Ormai ci siamo. Manca un niente per la gara di domani, il Passatore, probabilmente la gara più bella e affascinate al mondo. Almeno per me. E’ vero forse è un po’ presuntuoso affermare ciò, ma queste parole servono per sintetizzare quanto io tenga a questa manifestazione. Non ho molto da aggiungere, o meglio di cose ne avrei e come da raccontare. Ma la partenza è imminente e sono troppo affaccendato nei preparativi. Devo ancora preparare la borsa, andare a comprare il necessario per i ristori di domani e fare l’ultima sgambatina. Servirà per testare le condizioni fisiche e valutare, un po’ meglio, quel che sarà. Mentalmente credo di essere a posto, sento meno la pressione degli altri anni e credo questo sia un elemento positivo. Ripeto il tutto è dovuto forse al gran lavoro di questi giorni o più certamente alle parole di un caro amico. Utili come non mai. La speranza è di condurre una buona gara e di raccogliere quel poco che ho seminato. La posizione non conta, il crono un po’ più, la soddisfazione finale si.
venerdì 29 maggio 2009
Solo la soddisfazione finale
Ormai ci siamo. Manca un niente per la gara di domani, il Passatore, probabilmente la gara più bella e affascinate al mondo. Almeno per me. E’ vero forse è un po’ presuntuoso affermare ciò, ma queste parole servono per sintetizzare quanto io tenga a questa manifestazione. Non ho molto da aggiungere, o meglio di cose ne avrei e come da raccontare. Ma la partenza è imminente e sono troppo affaccendato nei preparativi. Devo ancora preparare la borsa, andare a comprare il necessario per i ristori di domani e fare l’ultima sgambatina. Servirà per testare le condizioni fisiche e valutare, un po’ meglio, quel che sarà. Mentalmente credo di essere a posto, sento meno la pressione degli altri anni e credo questo sia un elemento positivo. Ripeto il tutto è dovuto forse al gran lavoro di questi giorni o più certamente alle parole di un caro amico. Utili come non mai. La speranza è di condurre una buona gara e di raccogliere quel poco che ho seminato. La posizione non conta, il crono un po’ più, la soddisfazione finale si.
martedì 26 maggio 2009
E' tornato!
"se corri va bene! se non corri va bene! Non dimenticare che le farfalle non si devono mai catturare, devono essere libere di volare. Poi mi spiegherò meglio guardati negli occhi. Sabato 30 purtroppo fisicamente non posso essere presente, intanto e comunque ciao e arrivederci alla prossima volta. elia"A pochi giorni dal Passatore è tornato a farsi sentire con i suoi messaggi il mio primo ispiratore, l'amico Elia. Per chi non lo conoscesse e ne volesse sapere di più http://www.amolacorsa.it/Sms_Elia.htm
lunedì 25 maggio 2009
Almeno nel sogno...
lunedì 18 maggio 2009
Rientro ai box
Avevo avuto un certo sentore che la gara di ieri non sarebbe andata come le altre già dalla settimana scorsa, quando, correndo, avevo accusato tutta la fatica e la stanchezza del lungo collinare di 64 km e della Collemar-athon. Ma nonostante tutto, e testardo più che mai, avevo ritenuto opportuno provare a correre la mia quinta maratona dell’anno sperando che la condizione mi sostenesse e che le gambe, anche se provate, mi conducessero al traguardo. Così non è stato e questo per almeno tre motivi. Il primo e principale quello già detto e descritto, una condizione precaria e non buona. Il secondo il gran caldo, eccessivo e maledettamente fastidioso, soprattutto perché primo di una lunga stagione estiva teoricamente ancora lontana dall’arrivare. Il terzo, più mentale che fisico e certamente non legato alla mia situazione corporea, dovuto alla paura di arrivare all’appuntamento più importante, il Passatore, scarico di energie e demotivato. Proprio per questi motivi, dopo aver corso per una quindicina di chilometri ad un’andatura che a stento riusciva ad essere regolare e comunque prossima ai 3’30”/35” pensati, approfittando del fatto che la gara transitava proprio vicino alla zona traguardo, ho deciso di arrestare la mia corsa, mettere la freccia e rientrare ai box per una bella doccia. A distanza di qualche ora non mi sento affatto rammaricato per la mia scelta, tutt’altro. Credo, infatti, di aver preso la decisione migliore, soprattutto alla luce dell’allenamento fatto oggi, in cui ho dovuto constatare che il mio organismo ha l’estremo bisogno di recuperare al più presto l’energie spese negli ultimi impegni, se voglio sperare di correre un buon Passatore. Mancano ancora 12 giorni al 30 maggio, certo non sono tantissimi, ma con un po’ di riposo e senza allenamenti massacranti potrei e dovrei riuscire nel mio scopo.
sabato 9 maggio 2009
Dislivello 4500 metri
Mentre scrivo queste poche righe ho ancora la fatica nelle gambe per il lungo di stamattina, che credo mi accompagnerà, come fedele amica, per almeno un altro paio di giorni. Le sensazioni, nonostante tutto, appaiono buone e la stanchezza non è più di quella messa in programma. Certo a complicare ogni cosa c’è stato l’affaticamento muscolare della maratona di domenica scorsa che, con le sue salite e discese, fino a giovedì mi ha costretto a scendere le scale di casa con grande difficoltà e dolori sparsi in ogni dove. Pensare oggi di affrontare un lunghissimo senza “godere” dei postumi della gara era oggettivamente impossibile. Solo uno sprovveduto senza esperienza sarebbe potuto arrivare a tanto. Comunque, al di là di ogni cosa, rimangono 64 km corsi in 4 ore e 54 minuti con un dislivello totale di circa 4500 metri, così almeno riporta il mio caro Garmin Forerunner 405. Il ritmo certo non è stato folle, tutt’altro, ma l’obiettivo era tornare a casa “sano e salvo”, senza infortuni e soprattutto senza avere passato crisi fisiche e mentali. E così è stato, il tempo è trascorso via veloce ed anche il caldo, soprattutto nell’ultima ora di corsa, non è riuscito a produrmi grossi problemi. Ora rimane da decidere cosa fare da qui alla fine di maggio. Esclusa l’ultima settimana che sarà pressoché di riposo, c’è la possibilità che domenica prossima vada a correre la Maratona del Piceno, preceduta da qualche chilometro di riscaldamento e succeduta da qualcuno di defaticamento per arrivare ad un totale di circa 50/52 km. Poi l’ultima domenica utile forse farò una trentina di chilometri, di cui almeno 20 su una salita che ricorda molto quella che conduce alla Colla. Per il momento, comunque, è meglio che non mi sbilanci troppo e provveda a godermi il meritato riposo, questo almeno fino a lunedì.
venerdì 8 maggio 2009
"Meglio poco, che niente"
Domani, è inevitabile con l’avvicinarsi del Passatore, sarò impegnato in quello che rappresenta l’allenamento più devastante di ogni stagione da quando ho deciso di iniziare a correre le 100 km: il lunghissimo di 5 ore. La difficoltà non è solo nella distanza da coprire, variabile tra i 65 e i 70 km, ma anche e soprattutto nel dislivello che affronterò e nel caldo annunciato dalle previsioni meteo. Se per le temperature elevate non posso farci nulla, se non provvedere a bagnarmi e a dissetarmi in continuazione, per quanto riguarda il dislivello è una scelta legata alle caratteristiche del percorso del Passatore, fatto quasi interamente di salite e discese. Durante il corso dell’anno quasi mai mi alleno su tragitti con questi requisiti ed è quindi scontato che, allorquando ne ho la necessità, mi trovi in difficoltà. L’unica cosa da fare è provare a colmare le lacune con qualche allenamento specifico. Sono già consapevole, per l’esperienze avute negli anni passati, che ciò che farò da qui a fine mese non mi sarà sufficiente, ma come si dice: “meglio poco, che niente”. Un’altra complicazione attesa per domani sarà l’inevitabile affaticamento muscolare della maratona di domenica scorsa, che fatalmente salterà fuori. La speranza è che non mi condizioni troppi e mi lasci la possibilità di correre senza dovermi fermare per problemi fisici.
martedì 5 maggio 2009
Un clima familiare
Lo avevo preannunciato, non era affatto facile fare poker e scendere per la quarta volta consecutiva sotto le 2h30’. Un po’ per la condizione fisica tutta da verificare, molto di più per la difficoltà del percorso che lega Barchi a Fano. Davvero troppi saliscendi impegnativi che, nonostante il dislivello favorevole di circa 300 m, rendono arduo correre sui tempi collaudati. Il tragitto è ben conosciuto ed illudersi è da sprovveduti. In più domenica a rendere ancora più improba la sfida si è aggiunto un fastidiosissimo vento che ha spirato con forte intensità per tutta la durata della gara. La parte terminale della maratona, gli ultimi 10 km quando scesi dalle colline si prende la parte pianeggiante, sono stati terribili. Un po’ di tregua la si è avuta solo nella parte del centro storico. Così il tempo finale di 2h33’38” non è da buttare via e rappresenta un buon viatico per l’imminente Passatore. Ma se da una parte non sono riuscito nell’impresa sopra citata, dall’altra ne ho compiuta un’altra davvero singolare. Senza volerlo ho siglato lo stesso identico tempo fatto registrare nell’edizione dello scorso anno. Un evento, credo, più unico che raro. Ciò mi fa ben sperare per la 100 km, infatti le difficoltà incontrate sul percorso quest’anno mi fanno capire che la condizione è sicuramente migliore di quella del 2008. Un’ultima considerazione è da farsi sulla gara e sul livello qualitativo che riesce in ogni edizione a mostrare. Annibale e i suoi collaboratori sono unici nel mettere su un’organizzazione perfetta in ogni dettaglio e a creare in un evento dell’elite un clima familiare. Il prossimo impegno il lunghissimo di 5 ore di sabato prossimo.
giovedì 23 aprile 2009
Confronto
L’immagine sottostante riporta un confronto fra le tre maratone da me disputate, Roma, Russi e Torino. I chilometri sono stati misurati con il mio Garmin Forerunner 405 e quindi non sono coincidenti con quelli posti lungo la strada. Per curiosità alla mezza maratona a Roma sono passato in 1h13’05”, a Russi in 1h12’40” e a Torino in 1h13’35”. Inoltre a Roma ho corso in gruppo fino al 30°esimo chilometro, a Russi in solitudine dall’inizio alla fine e a Torino ho corso da solo dal 25°esimo fino al 35°esimo chilometro. Il tempo a Roma è stato bello, ma c’era vento un po’ freddo, a Russi faceva caldo e tirava vento, soprattutto dal 10° km in poi, a Torino piovigginava e in alcuni punti c’era vento freddo fastidioso. Infine vorrei far notare come secondo il Garmin a Roma il percorso sarebbe stato di 42,821 km, a Russi 42,362 km e a Torino 42,407 km. Un’unica cosa ha accumunato tutte e tre le maratone, la grande fatica durante la gara e la soddisfazione dopo.
martedì 21 aprile 2009
Una bella doccia calda
Ed anche questa è fatta. Tre su tre. Tre maratone in un mese e tutte e tre sotto le 2h30’. Niente male direi, soprattutto se viste nell’ottica dovuta, ossia in prospettiva Passatore. Riepiloghiamo: Roma 2h28’27”, Russi 2h29’59”, Torino 2h29’04”. Domenica scorsa Torino, corsa dall’inizio alla fine sotto una pioggia leggera, ma incessante. Chi mi conosce un pochino sa che non amo correre né con il freddo né con l’acqua e preferisco di gran lunga, almeno per gli allenamenti, utilizzare il caro tapis roulant. A volte mi capita di farne uso anche quando c’è solo la minaccia di minuti piovaschi. Oramai, d’altronde, sto invecchiando e l’umidità mi provoca un fastidio enorme e quindi l’unica soluzione percorribile è davvero questa. Così domenica mattina quando ho aperto la finestra dell’hotel e ho visto il cielo cupo e nero, non l’ho presa benissimo e il pensiero è saltato subito a quello che per me avrebbe rappresentato il momento più entusiasmante dell’intera giornata, la doccia calda subito dopo la gara. È ovvio che correre sotto l’acqua non è stato facilissimo, così come è stato fastidioso avere, in alcuni tratti, il vento freddo contrario che gelava il corpo dalla testa ai piedi. Nonostante ciò, tutto è andato per il meglio e l’obiettivo prefissato nel pre-gara è stato ampiamente centrato. Ora guardo con fiducia al prossimo appuntamento, la Collemar-athon. Certo cercare di fare poker sarà alquanto difficile, visto che il percorso che unisce Barchi a Fano e tutt’altro che facile. Ma per il momento preferisco non pensarci e godermi i risultati ottenuti, così come ho fatto con la doccia calda subito dopo l’ultima maratona.
mercoledì 15 aprile 2009
Una domenica si e una domenica no
Una domenica si e una domenica no. Così potrei riassumere il periodo sportivo che sto attraversando. Tutto è iniziato con la Maratona di Roma, 23esimo assoluto in 2h28’27”, un week end di riposo, la Maratona di Russi, 4° assoluto con 2h29’59”, un bel week end trascorso in Olanda in occasione della Pasqua, domenica prossima la Maratona di Torino, poi un fine settimana all’insegna del mio compleanno ed infine il 3 maggio la bellissima Collemar-athon. Riepilogando: una maratona ogni 15 giorni. Cui prodest? La speranza è che queste gare mi regalino una buona condizione in vista dell’appuntamento più importante della prima parte di stagione, ossia il Passatore. Voglio condurre, infatti, una preparazione diversa dagli altri anni, fatta di gare “corte”, adatte a prendere i ritmi e capaci di produrmi uno stress dovuto al poco recupero tra una competizione e l’altra. Per il momento i risultati sono confortanti, anche se ad essere sinceri a Roma, probabilmente essendo più fresco, ho tenuto meglio la distanza e superato con più facilità la crisi che si è presentata verso il 30esimo chilometro. A Russi non è stato altrettanto, ma ho l’attenuante di aver corso da solo dall’inizio alla fine, in una giornata dal gran caldo e dal fortissimo vento. La speranza è che domenica prossima, a Torino, le condizioni meteo siano migliori e soprattutto che possa avere la possibilità di correre in gruppo, magari come a Roma, in mezzo alle prime donne. Staremo a vedere.
martedì 7 aprile 2009
Nient'altro che il proprio io
Non trovo le parole per commentare tutto quello che è successo in Abruzzo, terra a me tanto vicina eppure così lontana. Assisto sgomento allo spettacolo triste offerto da internet e tv. Le immagini sembrano quelle di una guerra, che porta solo morte e distruzione. Insieme a tanta rabbia e poca fiducia su quello che il futuro riserverà. La mia Subiaco è a pochi chilometri di distanza dall’epicentro del sisma, ma per fortuna non ci sono stati danni a persone o cose. Solo tanta paura e la consapevolezza di essere impotenti di fronte a siffatta potenza della natura. Non si ha l'energia e la voglia per individuare un responsabile diverso, perché forse un responsabile diverso non c’è. Come detto da più parti questo non è il momento delle polemiche, ma c’è bisogno solo di solidarietà e tanta forza di volontà. Bisogna trovare il coraggio di guardare avanti, nonostante tutto. Non è facile, ma non si può fare diversamente. Il processo sarà lungo e la ferita impossibile da rimarginare. Occorreranno pazienza e lacrime, sudore e nostalgia. Solo partendo da qui si potrà cercare una via di uscita, individuare una luce, sognare una speranza. Da parte nostra possiamo fare tanto, inviando ognuno un aiuto economico, magari anche piccolissimo. Non solo servirà fattivamente a ricostruire un territorio, a risollevare un popolo, a rinnovare un futuro, ma servirà anche a non far sentire troppo solo chi oggi non possiede altro che il proprio io.
mercoledì 1 aprile 2009
Uno alla volta
venerdì 27 marzo 2009
Un simpatico punto di partenza
Continuo a ricevere, nonostante siano passati già diversi giorni dalla Maratona di Roma, messaggi ed email di amici e conoscenti che si complimentano con me per la bella prestazione, riferendosi soprattutto al fatto di essere arrivato primo fra gli atleti italiani. La maggior parte cercano di farmi riflettere, cercando di farmi capire che non c’è nulla di cui vergognarsi e che il risultato ottenuto non è frutto solo di un destino con me benevolo, ma anche di una prestazione comunque non da gettare via. Ho riflettuto e rifletto ancora su queste parole e su quanto accaduto e, anche solo con il pensiero, un po’ me la rido. Penso a quanto sia buffa la situazione in cui mi trovo, come protagonista incosciente di un evento importantissimo. Ho trascorso anni, almeno 5 o 6, in cui correvo maratone intorno alle 2h20’ con una certa facilità e ricorrenza, ma nonostante tutto non mi era mai accaduto nulla del genere. Non dico nella Maratona più popolata di Italia, ma anche in maratona meno importanti. Ora mi trovo con un 2h28’ che riveste un significato tutto particolare ed unico. Che in qualche modo sarà, o almeno sembrerà, più importante e piacevole di un risultato cronometricamente più valido, ma che confuso tra i tanti, non ha lasciato alcun ricordo, tanto meno positivo. E allora cosa fare? Niente di più di quello che sto facendo già! Cosciente e consapevole di quanto accaduto, mi crogiolo in queste dimostrazione di affetto e stima che sto ricevendo in questi giorni cercando di vedere, come sempre, questo risultato non come un punto di arrivo, ma un simpatico e inaspettato punto di partenza. E comunque grazie a tutti di cuore.
martedì 24 marzo 2009
lunedì 23 marzo 2009
Non per merito mio
Non capita spesso, anzi quasi mai, ma a volte il destino ci riserva sorprese e scherzi atipici, ai quali stentiamo quasi a credere. Ci troviamo protagonisti, anche se in modo defilato, di un evento del quale dovevamo essere solo semplici comparse. Questo è quello che mi è capitato nella giornata di ieri alla fine della Maratona di Roma. Non per mio merito, ma sicuramente per demerito altrui (ossia di tutti coloro pur più forti non si sono presentati ai nastri di partenza), mi sono ritrovato primo dei bianchi e ovviamente (o quasi) anche primo degli italiani. Questo ha comportato una premiazione speciale con l’assegnazione di un premio speciale. In realtà la premiazione non è stata effettuata (perché la prima donna italiana, Anna Incerti, era già andata via), ma il premio dovrebbe essermi assegnato e dovrebbe consistere in un viaggio di una settimana in Kenia per una persona con tappa a Eldoret, Malindi e safari finale. Davvero un bel regalo. Ma aldilà di questo, dicevo mi sono ritrovato protagonista per caso. La televisione ha fatto il mio nome, qualche giornale mi ha citato e subito si è sparsa la voce. Così ho ricevuto diverse email, sms, telefonate e quant’altro che contenevano felicitazioni per il risultato ottenuto. A questo punto la mia preoccupazione è stata ed è quella di rassicurare tutti sul fatto che nulla di particolare è stato da me compiuto, ma che tutto è accaduto solo ed esclusivamente per pura coincidenza e che il 2h28’27” non è un tempo così eccezionale, non solo se lo si confronta con quello del vincitore, ma soprattutto con quello di Richard Whitehead, ragazzo inglese amputato a tutte e due le gambe e costretto a correre con delle protesi in carbonio che ha corso in 2h56’45”. Quanto alla gara sono soddisfatto non tanto per il tempo (ben lontano dal mio personale), ma per la capacità dimostrata nell’esser riuscito a venir fuori dalla crisi che mi ha colpito verso il 30° chilometro. Non avrei mai creduto di riuscire a reagire in maniera così positiva e soprattutto di avere ancora tanta energia e grinta da tirare fuori. Quello che ora manca è un po’ di ritmo nelle gambe. Speriamo di arrivarci presto. Un’ultima cosa: erano un po’ di anni che non correvo la maratona di Roma, l’ho trovata molto migliorata, soprattutto per il calore del pubblico. E questo è un ottimo segnale per l’atletica leggera e per tutto il movimento.
mercoledì 18 marzo 2009
Solo il mio pensiero
venerdì 13 marzo 2009
100 km corsi con il cuore!!!
sabato 7 marzo 2009
Felice come un bambino
Devo essere sincero. Non conosco molte persone che riescono ancora ad emozionarsi come fossero dei bambini. Mi spiego meglio. Non sono così bravo da poter entrare nel cuore di ognuno per poter valutare il livello raggiunto dai propri sentimenti e così stolto da voler stimare dall’esterno l’interno sentire di ogni persona. Il mio riferimento è più banale e riguarda il modo con cui l’emozioni vengono vissute ed esternate, senza vergogna e timore. I bambini in questo sono dei veri campioni, ma questa infinita virtù con il tempo va via via perdendosi. Subentra la razionalità ed il gioco diventa più difficile e complicato. L’apparenza diventa più importante dell’essere e il mostrarsi “debole” agli impulsi del cuore ci fa credere meno maturi e virili. Così vivere a pieno un sentimento senza barriere e confini, senza paure e timori, senza limiti psicologici diventa difficile. Quasi un’impresa ardua. Eppure così facendo si perde la parte più bella del tutto e tutto assume un sapore diverso. Il motivo principale credo sia da ricondurre alla capacità che hanno queste persone di vivere più intensamente ogni cosa e quindi di saper meglio valutare le emozioni altrui. Sanno entrare meglio di altri in questo delicato campo, proprio perché lo conoscono più profondamente, e sanno meglio di altri regalare gioie ed emozioni. Ed è la stessa suggestione che ha colto me quando ho avuto la fortuna di vedermi recapitato il numero di marzo della rivista “Marathon” da parte del mio caro amico Mauro Firmani. Raccontata così l’esperienza potrebbe apparire sterile, in quanto non si conoscono e non si possono conoscere tutti gli infiniti retroscena. Ma è sufficiente dare due particolari. Il primo riguarda l’importante “traguardo” (o meglio punto di partenza) giunto da Mauro nel diventare direttore editoriale della rivista e con tutto ciò che questo comporta, il secondo riguarda il post-it fattomi recapitare sulla prima di copertina del mensile che recita così: “Sei una delle persone alle quali ho avuto più felicità nel comunicare questa notizia. Grazie di essermi amico. Mauro”. La gioia che ho provato è stata grande. Sapere che ci sono persone che ti stimano profondamente e che fanno del rapporto d’amicizia con te un elemento di privilegio ti fa stare bene. Ti fa esplodere dentro sensazioni meravigliose ed uniche. Ti fa tornare bambino. Non credo si debba aggiungere altro. Tutti coloro che in questo gesto riescono a vederci l’infinito sono tra i fortunati che riescono ancora ad emozionarsi e a sapere emozionare, gli altri non avranno mai ali per volare. Un’ultima cosa: grazie infinite a Mauro per lo splendido regalo ed in bocca al lupo per questa splendida avventura.
venerdì 6 marzo 2009
Per amor del vero
Sono solito leggere il sito podisti.net e casualmente mi sono imbattuto nell’articolo “Tra il 13 e il 15 marzo, a Schio (VI) il primo raduno tecnico 2009 degli azzurri di ultramaratona” scritto da Maurizio Crispi come comunicato stampa della IUTA, che riporta l’elenco degli atleti convocati, compresi i "nuovi" inserimenti, con la definizione della specialità di appartenenza (100 km o 24 h). Ho notato, con estremo stupore, che non è stato inserito il mio nominativo. E proprio per questo ci tengo a precisare che la mia assenza nel raduno non è riconducibile ad una mancata convocazione da parte dei selezionatori della IUTA (come si potrebbe dedurre leggendo l’elenco dei convocati), ma ad un atto volontario di rinuncia da parte mia (quanto riportato è dimostrabile attraverso lo scambio di email che c’è stato tra me ed i dirigenti). L’omissione del mio nome non è attribuibile ad una semplice distrazione terminologica (l’aver confuso l’elenco dei convocati con l’elenco dei partecipanti), in quanto nella lista compaiono i nominativi di atleti che non prenderanno parte al raduno. Manca esclusivamente il mio nome. Tale precisazione, se da una parte non cambia la sostanza delle cose, dall’altra fa giustizia sulle responsabilità e le scelte. Visto l’atteggiamento tenuto, non credo sia necessario spendere altre parole sulle motivazioni che mi spingono a non prendere parte al ritiro, ma reputo sufficiente porre l’attenzione sulla poca professionalità e correttezza mostrate ancora una volta dalla dirigenza IUTA nei miei confronti.
Col naso all'insù
Non è simpatico dirlo, ma quest’anno davvero non se ne può più. È stata una stagione da ricordare, ovviamente in negativo. Qui dalle mie parti, ma bene o male in tutta Italia, il maltempo la fatta da padrone, lasciando solo raramente spazio al caro sole. Oltre ai danni che si è portato dietro, con straripamenti dei fiumi e allagamenti vari, si è fatto sentire anche sulla vita all’aperto delle persone in generale e, più nello specifico, di tutti coloro che, come me, hanno il piacere di correre. Ogni qualvolta c’è in programma un allenamento è necessario verificare con tempo le condizioni meteo e guardare continuamente il cielo nella speranza che lasci la possibilità di affrontare l’impegno sportivo senza l’aggravio della pioggia. Personalmente provo maggior fastidio quando devo affrontare un lavoro di qualità, in effetti in questi casi è meglio evitare di correre in condizioni sfavorevoli e rimandare il tutto, mentre per gli allenamenti lenti ho adottato, come molti, la soluzione tapis roulant. Che non è davvero male, perché ti consente di correre all’asciutto e soprattutto di farlo a qualsiasi ora del giorno senza essere costretto a cercare luoghi illuminati o ad indossare lampade frontali. Non è molto che ne possiedo uno. Il primo l’ho comperato ad ottobre del 2005, ma devo essere sincero, oramai non ne potrei fare più a meno. Certo è un po’ noioso ed il tempo sembra scorrere più lentamente rispetto a quando si corre all’aria aperta, ma senza dubbio è uno strumento utile ed indispensabile per tutti coloro che devono adattare lo sport alla vita quotidiana e che con il passare del tempo hanno sempre meno voglia e fantasia di sacrificarsi correndo sotto l’acqua.
giovedì 5 marzo 2009
Male che vada, rallenterò...
lunedì 2 marzo 2009
Tutta colpa dell'Amore?
Quella vissuta ieri è stata una splendida mattinata di sport, con la Roma-Ostia protagonista indiscussa. C’è poco da dire, quanto si mettono su eventi come questo, l’entusiasmo colpisce tutti quanti ed il clima di gioia e di trepidante attesa si respira tra tutti i presenti. È davvero un evento unico nel suo genere, per la folta partecipazione di atleti provenienti da tutta Italia, e non solo, e per il percorso affascinante e scorrevole nonostante le tante insidie. Personalmente è andato tutto alla perfezione ed il risultato finale mi soddisfa moltissimo. Sull’ultimo post avevo scritto che il mio obiettivo era 1h13’ ed invece è arrivato un lusinghiero 1h11’25”, con un tratto costituito dagli ultimi due km in cui il vento fortissimo (ho calcolato di aver perso intorno ai 30/35”) mi ha tolto la gioia di scendere sotto il muro di 1h11’. A questo si deve aggiungere una leggera brezza che spirava contraria sulla restante parte del percorso e che non ha reso le cose facile soprattutto a quelli come me che si sono trovati da soli a doverla affrontare, senza nessuno che ogni tanto desse il cambio. Aldilà di questo, l’emozione più grossa è stata quella di ritrovare tante persone ed amici che non vedevo da un bel po’ di tempo e ripercorrere un tracciato che tante soddisfazioni mi ha donato in passato. Partecipando a questa gara si capisce perché trova così tanto riscontro. La strada corre veloce sotto i piedi ed i chilometri trascorrono quasi senza accorgersene, almeno questa la mia impressione di ieri. Quanto al resto solo alcune considerazioni sulle frequenze cardiache registrate. Come si può vedere dalla tabella del Garmin ho raggiunto a stento i 165 bpm e quasi tutta la gara è stata corsa intono ai 160 bpm, anche quando il ritmo è sceso e di molto sotto i 3’20”/km. A me sembrano un po’ pochi, ma più di questo il mio cuore non riesce a dare. Sarà colpa delle Ultramaratone o del fatto che batte già troppo forte per Amore?
sabato 28 febbraio 2009
Ritorno al passato (2)
Mentre il numero degli amici su Facebook continua a crescere ad un ritmo davvero entusiasmante, io mi accingo a tuffarmi di nuovo in una parte del mio lontano vissuto. Domani affronterò, dopo anni di mancata partecipazione, la Roma-Ostia, gara che in passato mi ha regalato davvero grandi emozioni. Per un bel periodo, soprattutto alla fine degli anni ’90 è stata per me, come lo è ora per gran parte dei laziali, una gara di riferimento che aveva come scopo quello di testare la condizione generale e più specificatamente in vista di qualche maratona primaverile. L’entusiasmo che trasmetteva un evento del genere era tutto legato alla consapevolezza che su un percorso così veloce e in una gara con tanta concorrenza potesse venire fuori un tempo straordinario, da primato personale. E così è stato davvero per me e questo in diverse edizioni. La soddisfazione più bella nel 2000 o nel 2001, non ricordo bene, in cui riuscii ad arrivare decimo con il tempo di 1h06’40”, che tradotto in ritmo al chilometro vuol dire 3’10”. La sfortuna volle che quel giorno ci fosse un bel po’ di vento contrario, altrimenti le cose sarebbero potute andare ancora meglio. Oggi a distanza di anni, con ritmi diversi nelle gambe e con una preparazione non adeguata e quanto mai precaria, l’obiettivo unico è quello di fare un bell’allenamento. Non credo di poter scendere sotto l’1h13’, ma già correre intorno a questo tempo sarebbe positivo. Staremo a vedere.
giovedì 26 febbraio 2009
Anch'io su Facebook!!!
Anch’io sono su Facebook. Anche l’ultima barriera è caduta. Mai avrei pensato a tanto ed invece… Tutta colpa o merito di Marta che ha avuto la brillante idea di creare un gruppo di miei fans o meglio amici. Il gruppo si chiama: Quelli di..."come ama la corsa LUI non c'è nessuno".... . Certo è un po’ lungo, ma rende bene se è vero che dopo circa 24 ore già si sono iscritte più di 30 persone. Marta dice che come risultato è ottimo, io che non ho idee in merito accetto tutto con enfasi e sto al gioco. In realtà non sarà nulla di più che questo. Il piacere sarà vedere e ritrovare tanti amici e conoscenti e con essi scambiare opinioni e pareri. Sono sicuro che ci sarà da divertirsi. Nel frattempo, ovviamente, mi sono iscritto anche a facebook. Chi volesse cercarmi lo può fare semplicemente inserendo il mio nome. Certo la foto non è aggiornatissima, ma a me piace troppo. Voi che ne dite? Allora ci vediamo, ovviamente on-line…
mercoledì 25 febbraio 2009
Un grande spettacolo davvero!!!
Ed alla fine ad avere ragione sono stati tutti coloro che hanno creduto e pensato che correre in un modo differente dal solito fosse la cosa più bella da fare in una giornata, come quella di domenica scorsa, in cui le previsioni davano sole alto nel cielo e temperature in rialzo. E così è stato. L’entusiasmo di provare le ciaspole ha colpito tutti quanti, anche chi alla vigilia era un po’ scettico in merito. Messe da parte le incertezze iniziali relative a come approcciarsi ad un “mezzo” nuovo e così unico, indossate le racchette da neve, fatti i primi passi, e per qualcuno anche le prime cadute, provata l’ebbrezza della corsa non solo in pianura, ma quel che più contava in salita ed in discesa, tutto è sembrato più facile e scontato. E quindi con spiriti diversi, dal piacere di una semplice passeggiata alla volontà vera e propria di confrontarsi comunque con il cronometro, tutti hanno accettato di buon grado “la sfida”. Un giro di 2,6 km circa da ripetere due volte in un paesaggio che dire incantevole è davvero troppo troppo poco. È vero, la fatica non è stata poca. Le difficoltà maggiori due. La prima relativa all’altitudine. La sensazione un po’ per tutti è stata quella di avere a disposizione meno fiato del solito. La seconda alla fatica fatta dalle gambe dovuta ad un modo di correre e di condurre le ciaspole molto simile ad una corsa a gambe alte. Nonostante questo tutti hanno mostrato di gradire questo modo diverso di vivere il running e la neve e si sono ripromessi di essere presenti anche il prossimo 14 febbraio 2010 per l’edizione numero 1.
sabato 21 febbraio 2009
La CiaSpeata, finalmente!!!
Oramai ci siamo. Mancano davvero poche ore perché il nostro sogno diventi realtà e spicchi il volo. Dopo due tentativi andati a vuoto, quest’anno siamo finalmente riusciti nell’intento di dare vita a La CiaSpeata, gara con ciaspole che insieme al G.M.S. Subiaco organizziamo sulle nevi di Monte Livata. Tutto è pronto e attendiamo con trepidazione lo sparo dello starter. La risposta degli atleti, nonostante la novità, non si è fatta attendere e al via dovrebbero presentarsi più di 100 persone. Ovviamente questo non regge il confronto con altri numeri, ben più altisonanti, ma in un ambito in cui la neve è ancora vissuta con timore e le ciaspole non si sa cosa siano, questi sono risultati che fanno ben sperare per il futuro. La nostra migliore pubblicità per gli anni a venire sarà il passaparola e l’emozioni di chi domani sarà protagonista di un modo di vivere il running davvero unico e particolare. Se a tutto questo si aggiunge una previsione meteo che preannuncia sole e temperature miti, allora c’è solo da aspettarsi di vivere una splendida e rilassante giornata di sport all’insegna del divertimento. Tutte le info su www.laspeata.it
lunedì 16 febbraio 2009
"Pole pole, tuta fika"
Non sono diventato africano, né tanto meno ho fatto un corso accelerato si swahili. E’ solo che nel periodo di permanenza nell’isola di Zanzibar ho avuto modo di entrare in contatto con le persone del posto ed apprendere da loro le parole ed i modi dire più comuni. “Chi va piano, va sano e va lontano”, loro lo traducono con “Pole pole, tuta fika”. Che vuol dire appunto la stessa cosa, ma ha un suono diverso e più simpatico (almeno per me). E comunque fa si che quando detto desti maggiore attenzione. Ho sposato con entusiasmo questo proverbio perché rispecchia, non solo in questo periodo, il mio approccio all’atletica. Cosciente infatti di una condizione quanto mai precaria, sto cercando di recuperare il tempo perduto (chissà poi cosa vorrà dire) dedicandomi con più entusiasmo a lavori di qualità e cercando di mettere dentro una maggior quantità di chilometri. In questo mio progetto mi trovo ancora nella fase iniziale, ma credo che sia già qualcosa. Ieri, per la prima volta dall’inizio dell’anno, ho fatto un doppio allenamento. 14 km la mattina, con 10x200 m in salita e 3x1000 m in pianura, e 9 km su tapis roulant la sera. Riconosco che non è nulla di eccezionale, ma per chi non è più abituato a tali cose, l’entusiasmo sta più nell’aver sconfitto la fatica mentale, piuttosto che quella fisica. La speranza è di riuscire a portare avanti con successo i miei intenti. Gli impegni, come per tutti, sono tanti. Questa settimana, oltre al lavoro, c’è da organizzare La CiaSpeata di domenica prossima. Nel frattempo giovedì avrò il compito di aiutare i miei amici Giovanni e Marta con una gara di fondo valida per il campionato regionale degli studenteschi. La settimana prossima quello con le scuole elementari per il progetto che prevede la qualificazione per la successiva partecipazione delle stesse alla stracittadina della Maratona di Roma. Quanto al resto ho ricevuto in questi giorni la lettera da parte della IUTA per l’adesione al raduno di Schio dei prossimi 13, 14 e 15 marzo. Come ho avuto modo già di spiegare in passato non è mia intenzione prendere parte a nessuna delle iniziative prese dal settore tecnico in questa direzione. I motivi sono tanti, forse troppi. E tutti riconducibili, nel bene e nel male, a quanto successo dallo scorso settembre fino ai giorni del Mondiale di Tarquinia. Non credo opportuno elencarli, almeno per ora, su questo post. Il mio sito-blog nasce con un nome che è l’emblema del mio modo di rapportarmi allo sport. Le persone che ci dirigono fanno fatica a percepirne il significato, non solo a comprenderlo. Questo il loro limite, questa la mia scelta.
sabato 31 gennaio 2009
Hakuna matata
Questa volta, rispetto a tante altre, la mia assenza dal blog ha una giustificazione degna e giusta. Sono, o meglio insieme a Serena, siamo stati via per il viaggio di nozze per una decina di giorni. In particolare siamo stati al caldo dell’isola di Zanzibar, sulle coste della Tanzania, poco sotto la linea dell’Equatore. E mentre qui in Italia impazzavano piogge gelide e neve, lì da noi a farla da padroni erano sole e temperature tropicali. Normalmente stavamo intorno ai 35° C e immergersi nell’oceano Indiano portava le stesse sensazioni che infilarsi nella vasca da bagno di casa. Una vasca da bagno, ovviamente, dalle dimensioni leggermente più grandi. Acqua cristallina a 25° C. Uno spasso da non morire mai. In questi 10 giorni ho trovato anche il tempo per allenarmi, logicamente sulle spiagge bianche chilometriche ricolme di infinite palme di cocco. Non sono riuscito a correre per più di un’ora al giorno, anche perché era come muovermi con al fianco una stufetta che emanava un’aria che definire calda è davvero un eufemismo. Aldilà di questo e dei posti belli, ciò che mi ha colpito è stato confrontarmi con una realtà estremamente diversa dalla nostra. Mi riferisco allo stato in cui si trovano la maggior parte degli abitanti dell’isola. Molta povertà e poco lavoro. Girando per le strade, poco curate e molto trasandate, ci si imbatte in persone, almeno all’apparenza, tranquillamente sdraiate a non fare niente in attesa di non si sa bene che cosa. Ciò che colpisce è l’estrema tranquillità con cui affrontano questo loro status sociale e come non facciano niente per sovvertirlo. Hanno per tutti un sorriso e sono sempre disposti a dirti “Hakuna matata”, che in swahili signica “Nessun problema”. Sembrano non preoccuparsi del domani e l’unica difficoltà da risolvere è trovare qualcosa da mangiare per la giornata che stanno vivendo. Non ho ben capito se sono tradizionalmente legati a questo modo di pensare, se è stata solo una mia forte impressione o se, pur coscienti, sono consapevoli che affannarsi non cambierebbe nulla, tanto vale non fare niente. Comunque stiano le cose, una cosa da insegnare a noi la hanno. Si può riuscire a vivere, magari senza troppi agi, senza stress e godersi la vita anche con quel poco che si ha a disposizione. Forse gli scemi siamo solo noi.
venerdì 30 gennaio 2009
Grazie infinite a Runner's World
Grazie infinite. Non trovo altre parole per esprimere la mia gratitudine a chi è riuscito a rendermi felice per un regalo così grande. Sapevo dell’articolo, ma mai avrei creduto che mi venisse concesso così tanto spazio e venisse confezionato in maniera così mirabile come si conviene in genere solo ai grandi atleti. Ringrazio per questo il direttore Marco Marchei, perché ha creduto profondamente in questo progetto, decidendo di investire in esso tempo e risorse, accettando una sfida che altre riviste del settore hanno scartato a priori, dedicando all’evento del Mondiale di 100 km di Tarquinia solo poche righe di resoconto e classifiche sbagliate. Ringrazio l’artefice dell’articolo, Marco Bonarrigo, il vero ideatore dell’intera opera, per le belle parole spese e per la sagace capacità mostrata nel saper rendere interessante una storia che agli occhi dei più sarebbe potuta apparire eccessivamente normale. Ringrazio, infine, Mjrka Boensch Bees, il fotografo, che con la sua arte ha saputo immortalare nell’infinito il senso del mio correre. Le immagini sono stupende e non riproducono banalmente una realtà vissuta, ma la rendono viva e pulsante di emozioni anche a distanza di tempo. A tutti loro dico grazie e nient’altro, perché ogni altra parola servirebbe esclusivamente ad inserire fronzoli ad un concetto che solo in questo modo può rimanere puro. Voglio tuttavia aggiungere qualcosa che possa testimoniare il mio stato emotivo. Vedo questo regalo come un dono eccessivo, più grande di me e della mia gara. Credo che altri più forti e famosi sarebbero potuti essere i protagonisti di quelle pagine. Non ha senso, nel mondo di oggi, dare spazio a chi non vince. È una regola non scritta, ma imposta dalle leggi del mercato. E per tal motivo non posso e non voglio vedere l’articolo come un premio per il sesto posto del mondiale. Piuttosto mi piace vederlo in un’ottica diversa. Sto attraversando un momento della mia vita sportiva estremamente delicato. Una fase nella quale il tempo da dedicare allo sport diventa sempre meno e i ritmi, inevitabilmente, si allentano. Non so se tornerò a correre una 100 km, ma soprattutto se riuscirò a farlo in un modo per me dignitoso. Proprio per questo motivo sono felice di interpretare il tutto come un bel premio alla carriera, una storia fatta di tanti bei piazzamenti e solo raramente di successi. Ma soprattutto di una vita sportiva passata a credere che l’avversario sia soprattutto una persona con un animo ed un cuore da rispettare e con un obiettivo bello, quanto il mio, da raggiungere. Non ho mai esasperato il mio approccio con la corsa, così come non ho mai creduto che vincere o perdere una gara potesse cambiarmi la vita. L’importante è sempre stato confrontarsi onestamente con me stesso e con il prossimo, mostrando il sorriso sulle labbra. Nient’altro è contato. Ed oggi, più che mai, lo scopo fondamentale del mio correre è promulgare questo modo di vedere lo sport. Per tutto questo, ma solo per questo, riesco ad accettare questo regalo con serenità e gioia. Un’ultima cosa. Come per tutti i premi importanti anch’io vorrei fare una dedica. Vorrei ringraziare per ogni cosa i miei genitori, che, come mi piace dire, mi hanno regalato una testa per pensare, due gambe per correre ed un cuore per amare. Un ultimo pensiero va a mio padre, che sono sicuro gira con una bella copia di Runner’s World in tasca, aperta sulla pagina del mio articolo, pronta per essere fatta vedere a tutti coloro che, come lui, hanno la possibilità e la fortuna di vedere questo splendido mondo dall’alto del Cielo. Grazie.
lunedì 19 gennaio 2009
domenica 18 gennaio 2009
Torna La CiaSpeata!!!
E come per incanto torna La CiaSpeata, gara con ciaspole di 6 km circa che si tiene sulle nevi di Monte Livata. O almeno lo speriamo vivamente. Dopo due tentativi andati a vuoto per mancanza di neve, quest’anno crediamo che tutto possa andare per il meglio e che non ci possano essere tali tipi di problemi, viste le abbondanti nevicate che si stanno susseguendo già dai primi giorni del mese di dicembre. Il giorno dell’evento sarà il 22 febbraio prossimo e tutte le notizie potranno essere apprese attraverso il sito www.laspeata.it, che sarà aggiornata a breve. Nel frattempo possiamo già dire che la gara si svolgerà in Località Campo dell’Osso (5 km più in alto del punto di arrivo de La Speata) su un circuito di neve battuta e con qualsiasi condizione meteo. Il costo dell’iscrizione, che potrà essere effettuata sul sito www.laspeata.it o tramite fax al numero 0774.85255, è stato fissato in € 15,00 (giustificate dal costo per l’affitto delle ciaspole e del trasporto dal Trentino fino a Subiaco). Per tutti coloro che dispongono di ciaspole proprie il costo è ridotto a € 10.00 (è gradita la comunicazione al Comitato Organizzatore all’atto dell’iscrizione. Tutto ciò darà la possibilità di gestire meglio la fase di distribuzione e di garantire il pettorale a più atleti possibili). La gara è a numero chiuso ed il limite massimo è fissato a 250 corridori. Il pacco gara sarà costituito da un bellissimo cappello di lana con scritta in cotone “La CiaSpeata”. Saranno premiati i primi tre uomini e le prime tre donne giunte al traguardo con premi in natura. Sono previste, inoltre, ben 17 categorie (11 maschili e 6 femminili) con premiazioni ad imbuto. Le iscrizioni chiuderanno mercoledì 18 febbraio. Il Comitato Organizzatore si riserva la possibilità di riaprirle la mattina della gara. Il ritrovo è fissato per le 9:00, mentre la partenza sarà alle 11:00. Dopo la gara a tutti i presenti sarà distribuito un ristoro a base di dolci locali e vin brulé Vi aspettiamo numerosi! Non mancate a questo evento unico nel suo genere nel centro-sud Italia.
giovedì 8 gennaio 2009
E anche questa è andata

E anche questa è andata. È stato davvero entusiasmante indossare di nuovo il pettorale, ma con gli sci da fondo ai piedi. Erano oramai quasi 15 anni che non provavo più tali sensazioni, quelle stesse emozioni con le quali sono vissuto nel periodo dell’infanzia e dell’adolescenza e che hanno contribuito in massima parte alla formazione del mio carattere sportivo. Credo, infatti, che tanti anni di pratica dello sci nordico abbiano segnato il mio futuro sia da maratoneta che da ultramaratoneta. Non sono mai stato uno forte sulle distanze corte, mi mancano i ritmi e la capacità di soffrire intensamente, ma ho sempre preferito le distanze lunghe o, perlomeno, è proprio in queste che mi sono espresso meglio. Il tutto aiutato e testimoniato da un muscolo cardiaco che non ne vuole sapere di battere forte, ma preferisce farlo con maggiore potenza e ad un ritmo più blando. A stento riesco a raggiungere i 165 bpm e anche domenica scorsa la situazione non è stata diversa. È stato interessante notare come, nonostante nel fondo ci siano dei tratti di discesa nei quali recuperare le fatiche, le frequenze cardiache non subivano grandi variazioni e rimanevano su valori pressoché costanti. Il tutto a testimoniare che i tratti con pendenza favorevole, poiché comunque troppo corti, non sono sufficienti a riportare il cuore a valori tipici di un andatura medio-lenta. Aldilà di questo aspetto, considerando che quest’anno avevo sciato una sola volta il 20 dicembre, posso dire di essere andato discretamente. Per compiere 10 km ho impiegato circa 32’45”, arrivando 14° assoluto e prendendo un distacco dai primi di poco superiore ai 4 minuti. Che probabilmente poteva essere un po’ inferiore se in partenza avessi avuto la possibilità di partire con un numero più basso e quindi non rimanere imbottigliato nelle retrovie. Ma mi rendo conto che queste considerazioni non hanno alcuna importanza e soprattutto lasciano il tempo che trovano. Un’ultima cosa. Ho incontrato il sindaco di Castel del Monte e gli organizzatori della 50 km del Gran Sasso (che non credevano ai loro occhi vedendomi con gli sci ai piedi) ai quali ho promesso che sarò di nuovo alla partenza della loro straordinaria gara nel prossimo mese di luglio.
lunedì 5 gennaio 2009
Un sapore antico
Dopo 14 anni circa di inattività agonistica con gli sci da fondo, domani tornerò ad indossare il pettorale in una 10 km a tecnica libera a Castel del Monte (AQ). La cosa potrà sembrare piuttosto strana ed anomala a chi non conosce il mio passato sportivo. In realtà io provengo dallo sci nordico, che ho avuto modo di praticare dal 1983 fino al 1995 ottenendo anche discreti risultati, uno su tutti la vittoria in staffetta al Campionato Mondiale Cittadini nella categoria Juniores. Nel 1995 poi ho preferito abbandonarlo a favore dell’atletica leggera per un motivo molto semplice, lo studio. In quel periodo, infatti, frequentavo i primi anni di Università a Roma e dovendo seguire i corsi sia la mattina che il pomeriggio, non avevo la possibilità di recarmi sulle piste da sci di Monte Livata. Molto più semplice era correre nell’ora di pranzo nel vicino campo di atletica di Caracalla. Da lì passare alla corsa in modo agonistico è stato un attimo. Dal 1995 al 2001 (anno della Laurea) ho trascorso anni intensissimi, fatti di studio e sudore, ma anche ricchi di soddisfazioni uniche e difficilmente ripetibili. La parola d’ordine è stata “impegno” su ogni fronte, alla ricerca dell’ottimizzazione del tempo e delle energie a disposizione. Domani sarà quindi un piacevole ritorno al passato, dove la gara sarà solo un modo per riassaporare vecchi emozioni. In realtà ci sarà anche un altro motivo, ritornare in quel di Castel del Monte, posto a me tanto caro per il doppio successo ottenuto negli ultimi due anni nella 50 km del Gran Sasso.
domenica 4 gennaio 2009
Il primo dell'anno, anzi il secondo
Nuovo anno, stessi allenamenti. Dopo un periodo passato a riprendermi dal campionato mondiale di 100 km, ho finalmente ripreso gli allenamenti in preparazione della nuova stagione. Dire che attualmente la condizione non è delle migliori è ovvio e scontato. Non posso pretendere di stare bene, ma questo è la logica conseguenza di un periodo trascorso con la mente rivolta ad altri e più importanti impegni. Quanto al lavoro odierno non è il primo dell'anno. In realtà il primo l'ho fatto ieri e nello specifico ho corso 10 volte i 400 m ad un ritmo di circa 1'12" recuperando 200 m in circa 1'00". Oggi invece mi sono tirato il collo con un allenamento di 8 km strutturato nel seguente modo: 2 km facendo 500 m forti e 500 m piano, poi 4 km facendo 1 km forte e 1 km medio, infine gli ultimi 2 km come i primi. In totale ho impiegato 27'20" ad un ritmo medio di 3'25". Che non è granché, ma neanche troppo male. Quanto alle frequenze cardiache ho registrato il massimo valore di 166 bpm proprio in corrispondenza dell'ultimo km. Da poco infatti, avendo ricevuto in regalo il forerunner 405, posso monitorare anche il compartamento cardiaco. Spero di tirare fuori delle utili indicazioni
sabato 3 gennaio 2009
mercoledì 31 dicembre 2008
martedì 30 dicembre 2008
Una giornata SERENA
Anche in questa circostanza mi trovo a scrivere qualcosa sul blog dopo che sono trascorsi diversi giorni dall’ultima volta in cui l’ho fatto. I motivi sono diversi, ma, come ho modo di dire spesso, ciò che mi blocca è, principalmente, la mancanza di tempo. Non riesco a trovare anche un solo quarto d’ora da dedicare a questa bella passione. Durante il giorno sono troppo indaffarato nelle mille faccende della vita quotidiana, mentre la sera sono troppo stanco per mettermi nuovamente davanti al computer e postare qualcosa di interessante. Inoltre c’è da dire che, in questo periodo, si è aggiunto un altro impegno non di poca importanza, il matrimonio. Le cose che abbiamo dovuto fare sono state moltissime, soprattutto nell’ultimo periodo. Infatti ogni decisione era stata posticipata a dopo i mondiali di 100 km e quindi tutti gli impegni si sono concentrati nell’ultimo mese. Non credevo assolutamente che le cose da fare fossero così tante. E questo nonostante abbiamo cercato di fare tutto in estrema semplicità e senza molte ricerche. Alla fine però ogni dettaglio è andato per il meglio e la soddisfazione, così come la gioia e l’emozione, è stata immensa. Abbiamo vissuto insieme a tutti gli invitati una bella giornata, resa indimenticabile da un elemento che ha reso quasi unica la celebrazione del matrimonio, la neve. Difatti, prima durante e dopo la cerimonia, si è scatenata una vera e propria nevicata che ha reso ancor più caratteristica e natalizia l’atmosfera. Si è creata una scenografia unica e difficilmente ripetibile. Nel mio cuore ho interpretato l’evento in modo spirituale, adducendo il tutto ad una presenza celeste che in ogni modo voleva comunicarci che era lì con noi a farci compagnia. Quanto al resto ci sarebbe molto da aggiungere, ma il rischio è quello di sminuire le sensazioni ed i ricordi. Preferisco non parlare d’altro, ma solo continuare a sperare e credere che il 27 dicembre sia il seguito di uno splendido cammino, iniziato circa otto anni fa, con Serena, la persona che amo e stimo più profondamente.
mercoledì 17 dicembre 2008
La gara, solo un dettaglio...
È davvero troppo troppo tempo che non scrivo nulla sul blog. Colpa degli impegni che non mi danno tregua. Mi alzo la mattina con l’intenzione di provvedere a questo “compito”, ma mi ritrovo alla sera che la stanchezza della giornata non mi concede la forza di farlo e l’unico vero obiettivo diventa quello di andare a dormire. Sembra paradossale ed invece è proprio così. Ma oggi, almeno fino ad ora, sembra sia riuscito a trovare un attimo per provvedere a ciò. Domenica scorsa ho partecipato alla prima edizione del trail invernale dei Due Laghi, gara che si è svolta nel territorio di Anguillara Sabazia (RM) e che si è sviluppata su un tracciato piuttosto accidentato di circa 21 km. Chi mi conosce bene sa che non amo fare corse di breve distanza e tanto meno andare a gareggiare in luoghi troppo vicini a casa mia. Ciò che mi frena è la mancanza di volontà di alzarmi presto la domenica mattina e dedicare un’intera giornata (o quasi) all’atletica. Ciò non mi dà la possibilità di provvedere a tutte quelle mansioni che la vita quotidiana richiede e che sistematicamente vengono rimandate a quanto si ha un attimo di tempo in più. Ma questa volta le cose sono andate diversamente dal solito. Complice in questo il mio “angelo custode” Mauro Firmani. È stato proprio lui ad invitarmi alla gara con la scusa che la sua casa dista dal punto di partenza solo un quarto d’ora di macchina. E così ho accettato l’invito, coinvolgendo in questo, come è ovvio che fosse, anche Serena. Abbiamo trascorso con Mauro e la sua famiglia il sabato sera e parte della domenica, fino al primo pomeriggio quando siamo ripartiti. Sintetizzare tutto quello che hanno rappresentate le poche ore trascorse in loro compagnia è impossibile. Conoscevamo Mauro, la sua bontà e cordialità, ma non la sua famiglia. Abbiamo goduto di un ambiente familiare davvero bello e rilassante, in cui è stato piacevole soggiornare. Abbiamo abbracciato piacevolmente la disponibilità e la serenità della moglie Lucia e l’educata simpatia delle figlie Julica e Rebecca. È stato sorprendente sentirsi accolti e coccolati come fossimo amici di vecchia data. Abbiamo gustato fino in fondo il piacere di un rapporto vissuto positivamente da parte di tutti. È stata davvero una bella giornata. Grazie infinite. Dimenticavo la gara. Solo per la cronaca sono riuscito a vincere (non mi capita spesso), ma questo è solo un dettaglio.
martedì 2 dicembre 2008
I miei progetti (strutturali)
Non sempre traspare da ciò che racconto sul mio blog, ma, come è facile ed intuibile pensare, anche io ho un lavoro da portare avanti al quale dedico gran parte del mio tempo quotidiano. Ed a questo elemento, nonostante la sua importanza, non riesco ad offrire, o non credo opportuno farlo, parte del mio scritto. Forse perché immagino che ciò che può destare più interesse, e quindi degno di nota, sia solo quello che è prettamente legato al mondo della corsa. In effetti il mio sito ha un nome eloquente come “amolacorsa.it”, ma è pur vero che già sulla homepage contiene espliciti riferimenti a quella che è la mia attività lavorativa. Partendo da queste considerazioni ho deciso di aggiornare la pagina dei Progetti (cosa che non facevo oramai da troppo tempo) con la gran parte delle progettazioni strutturali che ho realizzato in questi miei anni di professione di Ingegnere Edile. E per far ciò mi sono avvalso di un “software” che rende la consultazione più gradevole, un software che realizza una sorta di libro da sfogliare in tutta tranquillità. Spero che tutto ciò possa destare un minimo di curiosità, anche e soprattutto, tra coloro che abitualmente frequentano questo sito-blog per seguire le mia gesta sportive. La speranza è comunque quella di lasciare un segno tangibile del mio operato e di renderne partecipe chiunque abbia voglia di dedicarmi un po’ di attenzione. Sarebbe bello far emergere un messaggio su tutti, quello a cui sono più legato e che sembra venga assorbito con difficoltà dai ragazzi e, tante volte, dai loro genitori: si può fare sport a buon livello senza trascurare la scuola, portando avanti le due cose senza che queste si ostacolino fra di loro, anzi semmai aiutandosi reciprocamente. Grazie.
lunedì 1 dicembre 2008
10.000 volte grazie!!!
Sono un po’ di giorni che non trovo il tempo per scrivere qualcosa sul blog. Colpa dei mille impegni della vita quotidiana. Intanto il mio sito ha raggiunto i 10.000 contatti e io quasi non me ne sono accorto. Capisco che non sono granché e che ce ne sono alcuni che 10.000 e più contatti li collezionano in poche ore, ma nel mio piccolo lo reputo un grosso risultato, soprattutto se si considera che il conteggio è stato attivato non quando è nato il sito, ma a partire dai primi giorni del settembre 2007, ossia poco tempo prima del Mondiale di 100 km in Olanda. E’ vero che in casi come questo i numeri contano poco, ma servono però a quantificare quanto seguito abbia “amolacorsa.it” e soprattutto a valutare quanto sia l’affetto nei miei confronti da parte delle persone che vengono abitualmente, o anche casualmente, a visitarlo. E’ vero anche che la curiosità maggiore è indirizzata al blog e che molti vi accedono direttamente, senza cioè passare dalla homepage del sito. Tutto ciò fa si che molte visite non vengano registrate, nonostante siano state effettuate. E per verificare questo basta fare un confronto tra i due contatori (uno del sito, l’altro del blog) che mostrano un’evidente differenza, favorevole al blog. Aldilà di ogni mera considerazione statistica, resta una sola cosa da dire: grazie di cuore a tutti coloro che in questi mesi mi hanno fatto compagnia sulle mie pagine e magari hanno lasciato traccia di sé attraverso qualche messaggio. A loro va davvero il più sentito ringraziamento. E come sempre… un caro saluto.
giovedì 20 novembre 2008
La mia nuova Stihl 250
È già qualche giorno che non scrivo qualcosa sul blog, un po’ perché non ho molto da raccontare, un po’ di più perché ho mille cose da fare sul lavoro e nella vita quotidiana. Fortunatamente la corsa mi sta impegnando poco e le dedico solo 40 minuti al giorno. Scelgo, ovviamente, le ore più calde subito prima di pranzo, di solito inizio tra le 12:45 e le 13:15. Attualmente non ho in mente grossi obiettivi e mi alleno per il solo piacere di stare all’aria aperta e per restare in forma. Forse domenica farò una gara di 10 km qui vicino da me, a Tivoli. Ma non ne sono certo. Mi scoccia infatti la domenica mattina il dovermi alzare presto e tornare a casa tardi, quando tutti stanno aspettando per il pranzo. Preferisco dunque allenarmi da solo e dedicare parte del tempo a tutte quelle cose che non riesco a fare durante la settimana. Ad esempio domenica prossima sarebbe una buona occasione per mettere in funzione la mia nuova motosega Stihl 250 e tagliare gli alberi del bosco vicino casa mia. Assaporare l’odore del legno appena tagliato insieme a quello caratteristico del sottobosco è un vero piacere. E in più nel trasportare la legna si fa anche un po’ di potenziamento, che, visto il periodo, non fa di certo male. Staremo a vedere, soprattutto non distogliendo lo sguardo dal cielo, in quanto le previsioni mettono in conto la possibilità che cada la prima neve. Sarebbe davvero un bello spettacolo.
domenica 16 novembre 2008
La corsa, solo un bel gioco
Finalmente sono tornato a correre. Dopo una settimana di stop, per recuperare i postumi e le fatiche della 100 km di Tarquinia, ho ripreso gli allenamenti, anche se, come avevo già avuto modo di dire e come era presumibile e scontato, l’ho fatto in maniera molto blanda. Ho corso solo ed esclusivamente per 40 minuti, sulla solita strada che diparte da casa di mia madre e porta verso il comune di Cervara di Roma, invertendo la marcia e riprendendo il cammino di ritorno proprio nel punto in cui incominciano ad alternarsi i vari tornanti e la salita diventa più pesante. È stato piacevole e, per certi versi, emozionante indossare di nuovo le scarpe per correre e calcare le vie fatte migliaia di volte. Ho avuto modo di assaporare in maniera diversa il piacere di uno sport fatto si di sudore e fatica, ma che sa anche regalare emozioni rilassanti quando magari è praticato in compagnia in una bella e mite giornata di novembre, come è stata quella di ieri dalle mie parti. E mentre correvo riflettevo sui benefici, sia fisici che mentali, che questa attività mi regala e dona a tutti coloro che hanno la fortuna e la pazienza di praticarla. E allora si scopre che la gara non è nient’altro che un forte stimolo che si cerca per continuare a vivere più intensamente il tutto, senza la quale non è impossibile amare questo sport, ma di certo non con la stessa intensità e passione. Avere uno scopo preciso e puntuale, come in ogni aspetto del vivere quotidiano, fa si che si riesca a trovare dentro di noi una risorsa in più da potervi investire. L’importante è che l’obiettivo sia sempre controllato e non ci sfugga di mano andando ad interessare ambiti che non lo riguardano. È essenziale quindi capire che la corsa è solo un bel gioco e come tale va trattata, dando ad essa l’attenzione che merita, ma senza che questa travalichi in altri settori, comunque importanti e vitali.
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