venerdì 13 marzo 2009

100 km corsi con il cuore!!!

Non sono di certo uno psicologo o comunque uno che ha studiato e studia i processi mentali dell’uomo nella vita sportiva e nelle discipline di endurance. Ma sono sicuramente un ultramaratoneta. Uno cioè che ha corso e corre distanze che superano di gran lunga quella classica di maratona. Per questo non so bene chi fra lo psicologo e l’ultramaratoneta sia più degno di dire cosa rappresenti per la mente umana uno sforzo di questa portata. Quali siano gli elementi che entrano in gioco allorquando si decide di affrontare una sfida lunga come una 100 km. Quali fattori debbono essere tenuti più sottocontrollo e quali possano essere ritenuti decisivi al fine dell’ottenimento della prestazione atletica. Ma credo comunque di poter dire la mia con una certa cognizione di causa. Personalmente ho sempre valutato la fatica che si compie in una 100 km come fatta di due componenti essenziali, diverse e comunque uguali fra loro. Diverse nelle caratteristiche, ma uguali nell’intensità. Mi spiego meglio. Sembrerà paradossale, ma in uno sport come l’ultramaratona il fattore fisico non è tutto e soprattutto non è prioritario. Molto fa l’aspetto mentale ed emotivo, almeno per un buon 50%. Arrivare tranquilli e rilassati all’appuntamento, così come arrivarvi decisi e convinti è fondamentale. La gara inizia ben prima dello sparo dello start e tutto deve filare liscio già nei giorni precedenti l’evento. Ogni elemento di nervosismo comporta un inutile dispendio energetico, che in un lavoro così lungo può fare la differenza nel risultato. Quel risultato ambito e per il quale si sono spesi mesi di allenamento e fatti sacrifici enormi. Non sento più la pressione della gara già da un po’ di anni, mi sveglio la mattina e devo prendere consapevolezza su quello che sarà l’impegno della giornata. Riesco a dormire tranquillo e ogni problema diventa facilmente risolvibile. Così non è per la 100 km. Così non è per il Passatore, così come non lo è stato per il Campionato Mondiale di Tarquinia. Chi mi è affianco lo sa bene. Subisco una trasformazione, quasi radicale, e nonostante mi sforzi di apparire tranquillo la tensione c’è e si sente. E viene trasmessa a tutte le persone più care, che, come me, sperano e sognano che tutto vada per il meglio. Quelle stesse persone che assumono per questo un ruolo fondamentale, strategico. Sono loro le uniche che possono rilassarti e rassicurarti, perché loro ti conoscono meglio di altri e sanno davvero quali sono le necessità, i punti deboli da risolvere e le priorità da affrontare. Non contano i consigli dei tecnici, se non per aumentare la tensione ed il nervosismo. Non contano i consigli degli psicologi, perché fatti di un mondo a loro sconosciuto. Non contano i consigli di tutti coloro che mai hanno corso un’ultramaratona, perché non lo hanno mai fatto neanche con il cuore e hanno sempre creduto e sempre crederanno che il suo risultato è solo una questione di stupide tabelle da seguire.

9 commenti:

Ezio ha detto...

Un maratoneta-tapascione con le debite proporzioni ma pensa di potertelo dire...sei un grande!

Mathias ha detto...

il tuo discorso mi piace molto marco..a livello inferiore posso dire lo stesso della maratona. E' una gara dove noto che la componente mentale è fondamentale. In sostanza, per ricavare un principio generale, tutte le prove dove la preparazione ha portato via tanti mesi di sudore e ci spingono a chiedere un alto rendimento dal nostro corpo rischiano di portare allo sbando emotivo.. chi riesce a controllarsi è bravo, io ancora ho dei problemi di tenuta, son molto ansioso.. spero di imparare a controllarmi

Anonimo ha detto...

Io ho corso solo una volta la 100 e 15 maratone, posso dire che la crisi e le energie che occorrono appartengono a dimensioni diverse. Mi spiego, la maratona la prepari, puoi andare in crisi, ma tutto sommato sei vicino all'arrivo, quindi, quella sensazione di sconfitta dura poco; nella 100 il discorso cambia, bisogna davvero voler arrivare in fondo, puoi andare in crisi a 50km dall'arrivo, e non so se mi spiego...
Però non ho esperienza nelle ultra, nel mio unico Passatore lo scorso anno ho chiuso sopra le 12 ore-
Quest'anno ci riprovo alla luce di quello che ho vissuto in quell'occasione. Sono d'accordo con ciò che hai detto, anzi mi sembrava di risentirmi. In bocca al lupo! Pinorun-

Anonimo ha detto...

Caro Marco, scusa ma non sono molto d'accordo con i concetti espressi. Se la metti che chi ha corso le lunghe e lunghissime distanze può comprendere e gli altri......? Tradotto vuol dire che un chirurgo non può operare un paziente malato perchè non ha la stessa patologia? A volte può capitare che le persone meno coinvolte in determinati meccanismi e dinamiche mostrano maggiore lucidità e capacità di discernimento: condizione utile a favore di chi si trova ad affrontare impegni particolarmente difficoltosi. Gli psicologi dovrebbero agire in tal senso, non fornire consigli, ma far emergere dall'individuo le proprie capacità e potenzialità (a volte sopite) per poter fare scelte (di vita) adeguate. La corsa è una grande maestra di vita, ma a volte non importa quanti km corri, ma come li corri e le emozioni che riesci a provare. In fondo andiamo tutti alla ricerca di profonde sensazioni di piacere. Con riconosciuta ammirazione per i tuoi traguardi.

marta ha detto...

Marco ha detto semplicemente che il fisico non è tutto per correre una 100km..è molto importante stare "in forma anche psicologicamente".
io non ho mai corso una 100km qndi non so cosa si prova...e non posso dire niente.non ho capito cosa vuoi dire "anonimo"....Marco nn ha detto che se fai più km sei un mito ha detto che il fattore psicologico è importante...poi,conoscendolo,posso assicurarti che per lui non sono importanti i km che uno fa...ma come li fa:che sensazioni prova,quelle che si porterà dentro sempre e quelle che dà agli altri....ma questo intervento era riferito alla 100km quindi...

Marco ha detto...

Caro Ezio, grazie davvero per i complimenti. Grandi sono tutti coloro che credono ancora alle emozioni prodotte dal cuore, e questo non solo nell'atletica. Un caro saluto

Marco ha detto...

Caro Mathias, hai compreso fino in fondo il mio ragionamento e dove volevo arrivare. Chi può aiutarci a rimanere tranquilli e rilassati sono le persone che ci conoscono bene, per ovvi motivi, non gli "estranei". Un caro saluto

Marco ha detto...

Caro Pinorun, in bocca al lupo per il tuo Passatore e grazie per il tuo commento. Un caro saluto

Marco ha detto...

Caro Anonimo, non ho asserito che chi non corre non può comprendere. Ho detto che tutti coloro che hanno la voglia di correre almeno con il cuore una 100 km possono capire che cosa significhi! Chi non vuole fare neanche questo sforzo, ma ha la pretesa di voler insegnare agli altri cosa rappresenti un'ultramaratona, sbaglia! Quanto agli psicologi, personalmente li percepisco come delle figure professionali che devono aiutare il prossimo in caso di necessità e problemi. Per me correre una 100 km è gioia e soddisfazione, non un problema. Neanche quando c'è di mezzo un ritiro o una cattiva prestazione. Per questo non sento il bisogno di averne uno al fianco, ma preferisco di gran lunga i miei amici ed i miei familiari. Infine concordo con te che i km non contano, contano molto più le emozioni. E' una vita che vado ripetendo questo concetto, ma a quanto pare non a tutti piace. Un caro saluto