venerdì 30 gennaio 2009

Grazie infinite a Runner's World

Grazie infinite. Non trovo altre parole per esprimere la mia gratitudine a chi è riuscito a rendermi felice per un regalo così grande. Sapevo dell’articolo, ma mai avrei creduto che mi venisse concesso così tanto spazio e venisse confezionato in maniera così mirabile come si conviene in genere solo ai grandi atleti. Ringrazio per questo il direttore Marco Marchei, perché ha creduto profondamente in questo progetto, decidendo di investire in esso tempo e risorse, accettando una sfida che altre riviste del settore hanno scartato a priori, dedicando all’evento del Mondiale di 100 km di Tarquinia solo poche righe di resoconto e classifiche sbagliate. Ringrazio l’artefice dell’articolo, Marco Bonarrigo, il vero ideatore dell’intera opera, per le belle parole spese e per la sagace capacità mostrata nel saper rendere interessante una storia che agli occhi dei più sarebbe potuta apparire eccessivamente normale. Ringrazio, infine, Mjrka Boensch Bees, il fotografo, che con la sua arte ha saputo immortalare nell’infinito il senso del mio correre. Le immagini sono stupende e non riproducono banalmente una realtà vissuta, ma la rendono viva e pulsante di emozioni anche a distanza di tempo. A tutti loro dico grazie e nient’altro, perché ogni altra parola servirebbe esclusivamente ad inserire fronzoli ad un concetto che solo in questo modo può rimanere puro. Voglio tuttavia aggiungere qualcosa che possa testimoniare il mio stato emotivo. Vedo questo regalo come un dono eccessivo, più grande di me e della mia gara. Credo che altri più forti e famosi sarebbero potuti essere i protagonisti di quelle pagine. Non ha senso, nel mondo di oggi, dare spazio a chi non vince. È una regola non scritta, ma imposta dalle leggi del mercato. E per tal motivo non posso e non voglio vedere l’articolo come un premio per il sesto posto del mondiale. Piuttosto mi piace vederlo in un’ottica diversa. Sto attraversando un momento della mia vita sportiva estremamente delicato. Una fase nella quale il tempo da dedicare allo sport diventa sempre meno e i ritmi, inevitabilmente, si allentano. Non so se tornerò a correre una 100 km, ma soprattutto se riuscirò a farlo in un modo per me dignitoso. Proprio per questo motivo sono felice di interpretare il tutto come un bel premio alla carriera, una storia fatta di tanti bei piazzamenti e solo raramente di successi. Ma soprattutto di una vita sportiva passata a credere che l’avversario sia soprattutto una persona con un animo ed un cuore da rispettare e con un obiettivo bello, quanto il mio, da raggiungere. Non ho mai esasperato il mio approccio con la corsa, così come non ho mai creduto che vincere o perdere una gara potesse cambiarmi la vita. L’importante è sempre stato confrontarsi onestamente con me stesso e con il prossimo, mostrando il sorriso sulle labbra. Nient’altro è contato. Ed oggi, più che mai, lo scopo fondamentale del mio correre è promulgare questo modo di vedere lo sport. Per tutto questo, ma solo per questo, riesco ad accettare questo regalo con serenità e gioia. Un’ultima cosa. Come per tutti i premi importanti anch’io vorrei fare una dedica. Vorrei ringraziare per ogni cosa i miei genitori, che, come mi piace dire, mi hanno regalato una testa per pensare, due gambe per correre ed un cuore per amare. Un ultimo pensiero va a mio padre, che sono sicuro gira con una bella copia di Runner’s World in tasca, aperta sulla pagina del mio articolo, pronta per essere fatta vedere a tutti coloro che, come lui, hanno la possibilità e la fortuna di vedere questo splendido mondo dall’alto del Cielo. Grazie.

13 commenti:

Alberto ha detto...

Caro Marco questo mese ho comprato Runners ( visto che Correre non mi
pare si ricordi molto di Voi), è ho letto con passione la tua intervista. Hai scritto e detto delle cose bellissime ed emozionati. Ho partecipato per la prima volta al Passatore nel 2008 ( terminato in 14
ore - mi bastava arrivare ) è stata una esperienza bellissima e straordinaria a tal punto che quest'anno desidero parteciparvi per la seconda volta (sperando di migliorarmi). Sono veramente grato a
te, Calcaterra, Rigo, Boffo per le emozioni che ci date e per lo
splendido campionato del mondo vinto. Un giorno ho letto questa frase
"......dopo il settantesimo km l'uomo diventa eroe", la condivido appieno.
Ciao
Alberto

Marco ha detto...

Caro Alberto,
grazie a te per le belle parole che hai speso nei nostri confronti. Insieme a quelle di tutte le persone che come te ci stimano, sono l'unica ricchezza (ma che ricchezza!) che riusciamo a trarre dai nostri immensi sacrifici. Fortunatamente poi qualcuno di più visibile
si ricorda di noi e nascono articoli davvero belli ed unici. Speriamo
che non sia tutto finito qui. Ne approfitto per farti un grosso in
bocca al lupo per il Passatore 2009. Chissà forse ci vedremo in
partenza. Un caro saluto

giovanni56 ha detto...

Come sempre ... grande umanita = Grande Uomo.
Tieni duro con le Ultra eh, non mollare mica (questo è un consiglio dettato dal mio cuore di tifoso, tu invece segui il tuo, di cuore)
Ciao

Marco ha detto...

Caro Giovanni 56, ci sto provando con tutto me stesso, o quasi. Comunque non lascerò mai la corsa, ne starei troppo male. E poi, come dice Serena, sono un "drogato" dello sport e non posso stare fermo per troppo tempo, altrimenti scoppio. Un caro saluto

Gabriele ha detto...

In una delle foto di questo articolo c'e' un ragazzo in tuta blu che ti passa la bottiglietta.
Sono io!

Sei un grande campione.

mauro ha detto...

...e non solo,sei un Grande uomo e per mia fortuna anche un Grande Amico.

Marco ha detto...

Caro Gabriele, ricordo benissimo quel momento ed il sorriso che ci siamo scambiati. Grazie ancora oggi per il tuo gesto, bello e gradito. Una domanda: dove ci eravamo già visti prima? Un caro saluto P.S.: Campione mi sembra un po' troppo:)

Marco ha detto...

Caro Mauro, la fortuna è tutta mia. Un caro saluto Schiappetta

Gabriele ha detto...

A Luco dei Marsi. Prima della gara ero a consegnare i pettorali!

Un abbraccio e auguroni per il vostro matrimonio.

Gabriele.

massimo guidobaldi ha detto...

Non potevano descriverti meglio!
Tanti auguri.
Massimo Guidobaldi

Anonimo ha detto...

Ciao Marco,
ti confesso che nonostante io pratichi la corsa amatoriale da diversi anni non ti conoscevo prima di leggere l'articolo su Runner's.
Per me sei stata una piacevole sorpresa, che ha avuto una conferma, anzi un'affermazione leggendo il tuo blog.
Mi piace moltissimo l'equilibrio e la semplicità di sentimenti che metti nel commentare l'importante riconoscimento avuto con la pubblicazione: questo dimostra che sei un campione dell'ultra running non a caso.
Sì un campione altleticamente, ma soprattutto umanamente parlando.
Non so se sarò mai in grado di fare un'ultra, ma devo dirti che l'immagine che dai di questo mondo è uno stimolo forte a provarci.
Grazie
Maurizio

Marco ha detto...

Caro Maurizio, grazie davvero per esserti soffermato sul mio blog ed esserne riuscito a cogliere l'essenza più vera. Sono strafelice che il mio messaggio riesca a compiere davvero il suo compito, arrivando a colpire il cuore di chi legge. Credo che l'uomo che ha la fortuna di riuscire a carpire le emozioni vissute dagli altri e l'importanza che queste hanno sia una persona "piena". Quanto al mondo delle ultra, come ogni ambiente, è fatto di svariati caratteri e approcci alla vita. Non tutti la vedono e la pensano come me, ma forse il bello è tutto lì. Spero che la tua passione per la corsa possa sfociare in un'ultramaratona vissuta con la serenità che soprattutto questa disciplina richiede. Ringraziandoti ancora per ogni cosa, ti invio un caro saluto

Marco ha detto...
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