martedì 16 settembre 2008
Quale ragione?
Uno sport sul quale investire
Solo un inciso per riportare il resoconto del mio ultimo allenamento: 4x5000 m a 3’25” con un 1000 m di recupero a 4’00”. L’allenamento è andato meglio del previsto e del prevedibile, anche se ho faticato e non poco. Tutto ciò può essere considerata una valida risposta per coloro, per fortuna pochi, che credono che correre una 100 km o preparare un mondiale sia cosa semplice e di poco conto e, per tal motivo, da non considerare uno sport sul quale investire. Un caro saluto
sabato 13 settembre 2008
Tutto tace
Tutto come da programma: tante polemiche, tanto caos, ma pochi, anzi nessun, risultato. A cosa servirà tutto questo? Quel che è certo che fino ad oggi nulla si è mosso e soprattutto nessuno si è interessato al caso, se si fa eccezione della rivista Correre che sul prossimo numero pubblicherà un servizio ad opera del buon Leonardo Soresi, che però sarà di poche righe e non potrà descrivere tutto quello che è fin qui successo e soprattutto tutto quello che verrà. È sbalorditivo vedere quanta gente si sia appassionata al caso, ciò testimoniato dalle massicce presenze sui vari siti-blog, ma anche sapere che molti sono rimasti in finestra senza esprimere la propria opinione. È grave, questo si, che i personaggi preposti, parlo di dirigenti Fidal e Iuta, non si siano preoccupati affatto, come se nulla fosse successo. Ma forse è proprio così. Nulla è cambiato e nulla otterremo. Passerà come il vento anche questa nostra protesta, non lasciando dietro di sé nulla, se non tanta rabbia di chi, credendoci, l’ha portata avanti o chi, come Giorgio, ha deciso, per il bene di tutti, di rinunciare a quanto di più caro potesse avere. Ho avuto modo di dirlo più volte, non illudiamoci, se non riusciremo ad ottenere ciò che ci appartiene (che poi è molto molto poco) neanche stavolta con il Mondiale in casa e il leader che da forfait, credo che non avremo altre speranze per il futuro.
Avanti così
Lasciate alle spalle le polemiche di questi giorni, ho ripreso a pensare al Mondiale in funzione allenamenti e preparazione. Ho fatto un lavoro che prevedeva 40x400 m da percorrere uno forte a 3’15”/km (quindi a 1’18”) e uno piano a 3’50”/km (quindi a 1’32”). È andato tutto ok, anzi meglio di quanto mai avessi potuto pensare. Ho patito un po’ le variazioni veloci, non riuscendo sempre a portare i ritmi prestabiliti, ma sono riuscito a recuperare abbondantemente nei tratti “lenti”. Così alla fine sono usciti 16 km in 55’44” con una media di 3’29”/km, contro i 3’32”5 che sarebbe dovuto venire. Meglio così. Domani, invece, mi aspettano 4x5000 m da correre in 3’25”/km con un recupero di un mille a 4’00”, che poi dovrebbe essere il ritmo da tenere al Mondiale. Speriamo bene e soprattutto che non piovi troppo.
martedì 9 settembre 2008
All'amico Marco Boffo
Nel post “Dico la mia, solo la mia” ho avuto modo di dire: “Non voglio però difendere o prendere le posizioni di nessuno”. E così ho fatto o, almeno, lo spero vivamente. Ho cercato di ignorare quanto detto dalle diverse parti per concentrarmi solo ed esclusivamente sulla mia opinione. Ho evitato di intervenire su quanto affermato da Matteo, ma mi sono anche risparmiato nei confronti delle dichiarazioni rilasciate dall’amico Marco Boffo. Poi sono uscito per andare a correre, ma quando sono rientrato a casa ho trovato le chiamate di alcuni fans venuti a sostenermi a Winschoten, tra cui mio fratello Gian Luca, a chiedermi delucidazioni sulla dichiarazione rilasciata da Marco Boffo che riporto per intero: ”1- Per caso eri a Winschoten lo scorso anno al ristoro del 5° km? Lo sai che un gruppo di italiani, facenti parte di un "team privato" del centro italia, ha fatto vergognare gli altri italiani presenti, per aver preso per il culo e sfottuto gli abitanti locali che offrivano biscotti cioccolata e ombrelli per ripararsi dalla pioggia? E che gli altri italiani si sono andati a scusare con gli olandesi per quel comportamento spocchioso e arrogante? Eri li anche tu?”. A questo punto ho deciso di non potermi tirare indietro e, visto che le dichiarazioni non riguardano me ma persone a me care (tanto che sono partite da Subiaco per venire a sostenermi ed incitarmi e rappresentavano tra gli italiani il gruppo più folto) chiedo le dovute spiegazioni a Marco. Ci tengo a precisare che quanto da lui riportato a me non risulta, ma risultano cose ben diverse. Primo fra tutte il fatto che molto probabilmente quelle stesse persone che lui biasima sono le stesse che lo hanno incitato e hanno provveduto al suo ristoro durante tutta la gara. Secondo che sono persone estremamente corrette e non avvezze a tali comportamenti. Terzo che al suo posto non si sarebbero mai permesse di fare simili affermazioni e tirare fuori tali offese, soprattutto PUBBLICAMENTE. Ma è pur vero che io non ero presente allo svolgimento dei fatti e, nonostante la massima fiducia che in loro ripongo, proprio perché non presente e quindi non avendo la possibilità di sapere come siano andate le cose, chiedo a Marco Boffo di fornire PUBBLICAMENTE le dovute spiegazioni di quanto accaduto, facendo, per quanto possibile, di tutto per svelare la verità. Ci tengo a precisare (me ne duole lo confesso ma gli amici sono una delle cose più care a cui tengo) che se ciò non dovesse accadere mi sentirei in dovere di prendere l’accadimento come un’offesa personale, con tutto ciò che questo comporta. In attesa di una risposta, invio a Marco Boffo e a tutti i miei amici un caro saluto
Dico la mia, solo la mia
Non ho ancora una volta la voglia e l’intenzione di scrivere qualcosa, soprattutto perché nel pomeriggio di oggi la mia testa è balzata altrove in posti non vicini e con vicende non bellissime. Per fortuna nulla di grave, ma comunque una preoccupazione in più da portare con me. Inoltre sono reduce da una due giorni a Milano (per cercare di preparare al meglio il Mondiale, spiegherò in un altro post di che cosa si tratta) in cui sono riuscito a dormire poche ore a seguito di aerei con partenze al mattino presto. Nonostante tutto mi trovo nella condizione di dover intervenire. In primo luogo perché parte interessata e chiamata in causa, in secondo luogo perché la vicenda, proprio sul mio blog dal nome “amolacorsa”, sta prendendo vie inaspettate. Non voglio però difendere o prendere le posizioni di nessuno. Vorrei solo richiamare alle regole della buona educazione e della non invasione della libertà altrui. Per il resto l’età ed il senso di responsabilità di ognuno dovrebbero bastare. Voglio, però e soprattutto, di nuovo descrivere quello che è il mio pensiero. Ho già avuto modo di esprimerlo più volte e prima che tutta questa vicenda iniziasse, ossia a fine luglio quando mi arrivò l’annuncio della convocazione al prossimo Mondiale. In quell’occasione il mio risentimento era legato, come del resto lo è ora, alla situazione della Nazionale italiana di 100 km. Una nazionale composta da ragazzi con tanta voglia di sacrificio, capaci di tante rinunce e illuminati da poca gloria e una scarsa importanza che non è solo propria dei famigerati mass media, ma ciò che è grave, dovuta ad una mancanza di attenzione da parte di chi ci dovrebbe tutelare. Da parte cioè di coloro che sono pagati per dirigerci. Ed in questo ci vedo una forte correlazione con il mondo della politica. Parlai di presidenti, segretari e consiglieri, che dismessi i panni degli atleti hanno intrapreso vie più comode per godere di gloria e l’unica cosa che li tocca e di rimanere incollati con i “loro sporchi grassi culi” alle poltrone del potere. Mi chiedo se questa vicenda arriverà mai nelle orecchie del Presidente della Fidal Arese? E se si, si degnerà di entrarvi per capire come stanno effettivamente le cose? Dimostrerà amore per la nostra disciplina ed i nostri sacrifici? Credo di no. Il motivo sta nel fatto che le nostre eventuali medaglie a lui non cambiano nulla. Non può vantarle per ottenere nuovi finanziamenti o per cercare di ricandidarsi. La dimostrazione di ciò è il fatto che si siano candidamente dimenticati di inserirci nel bilancio Fidal. È grave? Credo di si! Siamo una nazionale che non ha potere e mai lo otterrà finché la nostra specialità non sarà diventata sport olimpico. Ma soprattutto perché non siamo considerati una squadra. Vestire la maglia azzurra una volta l’anno non aiuta, come non ci aiuta il praticare uno sport individuale. È il problema annoso dei campionati mondiali di ciclismo. Siamo solo delle persone che praticano la 100 km e quel giorno sono chiamate a combattere insieme. Non potremo mai esserlo finché le cose procedono in questo modo. Personalmente mi lamentai perché ricevetti una mail in cui mi si diceva: “O vieni al raduno di Luco o non prenderai parte al Mondiale”. La cosa non mi sembra giusta. Non mi viene riconosciuto nulla, perché dovrei dare qualcosa in cambio? Nonostante tutto, chiarito “l’equivoco” vi ho partecipato. Ma aldilà del piacere di ritrovarmi con dei cari amici, non credo mi abbia dato molto di più. La colpa sarà la mia, ma questa è la mia impressione. Il mio spirito è lo stesso della settimana scorsa e della prossima. Ho solo scoperto, nelle riunioni fatte, che c’è chi di questa situazione creatasi non ha cura e chi invece la prende di petto. Così come ho scoperto che i nostri amati tecnici hanno l’intenzione di fare “esperimenti” in occasione della gara. Nello specifico hanno intenzione di allontanarci dalle persone care per farci unire di più. Come possono credere che stare lontano da chi ci accompagna nella vita quotidiana possa essere un bene? A Luco dei Marsi, in camera con Andrea Bernabei e Mario Fattore, sono riuscito a dormire un paio d’ore non di più. Non voglio che ciò riaccada al Mondiale. Fatto presente ciò ai tecnici mi è stato risposto: “Vedremo cosa possiamo fare”. A me non interessa nulla del loro pensiero, io la notte prima della gara ho il diritto sacrosanto di dormire non di prestarmi a biechi esperimenti. In queste cose mostrano tutta la loro miopia. Sono persone che dovrebbero fare il nostro bene, non produrre danni e pensieri negativi. Dovrebbero ascoltare le nostre esigenze, non imporre le loro credenze. La mia idea è che senza i dirigenti gli atleti esistono, viceversa senza atleti i dirigenti non sono nulla. Ma ciò non è chiaro. O almeno così sembra. Finché le cose andranno avanti così, non mi sentirò obbligato di dovere garantire nulla a nessuno. Per questo ribadisco di nuovo in questa sede che sarò presente al Mondiale non per onorare la maglia azzurra, ma per provare a dare una gioia a tutte le persone che mi vogliono bene e che credono in me e nei miei sacrifici. Non conterà il risultato, non sarà così importante. Ciò a cui aspiro è una felicità fatta di serenità e di tranquillità con il prossimo e con me stesso. Non devo dimostrare nulla a nessuno, tanto meno a me stesso o alle persone care. Le motivazioni non sono i dirigenti, né la squadra italiana. L’obiettivo è provarci, ancora una volta, con tutto me stesso.
domenica 7 settembre 2008
Dalla parte altrui
Cercherò di essere sincero, come sempre. Sono tornato a casa dopo le vacanze ed il raduno-gara di Luco dei Marsi. Non ho molta voglia di scrivere quello che sono stati i giorni trascorsi, ma lo farò lo stesso. Mi servirà soprattutto come scusa per riflettere sugli aspetti positivi e negativi e avere una traccia storica delle mie sensazioni. Ho preso le vacanze al mare come delle vere e proprie ferie. L’unico impegno è stato quello di alzarsi dal letto, prendere il telo da mare e raggiungere la spiaggia distante 10 metri circa. Vita da non morire mai, o quasi. Ho corso, certamente, ma poco e a ritmi blandi, se si fa eccezione per un allenamento che prevedeva 5 ripetute di 1000 metri con recupero di corsa sempre di 1000 metri. Per il resto ho approfittato della compagnia di un amico per correre, ma senza eccessivo impegno. Lasciato il mare (con non poco rimpianto) ho raggiunto venerdì sera Luco dei Marsi, dove era in programma la 6 ore ed il raduno degli atleti della nazionale di 100 km e della 24 ore. Descrivere cosa è significato ritrovarsi con i compagni della squadra e cosa è stata la gara non è cosa facile e di poche parole. Partiamo dalla gara. L’intento era di correrla tutta o, almeno, provare a farlo. Le sensazioni dei giorni precedenti non erano delle migliori (così come avevo avuto modo di scrivere sull’ultimo post), forse a seguito della troppo rilassatezza che il mare mi aveva donato. Comunque sia l’intenzione era di correre ad un ritmo di 4’00”/km. Il problema più grande è stato il gran caldo e l’afa. Credo che alle due del pomeriggio, orario di partenza, ci fossero più di 30° C ed un tasso di umidità intorno al 70%. Nonostante tutto ho impostato il ritmo alle andature prefissate. Ho corso in compagnia dell’amico Marco Boffo e tutto è filato per il verso giusto fino alle 2 ore e 30 minuti di corsa. Dopodiché è iniziata una leggera crisi alle gambe che man mano è diventata sempre più pesante e difficile da sopportare. In questo stato sono riuscito ad andare avanti fino alle 3 ore, ma poi ho gettato la spugna ed ho deciso che la mia gara sarebbe finita lì. Non credo che la crisi sia stata solo fisica, certamente anche mentale. Ho provato di nuovo le stesse sensazioni dell’ultimo Passatore. Pervenuta la crisi muscolare, la testa non è stata in grado di provare a trascinare il corpo, ma, viceversa, si è fatta trasportare. Non sono riuscito a reagire alla fatica, questa è la realtà. Sono sincero, la cosa mi spaventa e non poco, soprattutto in vista del Mondiale. La mia considerazione a caldo è stata che se dovesse ricapitare qualcosa del genere a Tarquinia, dovrò rivedere i miei piani e valutare bene se proseguire sulla strada delle ultramaratone e delle 100 km nello specifico. Tutto ciò non nasce dall’amarezza di un mancato risultato, ma solo ed esclusivamente dalla riflessione sulle mie sensazioni. Per quanto riguarda il raduno è stato bello ritrovarsi insieme a tanti amici e compagni d’avventura e fatica. C’è stato modo per riflettere su mille argomenti e, su tutti, il valore della maglia azzurra e del prossimo impegno Mondiale. Aldilà delle diverse posizioni, ribadisco quanto già espresso in precedenza su altri post. Non credo che la nostra situazione sia rosea, per mille e più motivi. E l’annunciato forfait di Giorgio Calcaterra a Tarquinia in segno di protesta ne è una dimostrazione. Personalmente credo che non essendo dei professionisti (non siamo pagati per fare questo sport e non rappresenta la nostra prima occupazione, ma solo un “gradevole” hobby) non dovremmo avere obblighi particolari, ma solo delle indicazioni da seguire. Purtroppo non va così ed i problemi, a parer mio, nascono tutti da qui. Non è giusto avere delle costrizioni. Quando ciò accade c’è il rischio che qualcuno, forse più sensibile di altri, possa reagire in modo “inaspettato”. In tal caso non condanniamolo, ma proviamo a metterci, anche per un solo momento, dalla sua parte. Ciò non dovrà servire a cambiare necessariamente la nostra idea, ma solo a comprendere di più la sua.
giovedì 4 settembre 2008
Vacanze finite
Solo poche parole per aggiornare il mio blog. E' un po' di tempo che non scrivo nulla perchè sono in vacanza a Vieste. Qui tutto procede per il meglio, anche se allenarsi al mare è sempre difficile. Domani parto con la Nazionale di Ultramaratona per il raduno di Luco dei Marsi. Sabato gara-test sulla distanza delle 6 ore. Vi giuro che ciò mi spaventa e non poco, soprattutto perchè credo che alle due del pomeriggio non sarà facile correre senza soffrire il caldo, ma sarà un buon modo per sondare la mia condizione fisica. Credo, inoltre, che almeno all'inizio avrò difficoltà aggiuntive dovute alla rilassatezza di una settimana di vacanze al mare. Vi farò sapere quanto prima come è andata. Un caro saluto da Vieste
martedì 26 agosto 2008
Nessuna garanzia
Per fortuna anche questa è fatta. Il lungo di 4 ore è alle spalle e posso tirare un bel sospiro di sollievo. Non nascondo che quando devo affrontare siffatti allenamenti la testa incomincia a sentirne il pensiero già diversi giorni prima. Non sono i ritmi a far paura, ovviamente, ma il timore è legato piuttosto al tanto tempo da trascorrere sulle proprie gambe con il rischio di crisi, sofferenze e dolori vari. Per fortuna però stavolta le cose non sono andate così come potevo immaginare. Le sensazioni sono state buone e sono venuti fuori la bellezza di 59,05 km con una media di 4’03”9 al km. Un passaggio alla maratona intorno alle 2h53’30” e soprattutto un passaggio alle 3h30’ più veloce di circa 200 m rispetto al lungo precedente. Rimango quasi stupito dalla condizione che sto riguadagnando. È stato strano, ma piacevole, avere “difficoltà” a correre sciolto nelle prime due ore (la sensazione era di stare correndo a 3’50” mentre l’orologio diceva 4’05”) e successivamente, quanto credevo che sarei entrato in crisi, ho invece incominciato a correre più facile (credevo di correre a 4’05” invece l’orologio diceva 3’50”/3’55”). Inoltre anche la testa ha reagito bene. Non ho avvertito la voglia di chiudere il prima possibile l’allenamento, ma ho corso con tranquillità, senza strafare e cercando le buone sensazioni. Che devo dire? Meglio così, anche se ripeto che all’8 di novembre manca ancora molto, forse troppo e stare bene oggi è positivo, ma non è garanzia di nulla.

lunedì 25 agosto 2008
Il bello dello sport e non solo
Non sono scomparso dalla circolazione, né tanto meno sono andato in vacanza. Ho semplicemente avuto un fine settimana un po’ impegnato e quindi non ho trovato il modo di aggiornare il mio blog. Come vanno gli allenamenti? Diciamo bene, senza troppi alti né bassi, ma comunque in modo soddisfacente. Riuscire a correre con continuità senza troppi problemi e riuscendo a portare a termine i lavori con moderato successo è già un bel risultato. Forse in questo ciò che mi ha dato di più conforto è stato il fatto di seguire quotidianamente le gesta degli atleti alle Olimpiadi, le loro fatiche, i loro successi e le loro sconfitte. Ho seguito con particolare passioni gli impegni a me più vicini, la Maratona e la 50 km di marcia. Due gare strabilianti. La prima per i ritmi con cui è stata corsa e vinta, la seconda non solo per questo ma, anche e soprattutto, perché ha portato alla vittoria uno splendido italiano, Alex Schwazer. La cosa che mi ha impressionato di più è stata la determinazione dell’atleta e la sicurezza che ha mostrato in ogni fase della gara. Il suo successo è stato il successo di chi aveva come unico scopo quello di vincere. Ogni altro risultato sarebbe valso una sconfitta. E la “semplicità” che ha mostrato nel cogliere questo obiettivo è stata sbalorditiva e nello stesso tempo uno splendido esempio da seguire. Mi rendo conto che arrivare a quello stato mentale non è cosa da poco e lo si può fare se si è certi di avere due gambe instancabili, un cuore grande così ed un cervello da utilizzare bene. Cioè se si ha la certezza che madre natura ha regalato a te qualcosa di formidabile e di non comune. Certo avere i mezzi non è tutto, ma è comunque qualcosa di indispensabile soprattutto in determinate discipline. Ma attenzione, non è vero che con la determinazione si riesce comunque ad ottenere qualsiasi obiettivo. Il messaggio che ci lancia la televisione è questo. La storia, per fortuna o purtroppo, la fanno i vincitori e non i vinti. Davanti alle telecamere a raccontare le imprese fatte vanno coloro che portano le medaglie al collo, non quelli che le medaglie le hanno solo potute sognare. Per uno che vince, ce ne sono migliaia che perdono. Colui che vince è stato sicuramente il più bravo, il più forte, il più fortunato, ma non è detto che sia stato il più deciso, che abbia profuso il maggiore impegno o che abbia fatto tutto quello che era nelle sue possibilità. Ma così è ed il bello della vita e dello sport è tutto qui. Tornando ai miei allenamenti ne ho fatti due. Il primo sono state delle salite di 1000 m da ripetere 5 volte con un 3000 finale. Il secondo un fartlek da 120’ corso un minuto forte uno piano. I risultati, soprattutto per il secondo, sono stati buoni. Per quanto riguarda il futuro domani mi aspetta un bel lungo di 4 ore. Per il momento l’unica cosa che posso fare è incrociare le dita.

sabato 16 agosto 2008
Una bella passeggiata di 51,2 km
Ho provato anche a fare la danza della pioggia, ma dal cielo non sono venute giù che poche gocce. Del resto non sono un bravo ballerino e l’addetto alle cattive condizioni meteo non ha voluto esaudire la mia richiesta. In compenso, però, deve aver piovuto altrove e comunque molto vicino alle mie parti. Inoltre il tempo nuvoloso ha favorito lo stabilizzarsi, nella giornata di oggi, di un clima mite e per niente afoso. Questo ha reso più facile ed agevole la mia corsa di 3h30’. Infatti nella giornata odierna questo era quello che prevedeva il programma, un bel lungo da correre a ritmi vicini a quelli di una 100 km. Certo riuscire nell’impresa non era facile, soprattutto riuscire a portare un ritmo così elevato per tutto il tragitto. Ma posso dire di essere comunque soddisfatto in quanto per buona parte dell’allenamento ho portato buone andature. L’aspetto più positivo è che ho corso 51,2 km con un ritmo medio di 4’06”1, mostrando soprattutto nelle prime tre ore una buona freschezza sia mentale che fisica. L’ultima mezzora, è stata di contro, leggermente più difficile. Ma comunque buona ed i ritmi degli ultimi chilometri, a 3’50”/km, lo dimostrano ampiamente. Andiamo avanti così

giovedì 14 agosto 2008
Marco: Atleta "Rock"
La giornata di ieri, dopo l’allenamento progressivo di 15 km, è proseguita per me in un modo davvero particolare e speciale. È capitato qualcosa estremamente piacevole e non così frequente: una bellissima premiazione, riconoscimento per le mie gesta sportive, che ha avuto luogo nell’ambito del Festival musicale “Rock & Blues” organizzato dall’Associazione sublacense “The Band”. Devo per questo dire grazie agli organizzatori, in primis a Dario Scifoni patron della serata, e all’amico (nonché ex sindaco di Subiaco) Franco Lando. Sono stati loro a voler inserire questa iniziativa tra le note delle chitarre rockettare. Insieme a me hanno trovato posto sul palco altri due sportivi sublacensi, il fondista Valerio Checchi e la campionessa di corsa orientamento Maria Novella Sbaraglia. Nei pochi, ma preziosi, minuti che ci sono stati regalati abbiamo parlato del rapporto sport-doping-droga nel mondo giovanile, mettendo in evidenza come lo sport possa e debba essere vissuto dai ragazzi come una scuola di vita ed un’occasione per tirarsi fuori da giri strani, ma che non deve assolutamente condurre all’uso di sostanze dopanti. Il paradosso più brutto è che la pratica sportiva può salvare dal mondo della droga, ma poi portare al doping. Il doping è e rimarrà per sempre l’aspetto più negativo dello sport, una mancanza di rispetto verso il prossimo e soprattutto verso se stessi. L’augurio è che tutti i presenti, genitori e figli, abbiano compreso l’importanza dell’attività fisica come mezzo educativo sia per il fisico che per la mente.
Speriamo che piova...
Proseguono gli allenamenti alla ricerca di una condizione che possa definirsi soddisfacente. Nonostante il caldo continui a farsi sentire e si mostri come un vero rivale da superare e sconfiggere, la mia marcia di avvicinamento al Mondiale di 100 km non vuole arrestarsi. Così nella serata di ieri, nonostante i 30°C e la forte umidità, ho deciso di fare un nuovo allenamento tirato. Le sensazioni del pomeriggio non erano affatto buone, così come la sicurezza di potercela fare. Mi sentivo piuttosto spossato e con le gambe strane. L’allenamento prevedeva una progressione di 15 km da svolgere nel seguente modo: 5 km a 3’45” + 4 km a 3’35” + 3 km a 3’25” + 2 km a 3’15” + 1 km a 3’05”. Credo che vedendo i tempi non possa affatto lamentarmi e l’unico neo negativo possa essere considerato il mille finale in cui non sono riuscito a portare i ritmi prestabiliti. Ma credo anche che questo sia il male minore, partendo dal presupposto che le mie gambe è un po’ di tempo che non riescono a girare quanto si tratta di correre a ritmi piuttosto elevati. Il crono complessivo finale è stato di 52’32” con una media di 3’30”/km. Il prossimo impegno sarà un lungo di 3h30’ da correre a ritmo gara della 100 km o giù di lì. Speriamo che piova…
lunedì 11 agosto 2008
Una bella botta al morale
Dopo l’ultimo lavoro fatto giovedì scorso e le cattive sensazioni vissute, con tanta stanchezza e poco reattività, ho deciso che la cosa migliore da fare fosse anche la più semplice. Inutile continuare ad andare avanti cercando a tutti i costi di forzare un fisico troppo stanco e privo di energie, meglio fermarsi e riposare. Così ho fatto sabato e domenica mattina. Nel pomeriggio, invece, sentendo che qualcosa forse stava cambiando e migliorando ho deciso di provare di nuovo a correre forte e mettere sotto pressione il mio organismo. Un’ora e mezza di fartlek alternando un minuto forte e un minuto piano. Sono partito con un riferimento ben preciso, il fartlek di 75’ fatto poco più di dieci giorni prima e terminato con 20 km ed una media di 3’45”/km. Subito le sensazioni mi sono sembrate migliori, grazie forse anche al clima mitigato dalle piogge del giorno precedente e quindi gradevolmente fresco. I passaggi alla mezz’ora e all’ora di corsa sono stati entrambi positivi ed il finale in crescendo e comunque con l’impressione di non aver speso tutto ed avere ancora qualcosa nelle gambe. Sono venuti fuori 24,5 km ad una media di 3’40”4/km. Davvero niente male e soprattutto una gran bella botta al morale. Ora c’è solo da sperare che i prossimi allenamenti diano simili risultati. Altrimenti…
venerdì 8 agosto 2008
Le Olimpiadi
Oggi è un giorno davvero particolare, almeno per tutti coloro che credono nei valori dello sport e che amano l’attività agonistica. E’ il giorno dell’inaugurazione delle Olimpiadi di Pechino 2008. Di certo un evento così non può passare inosservato. Non voglio però parlare di ciò che rappresentano le Olimpiadi nel mondo moderno, ma di quello che possono rappresentare per uno come me. Quando ho incominciato ha praticare lo sport in maniera più seria, verso i 13 – 14 anni, ho subito iniziato a pensare e credere che la cosa più bella che mi potesse accadere da sportivo fosse quella di poter prendere parte ai Giochi Olimpici. Credo infatti sia fuori discussione che la massima aspirazione per uno sportivo sia quella di poter partecipare almeno una volta nella vita ad una manifestazione di tal genere. Pochi sono però gli eletti ed i fortunati, ancor meno quelli che partecipando hanno la gioia di poter vincere una medaglia, magari d’oro. Il mio sogno, però, man mano che passavano gli anni è andato via via e sempre più svanendo fino a diventare una pura chimera. Oggi la consapevolezza è quella di non poter realizzare questa impresa unica ed esaudire questo sogno. Nonostante tutto non rimane il rammarico, ma solo la certezza di aver provato, almeno in alcuni periodi della mia vita, a fare di tutto per potervi partecipare. Così, in questi giorni, guardando la televisione, oltre l’ammirazione, proverò per gli sportivi partecipanti alle Olimpiadi una grandissima stima perché loro sono riusciti arrivare dove io ho potuto solo sognare.
martedì 5 agosto 2008
Il lungo di 3 ore: una pazzia
Dopo non aver corso domenica perché impossibilitato in quanto impegnato con La Speata, lunedì ho cercato di recuperare i chilometri persi facendo un lungo collinare di 3 ore. Cosciente del fatto che il caldo di questi giorni è davvero eccessivo ho pensato di fare cosa buona rimandando la partenza al pomeriggio inoltrato. Ovviamente per non incappare nella notte non sono potuto partire più in la delle ore 17:45. Il percorso era, soprattutto nella prima parte, estremamente impegnativo e completamente assolato. I punti in cui poter bere e bagnarsi pochi e lontani fra loro. Mi sono reso subito conto che per poter portare a termine il lungo avrei sofferto e non poco. Così infatti è stato. Allo scoccare della seconda ora la fatica è incominciata ad aumentare a dismisura nonostante il ritmo blando e lento. Le poche fontane, benché fossero di acqua freschissima, non erano sufficienti a dissetarmi. Inoltre proprio perché fredde mi hanno accelerato la comparsa dei soliti problemi intestinali di cui soffro nel periodo estivo. La conseguenza sono state diverse soste forzate che mi hanno prodotto ulteriore stanchezza e spossatezza. Arrivare fino a casa, considerando le rampe finali, non è stato facile e comunque alla fine è stata una vera liberazione. Il sole non era più nel cielo ed a farmi compagnia erano le ombre della sera, ma con me viaggiavano anche la stanchezza dei miei muscoli, l’arsura della mia bocca e l’affaticamento dei 39 km percorsi. Il tutto non so se sarà servito ad allenarmi, ma comunque mi ha insegnato che non è consigliabile affrontare tali impegni nel nei mesi estivi con temperature elevate e senza un’assistenza adeguata. 

632 + 97 = tanta gioia
E’ trascorsa anche la prima domenica di agosto e con essa, immancabile, La Speata, gara di 12 km che si svolge sulle rampe in salita da Subiaco a Monte Livata. Il mio ruolo è stato di organizzatore, piuttosto che da atleta. Le fatiche simili, ma diverse. Quando si corre il tempo è in cui si è impegnati è di meno, ma lo sforzo più intenso. Quando si organizza lo stress si accumula nei tanti giorni di pre e post gara. Ma la soddisfazione è comunque tanta. Sapere di essere riusciti a portare al traguardo tante persone con pochi (forse nessuno) problemi riempie il cuore di gioia e la soddisfazione che si prova è pari a quando si vince una bella gara o si raggiunge un tempo ambito su una competizione. Alla fine gli arrivati sono stati ben 632. 52 in più dello scorso anno, con un incremento di quasi il 10 %. Considerando che le persone che lavorano attivamente (eccetto il giorno della gara) sono solo 4-5 e che i soldi provenienti da sponsor ed enti sono sempre meno, possiamo ritenerci ampliamente soddisfatti. Soprattutto se si pensa che per “complicarci” la vita, quest’anno, per la prima volta, abbiamo voluto inserire, quasi all’ultimo momento, La mini Speata, gara di 2 km competitiva per le categorie giovanili. I giunti al traguardo hanno sfiorato le 100 unità ed avevano un’età compresa dai 9 mesi del più giovane (accompagnato dalla madre con passeggino) ai 17 anni del più “vecchio”. La speranza è che tra loro ci sia qualcuno propenso a prendere la corsa seriamente ed abbia la passione per continuare a praticare questa splendida disciplina. La certezza è invece di aver mandato un utile messaggio per far capire a tutti (genitori compresi) quanto sia bello e salutare correre e fare sport. L’appuntamento è per il 2009.
venerdì 1 agosto 2008
Il ritorno dal mare
Sono appena tornato da tre giorni di mare. Una vacanza breve per cercare di recuperare un po’ di energie fisiche e mentali in vista degli impegni futuri, non solo sportivi. Innanzitutto di lavoro. Agosto sarà un mese pieno di cose (e case) da fare. Poi organizzativi. Infatti in questo fine settimana sarò preso dall’evento La Speta, gara di 12 km interamente in salita organizzata dalla mia società podistica il Gruppo Marciatori Simbruini Subiaco. Io mi occupo in modo particolare, oltre ad altre cose, della fase di raccolta delle iscrizioni e della consegna dei pettorali. Stare dietro a quasi 800 persone vi posso assicurare che non è cosa da poco. Proverò anche stavolta a fare bene sperando di accontentare tutti e sbagliare il meno possibile. Intanto ieri sera, di rientro dal mare, ho fatto un lavoro specifico consistente in 90’ da correre in 6 blocchi da 15’ l’uno in progressione. Partendo da 4’15”, scendendo di 10” ogni blocco ed arrivando all’ultimo a correre in 3’25”. Le sensazioni non sono state negative, ma c’è ancora molto da lavorare. D’altronde il mondiale è ancora distante. A proposito di Mondiale e di Nazionale, durante questi giorni mi è capitato spesso di pensare a quanto successo a seguito dei miei post sul blog e quali sono state le diverse reazioni. Una cosa è certa, le mie denuncie non serviranno a cambiare le cose. Partendo da questo presupposto mi chiedo se il mio pensiero dovesse rimanere tale o ho fatto bene ad esplicitarlo, renderlo pubblico, portarlo a conoscenza di altri? Ho fatto bene a mettere in evidenza qual è la realtà della nostra nazionale o sarebbe stato meglio “lavare i panni sporchi in casa”? Sicuramente le mie dichiarazioni hanno infastidito qualcuno o quantomeno questo qualcuno non se le sarebbe mai aspettate. Ma ciò che mi preoccupa non è questo. Il pensiero più ricorrente è di non essere stato ben compreso, di non essere stato chiaro e quindi di essere stato travisato il concetto del mio pensare. Aver messo di mezzo il discorso economico non mi ha di certo aiutato, perché è stato poi solo questo ad essere preso in considerazione da chi ha espresso la sua opinione, sia positiva che negativa. Tutto è stato ricondotto a ciò. Ma il fondamento del discorso era legato solo al fatto che abbiamo una classe dirigente che del nostro sport e delle nostre fatiche non sanno nulla e nulla le importa. Che non capiscono i sacrifici che facciamo e quale importanza possiamo avere nel mondo della corsa. Quale volano potremmo essere per il mondo amatoriale e per la crescita di un movimento di ultramaratoneti sempre più attenti e numerosi. Nonostante tutto continuano a trascurarci e pensare ad altro. La nostra atletica è morta da tempo. Andiamo avanti con persone oramai “vecchie”, che hanno da tempo superato i 30 anni. Non ci sono ricambi, ma non si fa nulla per incentivare l’attività giovanile e le attività parallele come l’ultramaratona. I pensieri sono altrove, forse intenti a capire il modo migliore per curare i propri interessi.
sabato 26 luglio 2008
Grazie
Ringrazio tutti coloro che in questi giorni hanno avuto per me e per il mio sfogo relativo alla convocazione delle parole di conforto e di comprensione. C’è chi mi ha chiamato per telefono, chi mi ha scritto post sul blog, sms ed email e chi infine, incontrandomi, ha voluto farlo in prima persona. A tutti costoro va la mia più sincera e sentita gratitudine. Sentirmi appoggiato in questa mia situazione di rammarico è stato bello e comunque mi è servito a condividere con altre persone quella che è la realtà dei fatti e quindi mi ha fatto stare meglio. Proprio per tale motivo però voglio dare alcune precisazioni in merito. In particolare sull’aspetto economico. Le mie critiche verso i pochi compensi che ci vengono elargiti non nascono da una mia necessità di fare dell’atletica una fonte di sostentamento. Non pratico questo sport per soldi e per fortuna ho un lavoro che mi consente di vivere l’atletica come un semplice hobby, nonostante questo mio hobby mi costi sia in termini di sacrifici, rinunce e spese varie. Ma considero ciò la mia fortuna e per questo me la tengo stretta. Ciò che mi rammarica e mi fa rabbia e solo ed esclusivamente legato a quello che è l’atteggiamento della Fidal nei ns confronti, nei confronti cioè di persone che si fanno un “mazzo tanto” per portare in alto i colori della nazione e vengono comunque non considerate. Non ci sono i soldi, ma vorrei vedere da quante e quali persone è composta la spedizione azzurra per le prossime Olimpiadi. Quante mogli, figli e accompagnatori vari andranno a godersi questo spettacolo unico a spese nostre. Quanti rimborsi verranno elargiti e quanti soldi verranno sprecati. Se solo si facesse meno politica e più sport credo che qualche briciola rimarrebbe anche per noi. Ma d’altronde abbiamo un Presidente della Fidal e dei consiglieri che hanno smesso da tempo i panni dell’atleta. Ora hanno una bella pancetta rotonda ed un grosso “culo” incollato sulla loro comoda poltrona. Non parlano da atleti ad atleti, ma da politici a persone che sanno, devono e possono solo battere le mani. La nostra situazione, ripeto, è la situazione tipica italiana. Credo che non ci sia via di scampo. Prendere o lasciare. La mia lotta personale è e sarà quella di far presente questa realtà ogni qual volta ne avrò l’occasione. Non credo che potrò cambiare le cose, ma almeno, a differenza loro, avrò una coscienza più pulita da portare con me.
sabato 19 luglio 2008
Una convocazione tra gioia e rabbia
Mentre rientravo a casa dopo l’allenamento odierno ho incontrato il postino che mi stava consegnando una lettera. Non era una lettera normale, ma molto molto particolare. L’oggetto recitava “Campionato del Mondo IAU 2008 di 100 km su strada”, in poche parole era la lettera di convocazione per i prossimi campionati mondiali ed europei che si terranno il prossimo 8 novembre in Italia e nello specifico nella città laziale di Tarquinia. Immagino che a chiunque farebbe piacere ricevere qualcosa del genere, soprattutto per tutti coloro che fanno della corsa e delle gare di lunga distanza il loro obiettivo sportivo. Credo che molti atleti desidererebbero ardentemente poter raggiungere almeno per una volta tale risultato e provare cosa si sente ad indossare la maglia azzurra e far parte della Nazionale. Non nascondo che la sensazione è bella, particolare e per certi aspetti unica. Ti dà la forza e la carica per poterti allenare con più impegno e maggior dedizione. Ma soprattutto ti fa sognare che le cose possano andare nel modo giusto e quindi cogliere un risultato strepitoso. Purtroppo però non c’è solo e soltanto questo. E’ sicuramente risaputo che la nostra specialità è quasi pioneristica. Fatta cioè da pochi atleti “matti” che si cimentano in imprese ardue investendo molto del proprio tempo ed avendo in cambio poco o nulla. Tutto ciò che si riesce ad ottenere è solo ed esclusivamente frutto del proprio impegno. Niente di più è concesso. O comunque quel poco è veramente troppo poco. Volete sapere cosa aspetta a chi partecipa ad un Mondiale e difende i colori della propria nazione? Bene. Innanzitutto una lettera di convocazione da poter vantare con amici e conoscenti. In secondo luogo del materiale sportivo da parte della Fidal, il cui valore si aggirerà intorno ai 500 euro e rappresenta il minimo che viene fornito a tutti coloro che vestono la maglia azzurra. Poi un rimborso forfettario per le spese del viaggio e dell’alloggio per il Mondiale (per il Mondiale del 2007 in Olanda è stato di 250 euro, comunque non sufficienti per coprire l’intera cifra spesa) che ho ricevuto a maggio del 2008 ed, infine, un rimborso una tantum di 500 euro da parte della Fidal per aver fatto parte della nazionale, che però ad oggi non ho ancora avuto. C’è da aggiungere, inoltre, che quest’anno avremo un mini raduno di un week end dal 5 al 7 settembre a Luco dei Marsi in Abruzzo in occasione della 6 ore al quale è di notevole importanza partecipare. La comunicazione mi è stata data attraverso una mail inviata dalla commissione tecnica in cui si diceva che se non vi avessi partecipato (dando delle buone motivazioni legate a problemi familiari o ad impegni sportivi già precedentemente presi) non sarei stato convocato. Non si specificava però chi avrebbe pagato le spese del viaggio (solo successivamente mi è stato chiarito che ci sarà un rimborso forfettario di 50 euro per tutti, sia laziali che trentini) e chi gli eventuali giorni di assenza dal lavoro. La mia idea è che non si può pretendere nulla da persone che già danno tanto senza ricevere nulla in cambio. Ma purtroppo o per fortuna non siamo tutti uguali. C’è libertà di pensiero ed il bello è proprio il fatto che ognuno possa propagandare ed esprimere la propria idea. La ragione però vorrebbe che questa non fosse imposta. Mentre la realtà è che la gara per noi più dura non è correre i 100 km, ma trovare più rispetto e considerazione per quello che facciamo. Un caro saluto
I convocati per il Mondiale della 100 km
La IUTA (Associazione Italiana Ultramaratone e Trail) comunica l’elenco, in stretto ordine alfabetico, degli atleti Italiani per i quali verrà formalizzata alla Federazione Italiana di Atletica Leggera la richiesta di iscrizione per il Campionato Mondiale di 100 km di corsa su strada in programma Sabato 8 Novembre a Tarquinia.
UOMINI
BERNABEI Andrea 09/09/1971 6.57.08 1999
BOFFO Marco 21/01/1975 6.51.36 2007
CALCATERRA Giorgio 11/02/1972 6.37.45 2008
CARONI Francesco 17/08/1973 7.13.04 2008
DI TOMA Diego 13/12/1970 7.31.11 2007
D'INNOCENTI Marco 25/04/1975 6.47.58 2006
FATTORE Mario 18/06/1975 6.34.23 2002
MALFATTI Pio 12/03/1962 7.25.45 2007
RIGO Andrea 07/02/1969 7.22.59 2008
DONNE
CARLIN Monica 20/06/1971 7.29.16 2006
CAVALLI Giovanna 07/05/1959 8.00.22 2004
CERETTO Sonia 11/01/1975 9.17.47 2008
DA FORNO Daniela 17/12/1968 8.18.33 2007
MONARI Roberta 20/01/1969 8.41.34 2008
SANNA Paola 19/03/1977 7.42.12 2006
SIMSIG Elena 29/11/1970 9.06.31 2008
ZANTEDESCHI Cristina 13/10/1966 9.19.11 2007
ZECCHINO Luisa 11/12/1967 9.25.53 2008
Il Campionato del Mondo della 100 km, oltre ad assegnare i titoli individuali, maschile e femminile, per i quali concorreranno tutti i 18 convocati, prevede anche il Campionato del mondo a squadre con due classifiche separate, una maschile ed una femminile. La composizione delle squadre ai fini di queste classifiche (6 titolari per sesso) sarà definita entro il 10 settembre in vista del termine fissato per la presentazione del modulo definitivo di iscrizione (FEF).
UOMINI
BERNABEI Andrea 09/09/1971 6.57.08 1999
BOFFO Marco 21/01/1975 6.51.36 2007
CALCATERRA Giorgio 11/02/1972 6.37.45 2008
CARONI Francesco 17/08/1973 7.13.04 2008
DI TOMA Diego 13/12/1970 7.31.11 2007
D'INNOCENTI Marco 25/04/1975 6.47.58 2006
FATTORE Mario 18/06/1975 6.34.23 2002
MALFATTI Pio 12/03/1962 7.25.45 2007
RIGO Andrea 07/02/1969 7.22.59 2008
DONNE
CARLIN Monica 20/06/1971 7.29.16 2006
CAVALLI Giovanna 07/05/1959 8.00.22 2004
CERETTO Sonia 11/01/1975 9.17.47 2008
DA FORNO Daniela 17/12/1968 8.18.33 2007
MONARI Roberta 20/01/1969 8.41.34 2008
SANNA Paola 19/03/1977 7.42.12 2006
SIMSIG Elena 29/11/1970 9.06.31 2008
ZANTEDESCHI Cristina 13/10/1966 9.19.11 2007
ZECCHINO Luisa 11/12/1967 9.25.53 2008
Il Campionato del Mondo della 100 km, oltre ad assegnare i titoli individuali, maschile e femminile, per i quali concorreranno tutti i 18 convocati, prevede anche il Campionato del mondo a squadre con due classifiche separate, una maschile ed una femminile. La composizione delle squadre ai fini di queste classifiche (6 titolari per sesso) sarà definita entro il 10 settembre in vista del termine fissato per la presentazione del modulo definitivo di iscrizione (FEF).
La mia speranza
Sto provando, nei miei allenamenti, a ritrovare la velocità persa e, contemporaneamente, a non perdere la capacità acquisita di correre le lunghe distanze. Dopo la 50 km del Gran Sasso di domenica scorsa, una cronoscalata di 5 km mercoledì lungo le salite che portano a Cervara di Roma, oggi ho voluto affrontare un lavoro tipico di chi vuole preparare una maratona: 10x1000 m a 3’25” con recupero di 1000 m in 4’00”. Le sensazioni sono state abbastanza buone, anche solo per il fatto di esserlo riuscito a finire discretamente. Alla fine sono venuti 20 km in 1h14’08” ad un ritmo medio di 3’42”4. Certo non è niente di che, soprattutto ripensando a quello che ero in grado di correre qualche anno fa, ma è comunque qualcosa di positivo da cui ricominciare. Inoltre c’è da aggiungere un particolare di non poca importanza. Credo che oggi il mio Garmin avesse problemi ad agganciare in modo stabile il satellite. Questo perché rispetto ai mille metri segnati e verificati negli altri infiniti allenamenti, mi faceva correre 4-5 secondi in più, soprattutto nelle prove veloci. Si capisce quindi come sottraendo questi secondi da quelli riportati nel riepilogo sottostante le cose cambino e notevolmente. C’è differenza nel correre i mille metri a 3’25” piuttosto che a 3’20”. Per questo oggi il morale è piuttosto buono. Perché riservo in me la speranza che qualcosa stia cambiando in positivo e che gli allenamenti incomincino a dare i frutti sperati. Almeno questa è la mia speranza.
In compagnia di Valerio Checchi
Erano anni che ci provavamo, ma nonostante la buona volontà non ci eravamo mai riusciti. Abbiamo tentato di nuovo, per l’ennesima volta, e finalmente abbiamo fatto centro. Giovedì scorso alle 18:30 appuntamento sotto casa mia per un allenamento di circa 1h15’ in compagnia del grande Valerio Checchi. Per chi non lo conoscesse voglio ricordare che Valerio fa parte della nazionale italiana di sci nordico, ha partecipato alle ultime 4 edizioni dei Campionati del Mondo, ha preso parte all’ultima Olimpiade del 2006 disputata in Italia a Torino, è pluricampione italiano, ma soprattutto è uno dei pochi atleti italiani, e l’unico del centro sud, che sia riuscito a vincere una gara di coppa del mondo (Canada 2008). Conosco Valerio da quando bambini andavamo sui campi da sci di Campo dell’Osso a sciare. Facevamo parte della stessa società, il glorioso Gruppo Sciatori Subiaco. Abbiamo fatto mille e più allenamenti insieme, abbiamo imparato la fatica dalle stesse persone, nei stessi luoghi, nello stesso modo. L’unica differenza è nella forza. Lui è un vero campione, perché è riuscito ad emergere in uno sport difficile, soprattutto per chi abita e vive in luoghi dove la tradizione in questo non ti aiuta, e perché è riuscito ad arrivare dove un’intera generazione di ragazzi sublacensi ha solo potuto sognare. Per questo lo stimo, per questo apprezzo la fatica che compie quotidianamente, per questo faccio il tifo per lui. C’è da aggiungere, inoltre, che i risultati non lo hanno affatto cambiato, è rimasto il ragazzo di sempre, umile e disponibile con tutti. E per questo amato da tutti. Tornando all’allenamento è stato un modo simpatico per trascorrere 75 minuti di vero piacere discorrendo di mille fatti, ricordando gesti e situazioni del periodo dell’infanzia, parlando dell’attualità e del doping nello sport e del caso Riccò, dialogando e scambiando idee e opinioni sui diversi modi di affrontare la fase di allenamento nella corsa e nello sci nordico, e soprattutto parlando di quelli che saranno i nostri prossimi impegni sportivi. L’augurio è di tornare al più presto ad allenarsi insieme, ma soprattutto che queste uscite siano di buon auspicio e un porta fortuna per le nostre gare.
martedì 15 luglio 2008
La 50 km del Gran Sasso
sabato 12 luglio 2008
Sono tornato
giovedì 26 giugno 2008
mercoledì 25 giugno 2008
Una nuova storia da raccontare
Non sono di certo uno scrittore, forse un narratore delle mie emozioni. Anche se descrivere cosa è e cosa è stata la Monza Resegone è un po’ come correrla, un’impresa alquanto dura ed emozionante. I motivi sono mille, forse più. Proverò a sintetizzarli in tre, quelli, a parer mio, più importanti. Il primo, quello storico. La Monza Resegone è una classica giunta oramai alla 48esima edizione. Fatta da alpini per gente che anche solo per un giorno vuole provare a sentirsi tale, almeno nello spirito. Si torna indietro nel tempo, ai tempi delle grandi guerre mondiali. La storia la vivi e la senti dentro guardandoti attorno e parlando con chi l’ha vissuta davvero. Il secondo, legato all’avventura. Si corre di notte, scalando e arrampicandosi su un monte, illuminato solo ed esclusivamente dalle poche lampade predisposte dall’organizzazione e dalla propria lampadina frontale. La sfida è arrivare alla capanna, il rifugio degli alpini monzesi. Chi è la su vi è arrivato con le proprie gambe, non esistono possibilità diverse. Riscendere poi, dopo la gara, lungo il sentiero più dolce nel cuore della notte, dove il silenzio è rotto solo ed esclusivamente dai versi e dai rumori degli animali notturni, mentre incomincia ad albeggiare, è spettacolare. Il terzo, il più sentimentale. Il podista è un animale solitario, “nasce, soffre e muore da solo”. Chi gli corre al fianco è comunque un avversario. Non sempre però. Almeno alla Monza Resegone non è così. La gara è a squadre, tre sono i componenti, in tre bisogna arrivare al traguardo. Non contano le individualità, conta solo ed esclusivamente il gruppo. Bisogna essere compatti e procedere uniti. Gli elementi più forti servono ad aiutare ed incitare quelli più deboli. La bellezza è tutta qui. Se non si comprende questo è inutile partecipare ad una gara di questo tipo. Se non si percepisce questa sensazione di appartenenza ad un gruppo, la partecipazione diventa inutile. Aldilà del risultato, del tempo cronometrico, delle sensazioni fisiche vissute. Ciò che conta è la testa e le emozioni che questa ti regala. È meraviglioso riscoprirle nel tempo e riviverle intensamente. Così è stato quest’anno per me, così lo è stato per chi con me ha corso. Due fantastici amici, due atleti spettacolari, due persone con un cuore grande così. Mario Fattore e Lorenzo Trincheri. Il primo due volte campione del mondo della 100 km, il secondo ottavo all’ultima edizione della Marathon des Sables. Non credo sia importante raccontare la gara. Dire che alla partenza non eravamo di certo tra i favoriti per la vittoria, che le squadre preposte al gradino più alto del podio erano senz’altro altre. Non ha senso parlare di tempi e passaggi, come di squadre raggiunte e superate. Non ha valore descrivere la nostra gara in rapporto a quella degli altri. La vittoria è e rimane di sicuro la ciliegina sulla torta, ma la nostra corsa è e rimane paradisiaca aldilà di tutto questo. L’orgoglio non è essere arrivati primi, ma essere arrivati. La gara non ci ha regalato un alloro in più da mostrare, ma una gara “epica” da raccontare ai nipoti quando saremo vecchi e, soprattutto, un’amicizia ancora più forte di prima. Un’unica considerazione sul primo posto, perché nasce da un sentire particolare, che spiega meglio di ogni cosa la gioia di correre in squadra. Mi è capitato altre volte di vincere gare, magari e forse anche più importanti. Ma stranamente ad una sensazione di estrema felicità se ne è sempre accompagnata una di tristezza, quasi di malinconia. È bello essere da soli sul gradino più alto del podio, ma si è soli. Tutta la contentezza è dentro di te, ma non puoi e riesci a condividerla a pieno con gli altri. Anche le persone più vicine e più care non possono in questo aiutarti. Rimangono e sono comunque distanti. La sensazione provata alla Monza Resegone è stata diversa, unica, bella. La mia gioia è stata la gioia di Mario e Lorenzo. Sembravamo tre bambini con un giocattolo nuovo in mano, con una felicità in più nel cuore, con una nuova storia da raccontare.
lunedì 23 giugno 2008
La vittoria più bella
Finalmente è arrivata. Inaspettata e per questo più bella. La vittoria alla Monza-Resegone, gara di 40 km a squadre in notturna. Non ho ora il tempo per scrivere quello che è stato, soprattutto dal punto di vista emotivo. Posso solo dire grazie ai miei due splendidi compagni di avventura, Mario Fattore e Lorenzo Trincheri e posso solo lasciare il resoconto dei tempi, per valutare l’aspetto più propriamente tecnico. Tornerò a scrivere qualcosa, spero, nell’arco della giornata. A presto.
giovedì 19 giugno 2008
Una piacevole sensazione di stanchezza
Finalmente incomincio a sentire una piacevole sensazione di stanchezza. Dopo circa due settimane da quando ho ricominciato a caricare, cercando di doppiare tutti i giorni, il mio fisico sente i segni degli allenamenti e dei chilometri corsi. Inoltre il caldo contribuisce ad accentuare tutto questo, non favorendo il recupero ed aumentando la dispersione dei sali minerali. Nonostante tutto ciò la sensazione che provo è stranamente gradevole e piacevole. Sicuramente perché diversa da quella provata fino ad un mese fa. Infatti se fino a maggio la pesantezza degli allenamenti era dovuta allo stress delle cose extra-corsa, ora la sensazione di stanchezza è dovuta solo ed esclusivamente agli allenamenti fatti. E questo da una parte mi fa ben sperare per il futuro, mentre dall’altra mi fa stare tranquillo con la coscienza perché cosciente del fatto che sto facendo quanto dovuto. Che poi non è altro che un chilometraggio settimanale intorno ai 150 km con l’inserimento di alcuni lavori specifici. Ma mi conosco abbastanza bene per sapere che il mio fisico rende al massimo proprio quando è maggiormente sollecitato. Un esempio su tutti. Oggi pomeriggio ho corso 10 volte i 400 m con un recupero di un minuto da fermo. In diverse prove ho ottenuto un tempo intorno al 1’10”. Sembra impossibile ma meno di un mese fa, con meno stanchezza nelle gambe, riuscivo a correrli a stento in 1’12”. Credo che la via intrapresa sia quella giusta. Sabato sera alla Monza-Resegone avrò una prima piacevole conferma o una scottante delusione.
mercoledì 18 giugno 2008
Provare per credere
Non sono di certo un allenatore. Al massimo un tester di sensazioni in allenamento. Nonostante tutto sono allenatore di me stesso. Questo ha dei vantaggi, ma sicuramente anche tanti lati negativi. Ma preferisco sbagliare da solo, piuttosto che per mano di altri. Con il passare degli anni e con l’accumularsi delle esperienze mi accorgo, sempre più, che mi rimane assai difficile ritenere più valido quanto proposto da allenatori esterni rispetto a quanto possa programmare io. Soprattutto se questi si trovano a centinaia di km di distanza e non possono conoscere la mia realtà quotidiana. Non vuole essere una critica a nessuno, ma solo una costatazione di quello che provo. Aldilà di questo domenica scorsa ho eseguito un allenamento nuovo, diverso e credo inedito. O almeno io non ho avuto conoscenza del fatto che sia stato proposto da altri. I motivi possono essere legati a fattori diversi: la mia mancanza di cultura, la non validità dell’allenamento oppure davvero alla nascita di una novità. Comunque sia il lavoro è stato il seguente: 13 x 1000 m, partendo da un ritmo di 4’00” al km scalando di 5” in 5”. Quindi primo 1000 a 4’00”, secondo a 3’55”, terzo a 3’50” e così via fino ad arrivare a 3’00”. Il recupero, invece, è stato il seguente: 10” al primo 1000, 20” al secondo mille e così via fino ai 2’ dell’ultimo. In poche parole è un allenamento che parte da ritmi blandi e recuperi brevi per arrivare a ritmi elevati con recuperi alti. Questo consente di allenare contemporaneamente sia la parte di resistenza aerobica, sia la parte di miglioramento della velocità di base. Almeno spero e credo. Sicuro è che può essere utilizzato nelle fasi preparazione dalle 10 km alle 100 km. Ciò che cambia sono solo ed esclusivamente la lunghezza della prova, il ritmo ed il recupero. Nel mio caso credo sia un allenamento ottimo per una mezza, ma se si facessero prove di 500 m sarebbe buono per preparare una 10 km, di 1500 – 2000 m una maratona, di 3000 m una 100 km. Ed in più non è particolarmente stressante e, per certi aspetti, è anche divertente. Provare per credere.
venerdì 13 giugno 2008
Da Lunedì 2 a Venerdì 13
Riepilogo i miei allenamenti:
Lunedì 2: Riposo
Martedì 3: Riposo
Mercoledì 4: Matt: 14 km lento; Pom: 14 km lento
Giovedì 5: Matt: 14 km lento; Pom: 14 km lento
Venerdì 6: Matt: 14 km lento; Pom: 14 km lento
Sabato 7: Matt: 14 km lento
Domenica 8: Matt: 24 km lento salite
Lunedì 9: Pom: 14 km lento
Martedì 10: Matt: 12 km lento; Pom: 14 km lento
Mercoledì 11: Pom: 16 km con 4x1000 m + 2x1500 m
Giovedì 12: Matt: 12 km lento con fartlek 4 km; Pom: 14 km lento
Venerdì 13: 9 km lento; Pom: 17 km lento
Cosa ne pensate?
Lunedì 2: Riposo
Martedì 3: Riposo
Mercoledì 4: Matt: 14 km lento; Pom: 14 km lento
Giovedì 5: Matt: 14 km lento; Pom: 14 km lento
Venerdì 6: Matt: 14 km lento; Pom: 14 km lento
Sabato 7: Matt: 14 km lento
Domenica 8: Matt: 24 km lento salite
Lunedì 9: Pom: 14 km lento
Martedì 10: Matt: 12 km lento; Pom: 14 km lento
Mercoledì 11: Pom: 16 km con 4x1000 m + 2x1500 m
Giovedì 12: Matt: 12 km lento con fartlek 4 km; Pom: 14 km lento
Venerdì 13: 9 km lento; Pom: 17 km lento
Cosa ne pensate?
Monza - Resegone
Strano destino quello del podista. Lotta e combatte da solo, perde e vince da solo, “Nasce e muore da solo”. La sua fortuna e anche la sua sfiga più grande. Può esultare per la vittoria più bella o disperarsi per la sconfitta più brutta, ma sempre e comunque da solo. Chi gli è a fianco, sia egli il suo più grande amico o l’amore della sua vita, non può essere parte del suo sentire, delle sue emozioni, delle sue passioni. Sarà sempre un vicino lontano. Nello sport di squadra si hanno e si vivono momenti differenti, fatti, al massimo, di solitudine accompagnata. Si può rimanere soli, ma sempre e comunque all’interno di una squadra. Si gioisce e si piange tutti quanti insieme. E il gioco del singolo, per fortuna o purtroppo, può diventare e decidere il gioco di tutti. Il podista è e rimane un solitario, per scelta o per destino. Sempre, o quasi. Capita infatti a volte, molto raramente, di poter provare un’emozione diversa, atipica, strana, ma per questo più esaltante. Poter correre a fianco di un altro atleta senza che questi sia un rivale, ma un amico da sostenere ed incoraggiare. Perché è anche dal suo risultato che dipende il tuo. È quello che succederà sabato 21 giugno alla Monza-Resegone, gara di 42 km circa che si corre a squadra, a tutti coloro che avranno la fortuna di parteciparvi. Non sarà una staffetta, ma una cronometro per team. Ogni equipe, formata da tre componenti, prenderà il via singolarmente. Le partenze avverranno ogni 30”. Un po’ come capita nei grandi giri a tappe del ciclismo. Ed anch’io sarò tra i fortunati. Soprattutto perché avrò la possibilità di correre in compagnia di due grandi amici, Mario Fattore e Lorenzo Trincheri. Sarà un’esperienza unica e bellissima, soprattutto nell’ultimo tratto del percorso quando si dovrà scalare, mani e piedi, immersi nella notte, il monte Resegone illuminato unicamente dalle torce predisposte lungo i sentieri dagli organizzatori. Arrivare al Rifugio degli Alpini sarà un’esaltante avventura, così come, dopo la gara, riscendere lungo i pendii della montagna ascoltando i rumori della natura e osservando l’imminente alba.
giovedì 12 giugno 2008
"La pioggia nel pineto" di Gabriele D'annunzio
Taci. Su le soglie
del bosco non odo
parole che dici
umane; ma odo
parole più nuove
che parlano gocciole e foglie
lontane.
Ascolta. Piove
dalle nuvole sparse.
Piove su le tamerici
salmastre ed arse,
piove sui pini
scagliosi ed irti,
piove su i mirti
divini,
su le ginestre fulgenti
di fiori accolti,
su i ginepri folti
di coccole aulenti,
piove su i nostri volti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggeri,
su i freschi pensieri
che l'anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
t'illuse, che oggi m'illude,
o Ermione.
Odi? La pioggia cade
su la solitaria
verdura
con un crepitio che dura
e varia nell'aria secondo le fronde
più rade, men rade.
Ascolta. Risponde
al pianto il canto
delle cicale
che il pianto australe
non impaura,
né il ciel cinerino.
E il pino
ha un suono, e il mirto
altro suono, e il ginepro
altro ancora, stromenti
diversi
sotto innumerevoli dita.
E immensi
noi siam nello spirito
silvestre,
d'arborea vita viventi;
e il tuo volto ebro
è molle di pioggia
come una foglia,
e le tue chiome
auliscono come
le chiare ginestre,
o creatura terrestre
che hai nome
Ermione.
Ascolta, Ascolta. L'accordo
delle aeree cicale
a poco a poco
più sordo
si fa sotto il pianto
che cresce;
ma un canto vi si mesce
più roco
che di laggiù sale,
dall'umida ombra remota.
Più sordo e più fioco
s'allenta, si spegne.
Sola una nota
ancor trema, si spegne,
risorge, trema, si spegne.
Non s'ode su tutta la fronda
crosciare
l'argentea pioggia
che monda,
il croscio che varia
secondo la fronda
più folta, men folta.
Ascolta.
La figlia dell'aria
è muta: ma la figlia
del limo lontana,
la rana,
canta nell'ombra più fonda,
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su le tue ciglia,
Ermione.
Piove su le tue ciglia nere
sì che par tu pianga
ma di piacere; non bianca
ma quasi fatta virente,
par da scorza tu esca.
E tutta la vita è in noi fresca
aulente,
il cuor nel petto è come pesca
intatta,
tra le palpebre gli occhi
son come polle tra l'erbe,
i denti negli alveoli
son come mandorle acerbe.
E andiam di fratta in fratta,
or congiunti or disciolti
( e il verde vigor rude
ci allaccia i melleoli
c'intrica i ginocchi)
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su i nostri volti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggeri,
su i freschi pensieri
che l'anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
m'illuse, che oggi t'illude,
o Ermione.
del bosco non odo
parole che dici
umane; ma odo
parole più nuove
che parlano gocciole e foglie
lontane.
Ascolta. Piove
dalle nuvole sparse.
Piove su le tamerici
salmastre ed arse,
piove sui pini
scagliosi ed irti,
piove su i mirti
divini,
su le ginestre fulgenti
di fiori accolti,
su i ginepri folti
di coccole aulenti,
piove su i nostri volti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggeri,
su i freschi pensieri
che l'anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
t'illuse, che oggi m'illude,
o Ermione.
Odi? La pioggia cade
su la solitaria
verdura
con un crepitio che dura
e varia nell'aria secondo le fronde
più rade, men rade.
Ascolta. Risponde
al pianto il canto
delle cicale
che il pianto australe
non impaura,
né il ciel cinerino.
E il pino
ha un suono, e il mirto
altro suono, e il ginepro
altro ancora, stromenti
diversi
sotto innumerevoli dita.
E immensi
noi siam nello spirito
silvestre,
d'arborea vita viventi;
e il tuo volto ebro
è molle di pioggia
come una foglia,
e le tue chiome
auliscono come
le chiare ginestre,
o creatura terrestre
che hai nome
Ermione.
Ascolta, Ascolta. L'accordo
delle aeree cicale
a poco a poco
più sordo
si fa sotto il pianto
che cresce;
ma un canto vi si mesce
più roco
che di laggiù sale,
dall'umida ombra remota.
Più sordo e più fioco
s'allenta, si spegne.
Sola una nota
ancor trema, si spegne,
risorge, trema, si spegne.
Non s'ode su tutta la fronda
crosciare
l'argentea pioggia
che monda,
il croscio che varia
secondo la fronda
più folta, men folta.
Ascolta.
La figlia dell'aria
è muta: ma la figlia
del limo lontana,
la rana,
canta nell'ombra più fonda,
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su le tue ciglia,
Ermione.
Piove su le tue ciglia nere
sì che par tu pianga
ma di piacere; non bianca
ma quasi fatta virente,
par da scorza tu esca.
E tutta la vita è in noi fresca
aulente,
il cuor nel petto è come pesca
intatta,
tra le palpebre gli occhi
son come polle tra l'erbe,
i denti negli alveoli
son come mandorle acerbe.
E andiam di fratta in fratta,
or congiunti or disciolti
( e il verde vigor rude
ci allaccia i melleoli
c'intrica i ginocchi)
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su i nostri volti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggeri,
su i freschi pensieri
che l'anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
m'illuse, che oggi t'illude,
o Ermione.
martedì 10 giugno 2008
Il gioco di un bambino
Sono giorni particolari quelli che sto vivendo. Un po’ perché il clima ed il tempo non decidono di fare il proprio dovere regalandoci il tepore tipico d’inizio d’estate e la gioia e la spensieratezza di correre senza l’assillo degli abiti pesanti e fastidiosi, un po’ perché ho ripreso ad allenarmi con maggiore frequenza e decisione, dedicando un numero più elevato di ore alla corsa. Tutto questo mi produce un forte senso di stanchezza e di dolore muscolare esteso su ogni parte del corpo. In particolar modo a soffrire sono le gambe e la schiena, senza parlare dell’annoso problema al tendine d’Achille sx che ogni volta si ripresenta puntuale, quasi a volermi ricordare che oramai si è affezionato alla mia persona e che non mi lascerà per niente al mondo. Ho provato a convincerlo in ogni modo, ma ogni mio tentativo è risultato inutile e vano. Comunque, aldilà di tutto, non ho intenzione di variare i miei programmi. La parola d’ordine è allenamento, sviluppato sia sulla quantità dei chilometri settimanali che sulla qualità, intesa prevalentemente come recupero della velocità di base. Spero e credo che tutto ciò possa farmi riacquistare una condizione atletica discreta. Al momento, inoltre, non ho fissato appuntamenti agonistici particolari, se si fa eccezione per la Monza-Resegone che dovrei correre sabato 21 giugno in compagnia degli amici Mario Fattore e Lorenzo Trincheri. Ma anche questo non è ancora sicuro al 100% e la risposta definita la avrò solo ed esclusivamente tra qualche giorno. Oltre questo null’altro da aggiungere. Solo un particolare che nulla c’entra con la corsa, ma appartiene alla bellezza del periodo che stiamo vivendo. Ieri sera il prato davanti a casa mia, nonostante il tempo non bellissimo, era pieno di lucciole. Uno spettacolo straordinario, che dura pochi giorni, ma puntualmente torna ogni anno per scandire il tempo e ricordare, almeno a me, gli anni dell’infanzia e quando bambino cercavo di cogliere con la mano queste piccole luci. Le vedevo spegnere nel mio pugno e la gioia era vederle tornare a volare. Nulla di sentimentale era legato a questo gesto, era solo ed esclusivamente il gioco di un bambino. Oggi sarebbe la richiesta al cielo di esaudire un bel sogno.
mercoledì 4 giugno 2008
La mia grande fortuna
Tante, forse troppe, sono state in questi giorni le testimonianze di affetto nei miei confronti. Dico la verità, ne rimango sorprendentemente stupito e affascinato. Tanti i messaggi sul blog, così come le visite sul mio sito. Mai come in questi giorni. Segno di una vicinanza piacevolissima verso la mia persona. Segno di una volontà da parte di molti di avere notizie. Di sapere i motivi del mio ritiro e, forse, soprattutto i segni lasciati sul mio fisico e sulla mia mente. È spettacolare la voglia mostrata di essere vicini ad una persona che ha attraversato un momento non bello, non positivo, deludente. E proprio per questo cercare in tutti i modi di incitarlo, di incoraggiarlo, di spronarlo a non mollare e comunque a riprovarci. Sono tutti questi segnali che mi danno la forza di resistere e di ricominciare. L’ho detto e scritto già. Dovrò avere l’umiltà e la voglia di ritornare alla fatica e di riconquistare la determinazione che ho avuto negli anni passati. So che, imprevisti permettendo, facendo forza sul fatto che i lavori per la casa sono ormai terminati e che le giornate sono lunghissime, posso tornare ad allenarmi seriamente. Ho iniziato da oggi. Erano anni che non mi capitava più di doppiare, ho corso due allenamenti di un’ora ciascuno per un totale di 28 km. Così sarà anche domani. E sicuramente in avvenire. Dovrò mettere sotto pressione il mio fisico e la mia mente. L’obiettivo è la gara del mondiale di 100 km del prossimo 8 novembre. Ma anche tornare a correre una maratona sotto le 2h25’. So che posso farcela. Soprattutto perché ho la grandissima fortuna di avere un gruppo di amici e fans che mi stimano e mi vogliono un mondo di bene. E non perdono mai l’occasione di mostrarmelo, proprio come sta avvenendo in questi giorni. Grazie a tutti.
martedì 3 giugno 2008
Grazie
Alla fine di tutto restano solo le mie parole, perché quello che doveva essere non è stato. Non è stato scritto nulla di importante, nulla che possa rimanere come un bel ricordo, nulla che possa essere raccontato. Non si può raccontare molto a se stessi quando di mezzo c’è un sogno svanito. Un pezzo di gloria rincorso e non raggiunto. Quando non si è portato a termine il compito da svolgere. Quando ai bei pensieri si affianca la durezza dei fatti. Quando la speranza si scontra con la realtà. Ma nonostante tutto si può solo cercare di raccontare perché quello che doveva essere non è stato e quanto rammarico c’è dentro se stessi. È strano quello che mi succede quando mi capita di ritirarmi, come mi è successo sabato scorso o al mondiale, la mia testa non si preoccupa di me, del mio stato, del mio sentire. Vaga e va alla ricerca della sensazione altrui, del pensiero di chi mi è vicino e ha sperato, con me e per me, che le cose andassero diversamente. Il mio sguardo si sofferma ed incrocia quello degli altri e vede dispiacere profondo, quasi delusione e tristezza. Ed allora il compito diventa un altro. Cercare di far capire che nonostante tutto la situazione è sotto controllo e che non c’è rammarico, ma solo ed esclusivamente la razionalità per comprendere quanto successo. Che non c’è motivo di essere preoccupati o delusi o provare dispiacere per me. Che se le cose sono andate in questo modo c’è un motivo preciso e soprattutto che la decisione presa non è stata affrettata, inconsapevole, incosciente. Tutto è, stranamente, pensato e ragionato, nonostante i fatti e le situazioni lascino pensare diversamente. Per questo motivo, questa sera, il mio pensiero vola ancora a chi mi è stato vicino. A chi mi ha seguito. A chi mi ha supportato. A loro dico grazie, perché senza di loro una parte del mio correre sarebbe senza senso, senza motivo, senza scopo. E anche grazie a loro che oggi trovo la forza per andare avanti, per ripartire dal basso, dalla fatica per volare lontano. Almeno con la mia mente. Grazie.
Questa è la mia sfida!
Finalmente trovo il tempo per scrivere qualcosa su quello che è stato, o meglio non è stato, il mio Passatore. Non so bene come cominciare e soprattutto cosa è giusto scrivere o, quantomeno, cosa sia più giusto mettere in evidenza. Proverò a mettere insieme un po’ di parole nel caos della mia mente e delle mie sensazioni. Impresa ardua. L’impressione è la stessa che provavo quando al liceo dovevo fare i temi di italiano. Mi capitava spesso di dare inizio al mio racconto senza sapere bene dove andare a parare, quali sarebbero stati i pensieri espressi e se la mia opinione sarebbe stata “A” o “Z”. Il bello è che alla fine riuscivo comunque a scrivere qualcosa di sensato o, perlomeno, qualcosa che a me pareva tale. Tornando alla gara posso dire quello che è stato dal punto di vista tecnico. Partenza tranquilla intorno ai 4’ al km in compagnia di Giorgio Calcaterra. Stranamente e contrariamente a quanto avrei pensato le gambe sono leggerissime e correre lungo la salita di Fiesole è quasi un piacere. Inoltre il clima mite ed il leggero vento rendono la corsa più agevole. Questo fino al 25esimo km. Poi l’allungo di Giorgio in discesa ed io rimango solo. Meglio così, in modo da poter gestire il mio ritmo a piacimento. Discesa verso Borgo San Lorenzo ed inizio dei problemi, non muscolari, ma di affaticamento. Finalmente inizio della salita verso la Colla. A quel punto le sensazioni incominciano a trasformarsi in neri pensieri. Le gambe diventano macigni da sollevare ed il ritmo si fa più pesante. Vedo il cartello del 40esimo km e, nonostante la seconda posizione ed un passaggio di tutto rispetto in 2h40’ circa, decido di fermarmi. I miei accompagnatori (Gian Luca, Serena, Gianni e Giovanni) mi pregano di ripensarci e provare ad andare avanti. Faccio un ulteriore sforzo, ma la sorte della gara è decisa. Al cartello della maratona tiro i remi in barca e salgo sulla macchina. Il mio Passatore finisce qua. Senza possibilità di ripensamenti e senza rammarichi. La delusione non è sul mio volto, ma su quella di chi mi è vicino. Lo stupore è degli amici corridori che passando mi vedono fermo sul lato della strada. Tutti mi chiedono il perché e tutti mi incitano a ripensarci. Impossibile. La decisione è presa ed è irremovibile. Per quale motivo? Perché non provare ad andare avanti quando le gambe non sono ancora morte e c’è la possibilità che la crisi passi a breve? E soprattutto perché non arrivare almeno sul tratto in discesa per capire davvero se non si può arrivare a Faenza? Conosco la 100 km troppo bene. Così come conosco la fatica e le mie gambe. Inoltre so bene cosa significhi preparare una gara del genere e cosa voglia dire essere preparati fisicamente. Lo avevo preannunciato. La mia condizione non è affatto buona e gli allenamenti sono stati pochi e modesti. Troppi sono stati gli impegni durante la prima parte del 2008. In primis i lavori per la mia nuova casa. So bene che per correre forte ci vogliono fatica, dedizione ed impegno. Nonostante la mia volontà non sono riuscito a fare quello che era dovuto. Non si può pensare di correre una 100 km facendo 70-80 km a settimana. Le gambe non hanno la capacità per reggere uno sforzo tale. E forzare la mano significa solamente arrivare al massacro. Magari giungendo anche a Faenza, ma a quale condizione e a quale prezzo? La 100 km così come la corsa è per me solo ed esclusivamente un bel gioco e tale deve rimanere. C’è poi da aggiungere un altro fattore. Mi rendo conto che le gare di questo livello portano presto ad un esaurimento delle energie mentali. Tutto bene finché si è alle prime esperienze o la condizione fisica è buona. Ma nel momento in cui l’esperienza incomincia a diventare troppa e le gambe non ti sopportano più come dovrebbero, allora correre con la testa diventa davvero difficile. E’ più facile e giustificabile mollare, gettare la spugna, ritirarsi. Almeno per me. Comunque aldilà di ogni cosa e di ogni considerazione restano i fatti. La storia la si scrive correndo, non pensando a come si sarebbe potuto correre. Ma in ogni situazione bisogna aver la forza di trovare l’aspetto positivo. L’elemento al quale agganciarsi per ripartire, senza del quale tutto finisce. Tutto si perde e si disperde. L’obiettivo principale l’ho detto ad inizio anno era e resta il mondiale di 100 km a Tarquinia. Per quell’appuntamento, imprevisti a parte, cercherò con la massima determinazione di essere al top per vivere la gara come una forte emozione da non dimenticare. Per far questo occorre una sola cosa, ritrovare il tempo ed il modo di tornare ad allenarsi con criterio. Inizierò da domani. Questa è la mia sfida. Questo il mio destino. Questo il mio futuro.
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