. Non sono riuscito a correre gli ultimi tre km come da programma e mi sono arenato, con grande fatica, al ritmo di 3’30”/km. Cosa dire? Purtroppo va così. Mi impressiona l’idea perché in altri tempi e situazione correre a 3’20”/km era quasi una passeggiata. Ma gli anni passano e le cose cambiano e quindi… ci prendiamo quello che viene, mettendoci sempre però il massimo dell’impegno con la convinzione che si stia provando a fare tutto per il meglio.

mercoledì 17 settembre 2008

Gazzetta dello Sport del 17.09.08

Non bene, ma benino

Stamane, come da programma, ho svolto il lavoro di qualità: 26 km facendo 2 km a 3’40” e 1 km a 3’10”. Lavoro per me estremamente difficile non tanto sulla parte dei recuperi, ma sulla quella dei ritmi veloci. In effetti, avendo perso l’abitudine a correre a certe andature, quando aumento i ritmi il mio organismo ne risente e accusa il colpo. Ciò si può vedere sui mille veloci finali, ma anche su alcuni dei recuperi. Nonostante tutto credo di non potermi lamentare. Un altro tassello è stato messo nella marcia di avvicinamento al Mondiale. Inoltre ho con me due “scusanti”: ho corso da solo (di solito ho mio fratello con la bici al fianco) e c’era una forte ventilazione (in qualsiasi direzione corressi sentivo il vento contro). Sabato il prossimo impegno.

martedì 16 settembre 2008

Quale ragione?

Riesco solo ora a trovare il tempo per leggere con tranquillità quanto si sta scrivendo sul mio blog e continuare a riflettere sulla polemica che si sta alzando. Vorrei provare per un attimo ad allontanarmi dalla questione, come se il tutto non mi riguardasse, per provare a dare un giudizio il più possibile oggettivo. Parto da una domanda. Vorrei sapere chi è che può pensare che a Giorgio Calcaterra faccia piacere tirare su una storia di questo genere e scegliere di rinunciare ad un mondiale di 100 km che si disputa in casa e lo vede tra i principali possibili protagonisti? Quale mente criminale crede tutto ciò? Quale sono le cellule celebrali che mette in azione prima di parlare? Quale crede possa essere l’obiettivo di Giorgio se non quello di far valere i suoi diritti e di tutti coloro che corrono e amano l’ultramaratona? Se si parte da questi principi potrà risultare più facilmente comprensibile che quanto sta accadendo è solo la punta di un iceberg che denota già da anni il malessere che si vive nell’ambiente della squadra nazionale di 100 km. Ci viene detto che dobbiamo ritenerci fortunati perché quello che è stato raggiunto in questi anni è già molto. Ma vorrei sapere in base a che cosa si fanno queste considerazioni? Come si fa a valutare che quello che ci viene “concesso” sia abbastanza o meno? Una sola risposta: i soldi! Ma non è vero che le nostre imprese non hanno un valore di mercato, ne creiamo più noi che Andrew Howe con il salto in lungo. Vi chiedo: di quanto è aumentato il numero di maratoneti che corrono più di una maratona l’anno? Moltissimo. Non credete che in questo un personaggio come Giorgio abbia dato una spinta fondamentale? Ma questo la Fidal non lo vede. Sono miopi. Ciò che vedono non si trova più in là della punta del loro naso. Sono anni che praticano delle politiche che anche uno scienziato stenterebbe a capire e che farebbero sorridere (o piangere) un bimbo! Mettono i bastoni fra le ruote agli amatori e si dimenticano degli ultramaratoneti e della nazionale di corsa in montagna. I primi servono solo ed esclusivamente a fare cassa, i secondi non devono assolutamente servire per impoverirle. Potrebbero usare personaggi come Giorgio per portarli ad esempio delle nuove generazioni, per far capire loro cosa vuol dire l’amore per la corsa ed il sacrificio, quanto possa essere educativo confrontarsi con il prossimo conoscendo anche il sapore della sconfitta e mille altre cose… Ma ripeto sono miopi o meglio vogliono essere tali. Perché ciò che conta è quello che porta soldi subito, non ciò che può insegnare a vivere meglio. P.S.: Grazie a tutti coloro che, nei diversi modi, stanno intervenendo sul blog.

Uno sport sul quale investire

Solo un inciso per riportare il resoconto del mio ultimo allenamento: 4x5000 m a 3’25” con un 1000 m di recupero a 4’00”. L’allenamento è andato meglio del previsto e del prevedibile, anche se ho faticato e non poco. Tutto ciò può essere considerata una valida risposta per coloro, per fortuna pochi, che credono che correre una 100 km o preparare un mondiale sia cosa semplice e di poco conto e, per tal motivo, da non considerare uno sport sul quale investire. Un caro saluto

sabato 13 settembre 2008

Tutto tace

Tutto come da programma: tante polemiche, tanto caos, ma pochi, anzi nessun, risultato. A cosa servirà tutto questo? Quel che è certo che fino ad oggi nulla si è mosso e soprattutto nessuno si è interessato al caso, se si fa eccezione della rivista Correre che sul prossimo numero pubblicherà un servizio ad opera del buon Leonardo Soresi, che però sarà di poche righe e non potrà descrivere tutto quello che è fin qui successo e soprattutto tutto quello che verrà. È sbalorditivo vedere quanta gente si sia appassionata al caso, ciò testimoniato dalle massicce presenze sui vari siti-blog, ma anche sapere che molti sono rimasti in finestra senza esprimere la propria opinione. È grave, questo si, che i personaggi preposti, parlo di dirigenti Fidal e Iuta, non si siano preoccupati affatto, come se nulla fosse successo. Ma forse è proprio così. Nulla è cambiato e nulla otterremo. Passerà come il vento anche questa nostra protesta, non lasciando dietro di sé nulla, se non tanta rabbia di chi, credendoci, l’ha portata avanti o chi, come Giorgio, ha deciso, per il bene di tutti, di rinunciare a quanto di più caro potesse avere. Ho avuto modo di dirlo più volte, non illudiamoci, se non riusciremo ad ottenere ciò che ci appartiene (che poi è molto molto poco) neanche stavolta con il Mondiale in casa e il leader che da forfait, credo che non avremo altre speranze per il futuro.

Avanti così

Lasciate alle spalle le polemiche di questi giorni, ho ripreso a pensare al Mondiale in funzione allenamenti e preparazione. Ho fatto un lavoro che prevedeva 40x400 m da percorrere uno forte a 3’15”/km (quindi a 1’18”) e uno piano a 3’50”/km (quindi a 1’32”). È andato tutto ok, anzi meglio di quanto mai avessi potuto pensare. Ho patito un po’ le variazioni veloci, non riuscendo sempre a portare i ritmi prestabiliti, ma sono riuscito a recuperare abbondantemente nei tratti “lenti”. Così alla fine sono usciti 16 km in 55’44” con una media di 3’29”/km, contro i 3’32”5 che sarebbe dovuto venire. Meglio così. Domani, invece, mi aspettano 4x5000 m da correre in 3’25”/km con un recupero di un mille a 4’00”, che poi dovrebbe essere il ritmo da tenere al Mondiale. Speriamo bene e soprattutto che non piovi troppo.

martedì 9 settembre 2008

All'amico Marco Boffo

Nel post “Dico la mia, solo la mia” ho avuto modo di dire: “Non voglio però difendere o prendere le posizioni di nessuno”. E così ho fatto o, almeno, lo spero vivamente. Ho cercato di ignorare quanto detto dalle diverse parti per concentrarmi solo ed esclusivamente sulla mia opinione. Ho evitato di intervenire su quanto affermato da Matteo, ma mi sono anche risparmiato nei confronti delle dichiarazioni rilasciate dall’amico Marco Boffo. Poi sono uscito per andare a correre, ma quando sono rientrato a casa ho trovato le chiamate di alcuni fans venuti a sostenermi a Winschoten, tra cui mio fratello Gian Luca, a chiedermi delucidazioni sulla dichiarazione rilasciata da Marco Boffo che riporto per intero: ”1- Per caso eri a Winschoten lo scorso anno al ristoro del 5° km? Lo sai che un gruppo di italiani, facenti parte di un "team privato" del centro italia, ha fatto vergognare gli altri italiani presenti, per aver preso per il culo e sfottuto gli abitanti locali che offrivano biscotti cioccolata e ombrelli per ripararsi dalla pioggia? E che gli altri italiani si sono andati a scusare con gli olandesi per quel comportamento spocchioso e arrogante? Eri li anche tu?”. A questo punto ho deciso di non potermi tirare indietro e, visto che le dichiarazioni non riguardano me ma persone a me care (tanto che sono partite da Subiaco per venire a sostenermi ed incitarmi e rappresentavano tra gli italiani il gruppo più folto) chiedo le dovute spiegazioni a Marco. Ci tengo a precisare che quanto da lui riportato a me non risulta, ma risultano cose ben diverse. Primo fra tutte il fatto che molto probabilmente quelle stesse persone che lui biasima sono le stesse che lo hanno incitato e hanno provveduto al suo ristoro durante tutta la gara. Secondo che sono persone estremamente corrette e non avvezze a tali comportamenti. Terzo che al suo posto non si sarebbero mai permesse di fare simili affermazioni e tirare fuori tali offese, soprattutto PUBBLICAMENTE. Ma è pur vero che io non ero presente allo svolgimento dei fatti e, nonostante la massima fiducia che in loro ripongo, proprio perché non presente e quindi non avendo la possibilità di sapere come siano andate le cose, chiedo a Marco Boffo di fornire PUBBLICAMENTE le dovute spiegazioni di quanto accaduto, facendo, per quanto possibile, di tutto per svelare la verità. Ci tengo a precisare (me ne duole lo confesso ma gli amici sono una delle cose più care a cui tengo) che se ciò non dovesse accadere mi sentirei in dovere di prendere l’accadimento come un’offesa personale, con tutto ciò che questo comporta. In attesa di una risposta, invio a Marco Boffo e a tutti i miei amici un caro saluto

Dico la mia, solo la mia

Non ho ancora una volta la voglia e l’intenzione di scrivere qualcosa, soprattutto perché nel pomeriggio di oggi la mia testa è balzata altrove in posti non vicini e con vicende non bellissime. Per fortuna nulla di grave, ma comunque una preoccupazione in più da portare con me. Inoltre sono reduce da una due giorni a Milano (per cercare di preparare al meglio il Mondiale, spiegherò in un altro post di che cosa si tratta) in cui sono riuscito a dormire poche ore a seguito di aerei con partenze al mattino presto. Nonostante tutto mi trovo nella condizione di dover intervenire. In primo luogo perché parte interessata e chiamata in causa, in secondo luogo perché la vicenda, proprio sul mio blog dal nome “amolacorsa”, sta prendendo vie inaspettate. Non voglio però difendere o prendere le posizioni di nessuno. Vorrei solo richiamare alle regole della buona educazione e della non invasione della libertà altrui. Per il resto l’età ed il senso di responsabilità di ognuno dovrebbero bastare. Voglio, però e soprattutto, di nuovo descrivere quello che è il mio pensiero. Ho già avuto modo di esprimerlo più volte e prima che tutta questa vicenda iniziasse, ossia a fine luglio quando mi arrivò l’annuncio della convocazione al prossimo Mondiale. In quell’occasione il mio risentimento era legato, come del resto lo è ora, alla situazione della Nazionale italiana di 100 km. Una nazionale composta da ragazzi con tanta voglia di sacrificio, capaci di tante rinunce e illuminati da poca gloria e una scarsa importanza che non è solo propria dei famigerati mass media, ma ciò che è grave, dovuta ad una mancanza di attenzione da parte di chi ci dovrebbe tutelare. Da parte cioè di coloro che sono pagati per dirigerci. Ed in questo ci vedo una forte correlazione con il mondo della politica. Parlai di presidenti, segretari e consiglieri, che dismessi i panni degli atleti hanno intrapreso vie più comode per godere di gloria e l’unica cosa che li tocca e di rimanere incollati con i “loro sporchi grassi culi” alle poltrone del potere. Mi chiedo se questa vicenda arriverà mai nelle orecchie del Presidente della Fidal Arese? E se si, si degnerà di entrarvi per capire come stanno effettivamente le cose? Dimostrerà amore per la nostra disciplina ed i nostri sacrifici? Credo di no. Il motivo sta nel fatto che le nostre eventuali medaglie a lui non cambiano nulla. Non può vantarle per ottenere nuovi finanziamenti o per cercare di ricandidarsi. La dimostrazione di ciò è il fatto che si siano candidamente dimenticati di inserirci nel bilancio Fidal. È grave? Credo di si! Siamo una nazionale che non ha potere e mai lo otterrà finché la nostra specialità non sarà diventata sport olimpico. Ma soprattutto perché non siamo considerati una squadra. Vestire la maglia azzurra una volta l’anno non aiuta, come non ci aiuta il praticare uno sport individuale. È il problema annoso dei campionati mondiali di ciclismo. Siamo solo delle persone che praticano la 100 km e quel giorno sono chiamate a combattere insieme. Non potremo mai esserlo finché le cose procedono in questo modo. Personalmente mi lamentai perché ricevetti una mail in cui mi si diceva: “O vieni al raduno di Luco o non prenderai parte al Mondiale”. La cosa non mi sembra giusta. Non mi viene riconosciuto nulla, perché dovrei dare qualcosa in cambio? Nonostante tutto, chiarito “l’equivoco” vi ho partecipato. Ma aldilà del piacere di ritrovarmi con dei cari amici, non credo mi abbia dato molto di più. La colpa sarà la mia, ma questa è la mia impressione. Il mio spirito è lo stesso della settimana scorsa e della prossima. Ho solo scoperto, nelle riunioni fatte, che c’è chi di questa situazione creatasi non ha cura e chi invece la prende di petto. Così come ho scoperto che i nostri amati tecnici hanno l’intenzione di fare “esperimenti” in occasione della gara. Nello specifico hanno intenzione di allontanarci dalle persone care per farci unire di più. Come possono credere che stare lontano da chi ci accompagna nella vita quotidiana possa essere un bene? A Luco dei Marsi, in camera con Andrea Bernabei e Mario Fattore, sono riuscito a dormire un paio d’ore non di più. Non voglio che ciò riaccada al Mondiale. Fatto presente ciò ai tecnici mi è stato risposto: “Vedremo cosa possiamo fare”. A me non interessa nulla del loro pensiero, io la notte prima della gara ho il diritto sacrosanto di dormire non di prestarmi a biechi esperimenti. In queste cose mostrano tutta la loro miopia. Sono persone che dovrebbero fare il nostro bene, non produrre danni e pensieri negativi. Dovrebbero ascoltare le nostre esigenze, non imporre le loro credenze. La mia idea è che senza i dirigenti gli atleti esistono, viceversa senza atleti i dirigenti non sono nulla. Ma ciò non è chiaro. O almeno così sembra. Finché le cose andranno avanti così, non mi sentirò obbligato di dovere garantire nulla a nessuno. Per questo ribadisco di nuovo in questa sede che sarò presente al Mondiale non per onorare la maglia azzurra, ma per provare a dare una gioia a tutte le persone che mi vogliono bene e che credono in me e nei miei sacrifici. Non conterà il risultato, non sarà così importante. Ciò a cui aspiro è una felicità fatta di serenità e di tranquillità con il prossimo e con me stesso. Non devo dimostrare nulla a nessuno, tanto meno a me stesso o alle persone care. Le motivazioni non sono i dirigenti, né la squadra italiana. L’obiettivo è provarci, ancora una volta, con tutto me stesso.

domenica 7 settembre 2008

Dalla parte altrui

Cercherò di essere sincero, come sempre. Sono tornato a casa dopo le vacanze ed il raduno-gara di Luco dei Marsi. Non ho molta voglia di scrivere quello che sono stati i giorni trascorsi, ma lo farò lo stesso. Mi servirà soprattutto come scusa per riflettere sugli aspetti positivi e negativi e avere una traccia storica delle mie sensazioni. Ho preso le vacanze al mare come delle vere e proprie ferie. L’unico impegno è stato quello di alzarsi dal letto, prendere il telo da mare e raggiungere la spiaggia distante 10 metri circa. Vita da non morire mai, o quasi. Ho corso, certamente, ma poco e a ritmi blandi, se si fa eccezione per un allenamento che prevedeva 5 ripetute di 1000 metri con recupero di corsa sempre di 1000 metri. Per il resto ho approfittato della compagnia di un amico per correre, ma senza eccessivo impegno. Lasciato il mare (con non poco rimpianto) ho raggiunto venerdì sera Luco dei Marsi, dove era in programma la 6 ore ed il raduno degli atleti della nazionale di 100 km e della 24 ore. Descrivere cosa è significato ritrovarsi con i compagni della squadra e cosa è stata la gara non è cosa facile e di poche parole. Partiamo dalla gara. L’intento era di correrla tutta o, almeno, provare a farlo. Le sensazioni dei giorni precedenti non erano delle migliori (così come avevo avuto modo di scrivere sull’ultimo post), forse a seguito della troppo rilassatezza che il mare mi aveva donato. Comunque sia l’intenzione era di correre ad un ritmo di 4’00”/km. Il problema più grande è stato il gran caldo e l’afa. Credo che alle due del pomeriggio, orario di partenza, ci fossero più di 30° C ed un tasso di umidità intorno al 70%. Nonostante tutto ho impostato il ritmo alle andature prefissate. Ho corso in compagnia dell’amico Marco Boffo e tutto è filato per il verso giusto fino alle 2 ore e 30 minuti di corsa. Dopodiché è iniziata una leggera crisi alle gambe che man mano è diventata sempre più pesante e difficile da sopportare. In questo stato sono riuscito ad andare avanti fino alle 3 ore, ma poi ho gettato la spugna ed ho deciso che la mia gara sarebbe finita lì. Non credo che la crisi sia stata solo fisica, certamente anche mentale. Ho provato di nuovo le stesse sensazioni dell’ultimo Passatore. Pervenuta la crisi muscolare, la testa non è stata in grado di provare a trascinare il corpo, ma, viceversa, si è fatta trasportare. Non sono riuscito a reagire alla fatica, questa è la realtà. Sono sincero, la cosa mi spaventa e non poco, soprattutto in vista del Mondiale. La mia considerazione a caldo è stata che se dovesse ricapitare qualcosa del genere a Tarquinia, dovrò rivedere i miei piani e valutare bene se proseguire sulla strada delle ultramaratone e delle 100 km nello specifico. Tutto ciò non nasce dall’amarezza di un mancato risultato, ma solo ed esclusivamente dalla riflessione sulle mie sensazioni. Per quanto riguarda il raduno è stato bello ritrovarsi insieme a tanti amici e compagni d’avventura e fatica. C’è stato modo per riflettere su mille argomenti e, su tutti, il valore della maglia azzurra e del prossimo impegno Mondiale. Aldilà delle diverse posizioni, ribadisco quanto già espresso in precedenza su altri post. Non credo che la nostra situazione sia rosea, per mille e più motivi. E l’annunciato forfait di Giorgio Calcaterra a Tarquinia in segno di protesta ne è una dimostrazione. Personalmente credo che non essendo dei professionisti (non siamo pagati per fare questo sport e non rappresenta la nostra prima occupazione, ma solo un “gradevole” hobby) non dovremmo avere obblighi particolari, ma solo delle indicazioni da seguire. Purtroppo non va così ed i problemi, a parer mio, nascono tutti da qui. Non è giusto avere delle costrizioni. Quando ciò accade c’è il rischio che qualcuno, forse più sensibile di altri, possa reagire in modo “inaspettato”. In tal caso non condanniamolo, ma proviamo a metterci, anche per un solo momento, dalla sua parte. Ciò non dovrà servire a cambiare necessariamente la nostra idea, ma solo a comprendere di più la sua.

giovedì 4 settembre 2008

Vacanze finite

Solo poche parole per aggiornare il mio blog. E' un po' di tempo che non scrivo nulla perchè sono in vacanza a Vieste. Qui tutto procede per il meglio, anche se allenarsi al mare è sempre difficile. Domani parto con la Nazionale di Ultramaratona per il raduno di Luco dei Marsi. Sabato gara-test sulla distanza delle 6 ore. Vi giuro che ciò mi spaventa e non poco, soprattutto perchè credo che alle due del pomeriggio non sarà facile correre senza soffrire il caldo, ma sarà un buon modo per sondare la mia condizione fisica. Credo, inoltre, che almeno all'inizio avrò difficoltà aggiuntive dovute alla rilassatezza di una settimana di vacanze al mare. Vi farò sapere quanto prima come è andata. Un caro saluto da Vieste

martedì 26 agosto 2008

Nessuna garanzia

Per fortuna anche questa è fatta. Il lungo di 4 ore è alle spalle e posso tirare un bel sospiro di sollievo. Non nascondo che quando devo affrontare siffatti allenamenti la testa incomincia a sentirne il pensiero già diversi giorni prima. Non sono i ritmi a far paura, ovviamente, ma il timore è legato piuttosto al tanto tempo da trascorrere sulle proprie gambe con il rischio di crisi, sofferenze e dolori vari. Per fortuna però stavolta le cose non sono andate così come potevo immaginare. Le sensazioni sono state buone e sono venuti fuori la bellezza di 59,05 km con una media di 4’03”9 al km. Un passaggio alla maratona intorno alle 2h53’30” e soprattutto un passaggio alle 3h30’ più veloce di circa 200 m rispetto al lungo precedente. Rimango quasi stupito dalla condizione che sto riguadagnando. È stato strano, ma piacevole, avere “difficoltà” a correre sciolto nelle prime due ore (la sensazione era di stare correndo a 3’50” mentre l’orologio diceva 4’05”) e successivamente, quanto credevo che sarei entrato in crisi, ho invece incominciato a correre più facile (credevo di correre a 4’05” invece l’orologio diceva 3’50”/3’55”). Inoltre anche la testa ha reagito bene. Non ho avvertito la voglia di chiudere il prima possibile l’allenamento, ma ho corso con tranquillità, senza strafare e cercando le buone sensazioni. Che devo dire? Meglio così, anche se ripeto che all’8 di novembre manca ancora molto, forse troppo e stare bene oggi è positivo, ma non è garanzia di nulla.

lunedì 25 agosto 2008

Il bello dello sport e non solo

Non sono scomparso dalla circolazione, né tanto meno sono andato in vacanza. Ho semplicemente avuto un fine settimana un po’ impegnato e quindi non ho trovato il modo di aggiornare il mio blog. Come vanno gli allenamenti? Diciamo bene, senza troppi alti né bassi, ma comunque in modo soddisfacente. Riuscire a correre con continuità senza troppi problemi e riuscendo a portare a termine i lavori con moderato successo è già un bel risultato. Forse in questo ciò che mi ha dato di più conforto è stato il fatto di seguire quotidianamente le gesta degli atleti alle Olimpiadi, le loro fatiche, i loro successi e le loro sconfitte. Ho seguito con particolare passioni gli impegni a me più vicini, la Maratona e la 50 km di marcia. Due gare strabilianti. La prima per i ritmi con cui è stata corsa e vinta, la seconda non solo per questo ma, anche e soprattutto, perché ha portato alla vittoria uno splendido italiano, Alex Schwazer. La cosa che mi ha impressionato di più è stata la determinazione dell’atleta e la sicurezza che ha mostrato in ogni fase della gara. Il suo successo è stato il successo di chi aveva come unico scopo quello di vincere. Ogni altro risultato sarebbe valso una sconfitta. E la “semplicità” che ha mostrato nel cogliere questo obiettivo è stata sbalorditiva e nello stesso tempo uno splendido esempio da seguire. Mi rendo conto che arrivare a quello stato mentale non è cosa da poco e lo si può fare se si è certi di avere due gambe instancabili, un cuore grande così ed un cervello da utilizzare bene. Cioè se si ha la certezza che madre natura ha regalato a te qualcosa di formidabile e di non comune. Certo avere i mezzi non è tutto, ma è comunque qualcosa di indispensabile soprattutto in determinate discipline. Ma attenzione, non è vero che con la determinazione si riesce comunque ad ottenere qualsiasi obiettivo. Il messaggio che ci lancia la televisione è questo. La storia, per fortuna o purtroppo, la fanno i vincitori e non i vinti. Davanti alle telecamere a raccontare le imprese fatte vanno coloro che portano le medaglie al collo, non quelli che le medaglie le hanno solo potute sognare. Per uno che vince, ce ne sono migliaia che perdono. Colui che vince è stato sicuramente il più bravo, il più forte, il più fortunato, ma non è detto che sia stato il più deciso, che abbia profuso il maggiore impegno o che abbia fatto tutto quello che era nelle sue possibilità. Ma così è ed il bello della vita e dello sport è tutto qui. Tornando ai miei allenamenti ne ho fatti due. Il primo sono state delle salite di 1000 m da ripetere 5 volte con un 3000 finale. Il secondo un fartlek da 120’ corso un minuto forte uno piano. I risultati, soprattutto per il secondo, sono stati buoni. Per quanto riguarda il futuro domani mi aspetta un bel lungo di 4 ore. Per il momento l’unica cosa che posso fare è incrociare le dita.

sabato 16 agosto 2008

Una bella passeggiata di 51,2 km

Ho provato anche a fare la danza della pioggia, ma dal cielo non sono venute giù che poche gocce. Del resto non sono un bravo ballerino e l’addetto alle cattive condizioni meteo non ha voluto esaudire la mia richiesta. In compenso, però, deve aver piovuto altrove e comunque molto vicino alle mie parti. Inoltre il tempo nuvoloso ha favorito lo stabilizzarsi, nella giornata di oggi, di un clima mite e per niente afoso. Questo ha reso più facile ed agevole la mia corsa di 3h30’. Infatti nella giornata odierna questo era quello che prevedeva il programma, un bel lungo da correre a ritmi vicini a quelli di una 100 km. Certo riuscire nell’impresa non era facile, soprattutto riuscire a portare un ritmo così elevato per tutto il tragitto. Ma posso dire di essere comunque soddisfatto in quanto per buona parte dell’allenamento ho portato buone andature. L’aspetto più positivo è che ho corso 51,2 km con un ritmo medio di 4’06”1, mostrando soprattutto nelle prime tre ore una buona freschezza sia mentale che fisica. L’ultima mezzora, è stata di contro, leggermente più difficile. Ma comunque buona ed i ritmi degli ultimi chilometri, a 3’50”/km, lo dimostrano ampiamente. Andiamo avanti così

giovedì 14 agosto 2008

Marco: Atleta "Rock"

La giornata di ieri, dopo l’allenamento progressivo di 15 km, è proseguita per me in un modo davvero particolare e speciale. È capitato qualcosa estremamente piacevole e non così frequente: una bellissima premiazione, riconoscimento per le mie gesta sportive, che ha avuto luogo nell’ambito del Festival musicale “Rock & Blues” organizzato dall’Associazione sublacense “The Band”. Devo per questo dire grazie agli organizzatori, in primis a Dario Scifoni patron della serata, e all’amico (nonché ex sindaco di Subiaco) Franco Lando. Sono stati loro a voler inserire questa iniziativa tra le note delle chitarre rockettare. Insieme a me hanno trovato posto sul palco altri due sportivi sublacensi, il fondista Valerio Checchi e la campionessa di corsa orientamento Maria Novella Sbaraglia. Nei pochi, ma preziosi, minuti che ci sono stati regalati abbiamo parlato del rapporto sport-doping-droga nel mondo giovanile, mettendo in evidenza come lo sport possa e debba essere vissuto dai ragazzi come una scuola di vita ed un’occasione per tirarsi fuori da giri strani, ma che non deve assolutamente condurre all’uso di sostanze dopanti. Il paradosso più brutto è che la pratica sportiva può salvare dal mondo della droga, ma poi portare al doping. Il doping è e rimarrà per sempre l’aspetto più negativo dello sport, una mancanza di rispetto verso il prossimo e soprattutto verso se stessi. L’augurio è che tutti i presenti, genitori e figli, abbiano compreso l’importanza dell’attività fisica come mezzo educativo sia per il fisico che per la mente.

Speriamo che piova...

Proseguono gli allenamenti alla ricerca di una condizione che possa definirsi soddisfacente. Nonostante il caldo continui a farsi sentire e si mostri come un vero rivale da superare e sconfiggere, la mia marcia di avvicinamento al Mondiale di 100 km non vuole arrestarsi. Così nella serata di ieri, nonostante i 30°C e la forte umidità, ho deciso di fare un nuovo allenamento tirato. Le sensazioni del pomeriggio non erano affatto buone, così come la sicurezza di potercela fare. Mi sentivo piuttosto spossato e con le gambe strane. L’allenamento prevedeva una progressione di 15 km da svolgere nel seguente modo: 5 km a 3’45” + 4 km a 3’35” + 3 km a 3’25” + 2 km a 3’15” + 1 km a 3’05”. Credo che vedendo i tempi non possa affatto lamentarmi e l’unico neo negativo possa essere considerato il mille finale in cui non sono riuscito a portare i ritmi prestabiliti. Ma credo anche che questo sia il male minore, partendo dal presupposto che le mie gambe è un po’ di tempo che non riescono a girare quanto si tratta di correre a ritmi piuttosto elevati. Il crono complessivo finale è stato di 52’32” con una media di 3’30”/km. Il prossimo impegno sarà un lungo di 3h30’ da correre a ritmo gara della 100 km o giù di lì. Speriamo che piova…

lunedì 11 agosto 2008

Una bella botta al morale

Dopo l’ultimo lavoro fatto giovedì scorso e le cattive sensazioni vissute, con tanta stanchezza e poco reattività, ho deciso che la cosa migliore da fare fosse anche la più semplice. Inutile continuare ad andare avanti cercando a tutti i costi di forzare un fisico troppo stanco e privo di energie, meglio fermarsi e riposare. Così ho fatto sabato e domenica mattina. Nel pomeriggio, invece, sentendo che qualcosa forse stava cambiando e migliorando ho deciso di provare di nuovo a correre forte e mettere sotto pressione il mio organismo. Un’ora e mezza di fartlek alternando un minuto forte e un minuto piano. Sono partito con un riferimento ben preciso, il fartlek di 75’ fatto poco più di dieci giorni prima e terminato con 20 km ed una media di 3’45”/km. Subito le sensazioni mi sono sembrate migliori, grazie forse anche al clima mitigato dalle piogge del giorno precedente e quindi gradevolmente fresco. I passaggi alla mezz’ora e all’ora di corsa sono stati entrambi positivi ed il finale in crescendo e comunque con l’impressione di non aver speso tutto ed avere ancora qualcosa nelle gambe. Sono venuti fuori 24,5 km ad una media di 3’40”4/km. Davvero niente male e soprattutto una gran bella botta al morale. Ora c’è solo da sperare che i prossimi allenamenti diano simili risultati. Altrimenti…

venerdì 8 agosto 2008

Le Olimpiadi

Oggi è un giorno davvero particolare, almeno per tutti coloro che credono nei valori dello sport e che amano l’attività agonistica. E’ il giorno dell’inaugurazione delle Olimpiadi di Pechino 2008. Di certo un evento così non può passare inosservato. Non voglio però parlare di ciò che rappresentano le Olimpiadi nel mondo moderno, ma di quello che possono rappresentare per uno come me. Quando ho incominciato ha praticare lo sport in maniera più seria, verso i 13 – 14 anni, ho subito iniziato a pensare e credere che la cosa più bella che mi potesse accadere da sportivo fosse quella di poter prendere parte ai Giochi Olimpici. Credo infatti sia fuori discussione che la massima aspirazione per uno sportivo sia quella di poter partecipare almeno una volta nella vita ad una manifestazione di tal genere. Pochi sono però gli eletti ed i fortunati, ancor meno quelli che partecipando hanno la gioia di poter vincere una medaglia, magari d’oro. Il mio sogno, però, man mano che passavano gli anni è andato via via e sempre più svanendo fino a diventare una pura chimera. Oggi la consapevolezza è quella di non poter realizzare questa impresa unica ed esaudire questo sogno. Nonostante tutto non rimane il rammarico, ma solo la certezza di aver provato, almeno in alcuni periodi della mia vita, a fare di tutto per potervi partecipare. Così, in questi giorni, guardando la televisione, oltre l’ammirazione, proverò per gli sportivi partecipanti alle Olimpiadi una grandissima stima perché loro sono riusciti arrivare dove io ho potuto solo sognare.

Come è dura la salita...

Ancora non riesco a smaltire la faticaccia del lungo di lunedì scorso e della crisi che ho avuto durante la corsa. Sarà colpa anche del gran caldo, ma le sensazioni sono davvero molto molto negative. Sto attraversando un periodo nero per quanto riguarda gli allenamenti e la condizione fisica. Stento a fare qualsiasi cosa e ho sempre una gran voglia di dormire. Nonostante tutto cerco di non fermarmi, proseguire con la preparazione e portare avanti le mille cose della vita quotidiana, primo fra tutti il lavoro. Ancora non è tempo di ferie per me e quindi bisogna lavorare. Nella giornata di ieri avevo in programma 4 salite da 1 km con recupero sullo stesso tratto ed un 3000 finale in piano. Basta vedere la tabella sottostante per capire che ciò che ho detto precedentemente è pura realtà. I 4 mille sono venuti 4’03”, 3’55”, 3’57” e 3’59”. Certo che fare delle valutazioni sulle prove in salita non è facile perché molti sono i fattori che influenzano i ritmi, primo fra tutti la pendenza. Ma credo che si possa valutare in modo oggettivo il 3000 finale che, nonostante sia stato corso in leggera discesa, ha portato i seguenti risultati: 3’15” + 3’19” + 3’15” = 9’49”. Allora si capisce come le sensazioni negative non siano solo sensazioni, ma qualcosa di più. Inoltre c’è da aggiungere che questa sera sono uscito per correre la solita oretta, ma dopo mezz’ora sono dovuto rientrare perché non riuscivo a correre neanche a 5’30” al chilometro. Questa è la dura realtà. In tanti anni di atletica credo che mai ho provato delle sensazioni così negative. È oramai un periodo piuttosto lungo che non riesco a ritrovare una buona continuità e buone sensazioni negli allenamenti. Scherzando con gli amici addebito il tutto alla vecchiaia e al fatto che è ora di tirare i remi in barca. Non conosco la causa di questi miei problemi, ma proverò a risolverli continuando a perseguire i miei obiettivi. Speriamo che questo periodo negativo passi in fretta.

martedì 5 agosto 2008

Il lungo di 3 ore: una pazzia

Dopo non aver corso domenica perché impossibilitato in quanto impegnato con La Speata, lunedì ho cercato di recuperare i chilometri persi facendo un lungo collinare di 3 ore. Cosciente del fatto che il caldo di questi giorni è davvero eccessivo ho pensato di fare cosa buona rimandando la partenza al pomeriggio inoltrato. Ovviamente per non incappare nella notte non sono potuto partire più in la delle ore 17:45. Il percorso era, soprattutto nella prima parte, estremamente impegnativo e completamente assolato. I punti in cui poter bere e bagnarsi pochi e lontani fra loro. Mi sono reso subito conto che per poter portare a termine il lungo avrei sofferto e non poco. Così infatti è stato. Allo scoccare della seconda ora la fatica è incominciata ad aumentare a dismisura nonostante il ritmo blando e lento. Le poche fontane, benché fossero di acqua freschissima, non erano sufficienti a dissetarmi. Inoltre proprio perché fredde mi hanno accelerato la comparsa dei soliti problemi intestinali di cui soffro nel periodo estivo. La conseguenza sono state diverse soste forzate che mi hanno prodotto ulteriore stanchezza e spossatezza. Arrivare fino a casa, considerando le rampe finali, non è stato facile e comunque alla fine è stata una vera liberazione. Il sole non era più nel cielo ed a farmi compagnia erano le ombre della sera, ma con me viaggiavano anche la stanchezza dei miei muscoli, l’arsura della mia bocca e l’affaticamento dei 39 km percorsi. Il tutto non so se sarà servito ad allenarmi, ma comunque mi ha insegnato che non è consigliabile affrontare tali impegni nel nei mesi estivi con temperature elevate e senza un’assistenza adeguata.

632 + 97 = tanta gioia

E’ trascorsa anche la prima domenica di agosto e con essa, immancabile, La Speata, gara di 12 km che si svolge sulle rampe in salita da Subiaco a Monte Livata. Il mio ruolo è stato di organizzatore, piuttosto che da atleta. Le fatiche simili, ma diverse. Quando si corre il tempo è in cui si è impegnati è di meno, ma lo sforzo più intenso. Quando si organizza lo stress si accumula nei tanti giorni di pre e post gara. Ma la soddisfazione è comunque tanta. Sapere di essere riusciti a portare al traguardo tante persone con pochi (forse nessuno) problemi riempie il cuore di gioia e la soddisfazione che si prova è pari a quando si vince una bella gara o si raggiunge un tempo ambito su una competizione. Alla fine gli arrivati sono stati ben 632. 52 in più dello scorso anno, con un incremento di quasi il 10 %. Considerando che le persone che lavorano attivamente (eccetto il giorno della gara) sono solo 4-5 e che i soldi provenienti da sponsor ed enti sono sempre meno, possiamo ritenerci ampliamente soddisfatti. Soprattutto se si pensa che per “complicarci” la vita, quest’anno, per la prima volta, abbiamo voluto inserire, quasi all’ultimo momento, La mini Speata, gara di 2 km competitiva per le categorie giovanili. I giunti al traguardo hanno sfiorato le 100 unità ed avevano un’età compresa dai 9 mesi del più giovane (accompagnato dalla madre con passeggino) ai 17 anni del più “vecchio”. La speranza è che tra loro ci sia qualcuno propenso a prendere la corsa seriamente ed abbia la passione per continuare a praticare questa splendida disciplina. La certezza è invece di aver mandato un utile messaggio per far capire a tutti (genitori compresi) quanto sia bello e salutare correre e fare sport. L’appuntamento è per il 2009.

venerdì 1 agosto 2008

Il ritorno dal mare

Sono appena tornato da tre giorni di mare. Una vacanza breve per cercare di recuperare un po’ di energie fisiche e mentali in vista degli impegni futuri, non solo sportivi. Innanzitutto di lavoro. Agosto sarà un mese pieno di cose (e case) da fare. Poi organizzativi. Infatti in questo fine settimana sarò preso dall’evento La Speta, gara di 12 km interamente in salita organizzata dalla mia società podistica il Gruppo Marciatori Simbruini Subiaco. Io mi occupo in modo particolare, oltre ad altre cose, della fase di raccolta delle iscrizioni e della consegna dei pettorali. Stare dietro a quasi 800 persone vi posso assicurare che non è cosa da poco. Proverò anche stavolta a fare bene sperando di accontentare tutti e sbagliare il meno possibile. Intanto ieri sera, di rientro dal mare, ho fatto un lavoro specifico consistente in 90’ da correre in 6 blocchi da 15’ l’uno in progressione. Partendo da 4’15”, scendendo di 10” ogni blocco ed arrivando all’ultimo a correre in 3’25”. Le sensazioni non sono state negative, ma c’è ancora molto da lavorare. D’altronde il mondiale è ancora distante. A proposito di Mondiale e di Nazionale, durante questi giorni mi è capitato spesso di pensare a quanto successo a seguito dei miei post sul blog e quali sono state le diverse reazioni. Una cosa è certa, le mie denuncie non serviranno a cambiare le cose. Partendo da questo presupposto mi chiedo se il mio pensiero dovesse rimanere tale o ho fatto bene ad esplicitarlo, renderlo pubblico, portarlo a conoscenza di altri? Ho fatto bene a mettere in evidenza qual è la realtà della nostra nazionale o sarebbe stato meglio “lavare i panni sporchi in casa”? Sicuramente le mie dichiarazioni hanno infastidito qualcuno o quantomeno questo qualcuno non se le sarebbe mai aspettate. Ma ciò che mi preoccupa non è questo. Il pensiero più ricorrente è di non essere stato ben compreso, di non essere stato chiaro e quindi di essere stato travisato il concetto del mio pensare. Aver messo di mezzo il discorso economico non mi ha di certo aiutato, perché è stato poi solo questo ad essere preso in considerazione da chi ha espresso la sua opinione, sia positiva che negativa. Tutto è stato ricondotto a ciò. Ma il fondamento del discorso era legato solo al fatto che abbiamo una classe dirigente che del nostro sport e delle nostre fatiche non sanno nulla e nulla le importa. Che non capiscono i sacrifici che facciamo e quale importanza possiamo avere nel mondo della corsa. Quale volano potremmo essere per il mondo amatoriale e per la crescita di un movimento di ultramaratoneti sempre più attenti e numerosi. Nonostante tutto continuano a trascurarci e pensare ad altro. La nostra atletica è morta da tempo. Andiamo avanti con persone oramai “vecchie”, che hanno da tempo superato i 30 anni. Non ci sono ricambi, ma non si fa nulla per incentivare l’attività giovanile e le attività parallele come l’ultramaratona. I pensieri sono altrove, forse intenti a capire il modo migliore per curare i propri interessi.

sabato 26 luglio 2008

Grazie

Ringrazio tutti coloro che in questi giorni hanno avuto per me e per il mio sfogo relativo alla convocazione delle parole di conforto e di comprensione. C’è chi mi ha chiamato per telefono, chi mi ha scritto post sul blog, sms ed email e chi infine, incontrandomi, ha voluto farlo in prima persona. A tutti costoro va la mia più sincera e sentita gratitudine. Sentirmi appoggiato in questa mia situazione di rammarico è stato bello e comunque mi è servito a condividere con altre persone quella che è la realtà dei fatti e quindi mi ha fatto stare meglio. Proprio per tale motivo però voglio dare alcune precisazioni in merito. In particolare sull’aspetto economico. Le mie critiche verso i pochi compensi che ci vengono elargiti non nascono da una mia necessità di fare dell’atletica una fonte di sostentamento. Non pratico questo sport per soldi e per fortuna ho un lavoro che mi consente di vivere l’atletica come un semplice hobby, nonostante questo mio hobby mi costi sia in termini di sacrifici, rinunce e spese varie. Ma considero ciò la mia fortuna e per questo me la tengo stretta. Ciò che mi rammarica e mi fa rabbia e solo ed esclusivamente legato a quello che è l’atteggiamento della Fidal nei ns confronti, nei confronti cioè di persone che si fanno un “mazzo tanto” per portare in alto i colori della nazione e vengono comunque non considerate. Non ci sono i soldi, ma vorrei vedere da quante e quali persone è composta la spedizione azzurra per le prossime Olimpiadi. Quante mogli, figli e accompagnatori vari andranno a godersi questo spettacolo unico a spese nostre. Quanti rimborsi verranno elargiti e quanti soldi verranno sprecati. Se solo si facesse meno politica e più sport credo che qualche briciola rimarrebbe anche per noi. Ma d’altronde abbiamo un Presidente della Fidal e dei consiglieri che hanno smesso da tempo i panni dell’atleta. Ora hanno una bella pancetta rotonda ed un grosso “culo” incollato sulla loro comoda poltrona. Non parlano da atleti ad atleti, ma da politici a persone che sanno, devono e possono solo battere le mani. La nostra situazione, ripeto, è la situazione tipica italiana. Credo che non ci sia via di scampo. Prendere o lasciare. La mia lotta personale è e sarà quella di far presente questa realtà ogni qual volta ne avrò l’occasione. Non credo che potrò cambiare le cose, ma almeno, a differenza loro, avrò una coscienza più pulita da portare con me.

sabato 19 luglio 2008

Una convocazione tra gioia e rabbia

Mentre rientravo a casa dopo l’allenamento odierno ho incontrato il postino che mi stava consegnando una lettera. Non era una lettera normale, ma molto molto particolare. L’oggetto recitava “Campionato del Mondo IAU 2008 di 100 km su strada”, in poche parole era la lettera di convocazione per i prossimi campionati mondiali ed europei che si terranno il prossimo 8 novembre in Italia e nello specifico nella città laziale di Tarquinia. Immagino che a chiunque farebbe piacere ricevere qualcosa del genere, soprattutto per tutti coloro che fanno della corsa e delle gare di lunga distanza il loro obiettivo sportivo. Credo che molti atleti desidererebbero ardentemente poter raggiungere almeno per una volta tale risultato e provare cosa si sente ad indossare la maglia azzurra e far parte della Nazionale. Non nascondo che la sensazione è bella, particolare e per certi aspetti unica. Ti dà la forza e la carica per poterti allenare con più impegno e maggior dedizione. Ma soprattutto ti fa sognare che le cose possano andare nel modo giusto e quindi cogliere un risultato strepitoso. Purtroppo però non c’è solo e soltanto questo. E’ sicuramente risaputo che la nostra specialità è quasi pioneristica. Fatta cioè da pochi atleti “matti” che si cimentano in imprese ardue investendo molto del proprio tempo ed avendo in cambio poco o nulla. Tutto ciò che si riesce ad ottenere è solo ed esclusivamente frutto del proprio impegno. Niente di più è concesso. O comunque quel poco è veramente troppo poco. Volete sapere cosa aspetta a chi partecipa ad un Mondiale e difende i colori della propria nazione? Bene. Innanzitutto una lettera di convocazione da poter vantare con amici e conoscenti. In secondo luogo del materiale sportivo da parte della Fidal, il cui valore si aggirerà intorno ai 500 euro e rappresenta il minimo che viene fornito a tutti coloro che vestono la maglia azzurra. Poi un rimborso forfettario per le spese del viaggio e dell’alloggio per il Mondiale (per il Mondiale del 2007 in Olanda è stato di 250 euro, comunque non sufficienti per coprire l’intera cifra spesa) che ho ricevuto a maggio del 2008 ed, infine, un rimborso una tantum di 500 euro da parte della Fidal per aver fatto parte della nazionale, che però ad oggi non ho ancora avuto. C’è da aggiungere, inoltre, che quest’anno avremo un mini raduno di un week end dal 5 al 7 settembre a Luco dei Marsi in Abruzzo in occasione della 6 ore al quale è di notevole importanza partecipare. La comunicazione mi è stata data attraverso una mail inviata dalla commissione tecnica in cui si diceva che se non vi avessi partecipato (dando delle buone motivazioni legate a problemi familiari o ad impegni sportivi già precedentemente presi) non sarei stato convocato. Non si specificava però chi avrebbe pagato le spese del viaggio (solo successivamente mi è stato chiarito che ci sarà un rimborso forfettario di 50 euro per tutti, sia laziali che trentini) e chi gli eventuali giorni di assenza dal lavoro. La mia idea è che non si può pretendere nulla da persone che già danno tanto senza ricevere nulla in cambio. Ma purtroppo o per fortuna non siamo tutti uguali. C’è libertà di pensiero ed il bello è proprio il fatto che ognuno possa propagandare ed esprimere la propria idea. La ragione però vorrebbe che questa non fosse imposta. Mentre la realtà è che la gara per noi più dura non è correre i 100 km, ma trovare più rispetto e considerazione per quello che facciamo. Un caro saluto

I convocati per il Mondiale della 100 km

La IUTA (Associazione Italiana Ultramaratone e Trail) comunica l’elenco, in stretto ordine alfabetico, degli atleti Italiani per i quali verrà formalizzata alla Federazione Italiana di Atletica Leggera la richiesta di iscrizione per il Campionato Mondiale di 100 km di corsa su strada in programma Sabato 8 Novembre a Tarquinia.

UOMINI
BERNABEI Andrea 09/09/1971 6.57.08 1999
BOFFO Marco 21/01/1975 6.51.36 2007
CALCATERRA Giorgio 11/02/1972 6.37.45 2008
CARONI Francesco 17/08/1973 7.13.04 2008
DI TOMA Diego 13/12/1970 7.31.11 2007
D'INNOCENTI Marco 25/04/1975 6.47.58 2006
FATTORE Mario 18/06/1975 6.34.23 2002
MALFATTI Pio 12/03/1962 7.25.45 2007
RIGO Andrea 07/02/1969 7.22.59 2008

DONNE
CARLIN Monica 20/06/1971 7.29.16 2006
CAVALLI Giovanna 07/05/1959 8.00.22 2004
CERETTO Sonia 11/01/1975 9.17.47 2008
DA FORNO Daniela 17/12/1968 8.18.33 2007
MONARI Roberta 20/01/1969 8.41.34 2008
SANNA Paola 19/03/1977 7.42.12 2006
SIMSIG Elena 29/11/1970 9.06.31 2008
ZANTEDESCHI Cristina 13/10/1966 9.19.11 2007
ZECCHINO Luisa 11/12/1967 9.25.53 2008

Il Campionato del Mondo della 100 km, oltre ad assegnare i titoli individuali, maschile e femminile, per i quali concorreranno tutti i 18 convocati, prevede anche il Campionato del mondo a squadre con due classifiche separate, una maschile ed una femminile. La composizione delle squadre ai fini di queste classifiche (6 titolari per sesso) sarà definita entro il 10 settembre in vista del termine fissato per la presentazione del modulo definitivo di iscrizione (FEF).

La mia speranza

Sto provando, nei miei allenamenti, a ritrovare la velocità persa e, contemporaneamente, a non perdere la capacità acquisita di correre le lunghe distanze. Dopo la 50 km del Gran Sasso di domenica scorsa, una cronoscalata di 5 km mercoledì lungo le salite che portano a Cervara di Roma, oggi ho voluto affrontare un lavoro tipico di chi vuole preparare una maratona: 10x1000 m a 3’25” con recupero di 1000 m in 4’00”. Le sensazioni sono state abbastanza buone, anche solo per il fatto di esserlo riuscito a finire discretamente. Alla fine sono venuti 20 km in 1h14’08” ad un ritmo medio di 3’42”4. Certo non è niente di che, soprattutto ripensando a quello che ero in grado di correre qualche anno fa, ma è comunque qualcosa di positivo da cui ricominciare. Inoltre c’è da aggiungere un particolare di non poca importanza. Credo che oggi il mio Garmin avesse problemi ad agganciare in modo stabile il satellite. Questo perché rispetto ai mille metri segnati e verificati negli altri infiniti allenamenti, mi faceva correre 4-5 secondi in più, soprattutto nelle prove veloci. Si capisce quindi come sottraendo questi secondi da quelli riportati nel riepilogo sottostante le cose cambino e notevolmente. C’è differenza nel correre i mille metri a 3’25” piuttosto che a 3’20”. Per questo oggi il morale è piuttosto buono. Perché riservo in me la speranza che qualcosa stia cambiando in positivo e che gli allenamenti incomincino a dare i frutti sperati. Almeno questa è la mia speranza.

In compagnia di Valerio Checchi

Erano anni che ci provavamo, ma nonostante la buona volontà non ci eravamo mai riusciti. Abbiamo tentato di nuovo, per l’ennesima volta, e finalmente abbiamo fatto centro. Giovedì scorso alle 18:30 appuntamento sotto casa mia per un allenamento di circa 1h15’ in compagnia del grande Valerio Checchi. Per chi non lo conoscesse voglio ricordare che Valerio fa parte della nazionale italiana di sci nordico, ha partecipato alle ultime 4 edizioni dei Campionati del Mondo, ha preso parte all’ultima Olimpiade del 2006 disputata in Italia a Torino, è pluricampione italiano, ma soprattutto è uno dei pochi atleti italiani, e l’unico del centro sud, che sia riuscito a vincere una gara di coppa del mondo (Canada 2008). Conosco Valerio da quando bambini andavamo sui campi da sci di Campo dell’Osso a sciare. Facevamo parte della stessa società, il glorioso Gruppo Sciatori Subiaco. Abbiamo fatto mille e più allenamenti insieme, abbiamo imparato la fatica dalle stesse persone, nei stessi luoghi, nello stesso modo. L’unica differenza è nella forza. Lui è un vero campione, perché è riuscito ad emergere in uno sport difficile, soprattutto per chi abita e vive in luoghi dove la tradizione in questo non ti aiuta, e perché è riuscito ad arrivare dove un’intera generazione di ragazzi sublacensi ha solo potuto sognare. Per questo lo stimo, per questo apprezzo la fatica che compie quotidianamente, per questo faccio il tifo per lui. C’è da aggiungere, inoltre, che i risultati non lo hanno affatto cambiato, è rimasto il ragazzo di sempre, umile e disponibile con tutti. E per questo amato da tutti. Tornando all’allenamento è stato un modo simpatico per trascorrere 75 minuti di vero piacere discorrendo di mille fatti, ricordando gesti e situazioni del periodo dell’infanzia, parlando dell’attualità e del doping nello sport e del caso Riccò, dialogando e scambiando idee e opinioni sui diversi modi di affrontare la fase di allenamento nella corsa e nello sci nordico, e soprattutto parlando di quelli che saranno i nostri prossimi impegni sportivi. L’augurio è di tornare al più presto ad allenarsi insieme, ma soprattutto che queste uscite siano di buon auspicio e un porta fortuna per le nostre gare.

martedì 15 luglio 2008

La 50 km del Gran Sasso

Avete perfettamente ragione a lamentarvi. Ma non è colpa mia se non riesco più a trovare il tempo per fare tutto quanto sarebbe necessario e comunque almeno 5 minuti per aggiornare il mio sito-blog e raccontare la bella vittoria alla 50 km del Gran Sasso. Per fortuna però che c’è Giampiero che, presente a Castel del Monte insieme al numeroso e folto gruppo della Running Evolution, ha provveduto ad annunciare almeno le notizie base. Ebbene si, sono riuscito a vincere e bissare il successo dello scorso anno. Salire sul gradino più alto del podio è sicuramente sempre piacevole e comunque sintomatico di qualcosa che sta andando per il verso giusto. Ma bisogna essere realisti. La gara di quest’anno non è stata come quella del 2007. Senza voler nulla togliere ai presenti, mancavano i rivali di sempre sulle lunghe distanze. In modo particolare Giorgio Calcaterra, con il quale lo scorso anno affrontai una gara estremamente più tirata. Ed il tempo finale ne ha sicuramente risentito: 3h20’ contro le 3h08’. C’è da dire però che se l’anno passato è stato il caldo a farla da padrone, con temperature che a 1600 metri di quota si registrano raramente, in questa edizione a dare maggiori problemi è stato invece il forte vento. Soprattutto nei 15 km di falsopiano in salita della piana di Campo Imperatore e sull’ultima rampa di 5 km che conduce a Castel del Monte. Procedere da soli in queste condizioni è senza dubbio più difficoltoso e toglie utili energie da sfruttare altrove. Comunque aldilà di questo, cercando di capire quali sono state le indicazioni date da questo test mi è possibile affermare, anche sulla base delle sensazioni post gara, che non ho perso la capacità di correre le lunghe distanze, ma sicuramente soffro tantissimo a tenere ritmi più elevati. È per questo che devo cercare in ogni modo di recuperare una maggiore velocità di base. Proverò a farlo, anche se il risultato non è affatto garantito. Visto anche il poco tempo che ho a disposizione per fare qualsiasi cosa, come per scrivere sul blog.

Questi i miei tempi

sabato 12 luglio 2008

Sono tornato

È davvero troppo tempo che non scrivo qualcosa sul mio blog. I motivi sono diversi. Una breve vacanza al mare (Castiglion della Pescaia) da lunedì 30 giugno a giovedì 3 luglio, l’organizzazione de La Jennesina dal venerdì alla domenica ed infine il lavoro di quest’ultima settimana. Senza dimenticare gli impegni della casa (sempre presenti) e gli inevitabili allenamenti. Poi l’orto da annaffiare e curare, le cene con gli amici, le riunioni post La Jennesina e pre La Speata. Insomma mille impegni e tante cose da fare che mi hanno portato a questo lungo periodo di silenzio. Cosa è successo nel frattempo. Nulla di particolarmente interessante. Sto cercando di fare un maggior numero di allenamenti alla settimana, allenandomi anche 2 volte al giorno, per arrivare ad un chilometraggio di 140-150 km. I lavori di qualità purtroppo sono pochi e non rilevanti. E si sente. Ma intanto ho deciso di fare la 50 km del Gran Sasso, che lo scorso anno sono riuscito, quasi a sorpresa, a vincere. Spero che il risultato possa essere lo stesso. Comunque l’obiettivo principale è quello di fare un buon allenamento e non far perdere all’organismo la capacità di correre le lunghe distanze. Come andrà la gara ve lo racconterò lunedì prossimo, sempre sperando di trovare un po’ di tempo per farlo.

giovedì 26 giugno 2008

Monza - Resegone, i momenti

mercoledì 25 giugno 2008

Una nuova storia da raccontare

Non sono di certo uno scrittore, forse un narratore delle mie emozioni. Anche se descrivere cosa è e cosa è stata la Monza Resegone è un po’ come correrla, un’impresa alquanto dura ed emozionante. I motivi sono mille, forse più. Proverò a sintetizzarli in tre, quelli, a parer mio, più importanti. Il primo, quello storico. La Monza Resegone è una classica giunta oramai alla 48esima edizione. Fatta da alpini per gente che anche solo per un giorno vuole provare a sentirsi tale, almeno nello spirito. Si torna indietro nel tempo, ai tempi delle grandi guerre mondiali. La storia la vivi e la senti dentro guardandoti attorno e parlando con chi l’ha vissuta davvero. Il secondo, legato all’avventura. Si corre di notte, scalando e arrampicandosi su un monte, illuminato solo ed esclusivamente dalle poche lampade predisposte dall’organizzazione e dalla propria lampadina frontale. La sfida è arrivare alla capanna, il rifugio degli alpini monzesi. Chi è la su vi è arrivato con le proprie gambe, non esistono possibilità diverse. Riscendere poi, dopo la gara, lungo il sentiero più dolce nel cuore della notte, dove il silenzio è rotto solo ed esclusivamente dai versi e dai rumori degli animali notturni, mentre incomincia ad albeggiare, è spettacolare. Il terzo, il più sentimentale. Il podista è un animale solitario, “nasce, soffre e muore da solo”. Chi gli corre al fianco è comunque un avversario. Non sempre però. Almeno alla Monza Resegone non è così. La gara è a squadre, tre sono i componenti, in tre bisogna arrivare al traguardo. Non contano le individualità, conta solo ed esclusivamente il gruppo. Bisogna essere compatti e procedere uniti. Gli elementi più forti servono ad aiutare ed incitare quelli più deboli. La bellezza è tutta qui. Se non si comprende questo è inutile partecipare ad una gara di questo tipo. Se non si percepisce questa sensazione di appartenenza ad un gruppo, la partecipazione diventa inutile. Aldilà del risultato, del tempo cronometrico, delle sensazioni fisiche vissute. Ciò che conta è la testa e le emozioni che questa ti regala. È meraviglioso riscoprirle nel tempo e riviverle intensamente. Così è stato quest’anno per me, così lo è stato per chi con me ha corso. Due fantastici amici, due atleti spettacolari, due persone con un cuore grande così. Mario Fattore e Lorenzo Trincheri. Il primo due volte campione del mondo della 100 km, il secondo ottavo all’ultima edizione della Marathon des Sables. Non credo sia importante raccontare la gara. Dire che alla partenza non eravamo di certo tra i favoriti per la vittoria, che le squadre preposte al gradino più alto del podio erano senz’altro altre. Non ha senso parlare di tempi e passaggi, come di squadre raggiunte e superate. Non ha valore descrivere la nostra gara in rapporto a quella degli altri. La vittoria è e rimane di sicuro la ciliegina sulla torta, ma la nostra corsa è e rimane paradisiaca aldilà di tutto questo. L’orgoglio non è essere arrivati primi, ma essere arrivati. La gara non ci ha regalato un alloro in più da mostrare, ma una gara “epica” da raccontare ai nipoti quando saremo vecchi e, soprattutto, un’amicizia ancora più forte di prima. Un’unica considerazione sul primo posto, perché nasce da un sentire particolare, che spiega meglio di ogni cosa la gioia di correre in squadra. Mi è capitato altre volte di vincere gare, magari e forse anche più importanti. Ma stranamente ad una sensazione di estrema felicità se ne è sempre accompagnata una di tristezza, quasi di malinconia. È bello essere da soli sul gradino più alto del podio, ma si è soli. Tutta la contentezza è dentro di te, ma non puoi e riesci a condividerla a pieno con gli altri. Anche le persone più vicine e più care non possono in questo aiutarti. Rimangono e sono comunque distanti. La sensazione provata alla Monza Resegone è stata diversa, unica, bella. La mia gioia è stata la gioia di Mario e Lorenzo. Sembravamo tre bambini con un giocattolo nuovo in mano, con una felicità in più nel cuore, con una nuova storia da raccontare.